ISIS | not in rivers, but in drops

Posted on 31 gennaio 2010

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descrivere a parole semplici che cos’è la musica degli isis senza però usare la moltitudine di etichette inventate per ogni genere musicale, è una prova un pò troppo ardua per me. però, prima di citarvi wikipedia voglio almeno provarci.
ascoltai per la prima volta il loro capolavoro “panopticon” senza sapere nulla di chi fossero (il cd era masterizzato e per mesi andai in giro a parlare di questo fantomatico gruppo invertendo i nomi: isis era per me il titolo dell’album e panopticon invece quello della band) e rimasi letteralmente folgorato.
i pezzi erano molto lunghi, in media 7 – 8 minuti e la parte cantata (sapientemente dosata da quel genio di aaron turner tra growl e parti normali e pulite) spesso non raggiungeva neppure il minuto scarso: tutto il resto era musica.
la musica degli isis potrà sembrare ai tanti noiosa e ripetitiva ma rispetto ai più famosi tool (questi decisamente più pesanti e macchinosi per la loro complessità nel generare musica) molto più scorrevole, veloce e varia nei frequenti cambi di ritmo: immaginate tanti fili melodici che si mischiano, si confondono sino a perdersi, si sfiorano appena e improvvisamente si ritrovano in un ordito perfetto e subito riconoscibile; l’ascoltatore è portato a smarrirsi nei propri pensieri e si ritrova inconsciamente a sgranarli seguendo i cambi di ritmo che lo attraversano.
lo dicevo che non sarei riuscito a spiegarmi.

“gli isis sono un gruppo post metal di boston, massachussets, attualmente residente a los angeles, california, fondato nel 1997. lo stile del gruppo, del tutto particolare e originale, unisce sonorità progressive rock e post rock a quelle heavy metal, più tipicamente sludge metal, spesso con toni lenti, ripetitivi ma cangianti, caratteristici del genere, portando avanti le correnti del post metal e dell'”atmosferic sludge”, seguendo gli stili dei pionieri del genere tra cui neurosis e godflesh.”
fonte wikipedia.

fatemi spendere solo due parole sul titolo del post.
tutti i video degli isis sono particolari e strani ma “not in rivers, but in drops” è quello che mi piace di più: è realizzato in bianco e nero e richiama subito alla testa una pellicola horror dei primi anni ’20. tutte le animazioni riprendono gli effetti speciali degli esordi del cinema e inframezzate al video cercano di spiegarne la storia come si fa con un manuale per l’uso.
la canzone è bellissima e il video inquietante e difficile: guardatelo attentamente, più di una volta e se vi riesce fatemi sapere quello che avete capito perchè io non ci ho dormito la notte cercando di riuscirci.

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Posted in: musica, recensione, video