melancholy_circus

Posted on 19 febbraio 2010

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“tutto nella mia tragedia è stato orribile, mediocre, repellente, senza stile. il nostro stesso abito ci rende grotteschi. noi siamo i pagliacci del dolore. siamo i clown dal cuore spezzato.” oscar wilde.

quando cominciai a pensare alla nuova illustrazione mi venne subito in testa il circo.

sin da piccolo ho sempre provato un senso di profonda tristezza e malinconia alla vista del grande tendone a righe: allora non sapevo perchè, oggi posso intuirlo.

cercherò di spiegarvelo prendendo in prestito frasi e pensieri di altri che prima di me, ebbero l’esigenza di trovare una risposta a questa (almeno apparente) contraddizione.

secondo blaise pascal (matematico, fisico, filosofo e teologo francese), il divertimento è il contrario della felicità, perché non dà gioia in se stesso, ma permette all’uomo di dimenticare le sofferenze e il pensiero della morte. “se gli uomini fossero veramente felici, non avrebbero bisogno di divertirsi, cioè di distrarsi.”

georges rouault (pittore francese) riprende questa visione della vita e mostra la dimensione tragica dei clowns, che si nasconde sotto il loro trucco e le maschere colorate. il suo pagliaccio è un personaggio umiliato e deriso e cela un profondo dolore: ma se è ferito, non deve mostrarlo, questo è il pensiero dell’artista.

il suo clown è l’immagine vivente del cristo oltraggiato: il pagliaccio è colui che prende gli schiaffi e dunque è copia emblematica del volto santo.

secondo il critico francese jean starobinski, assume la funzione della vittima redentrice, raggiungendo così i significati più arcaici del clown e del folle. a questo proposito, ricorda che enid welsford notava che, in alcune feste celtiche d’origine pagana, si uccideva il folk – fool, che veniva chiamato “pazzo” e questo capro espiatorio poteva indifferentemente essere un uomo o un simulacro.

tratto da circo.it

fu invece con charles baudelaire (poeta, scrittore, critico letterario e traduttore francese) che il mito del clown triste si consolidò, fino a restare un’immagine costante della letteratura per alcuni decenni.

gwynplaine è un clown che fa ridere tutti, non appena lo si guarda, a causa del suo aspetto mostruoso: la bocca enorme che si apre fino alle orecchie che si ripiegano sugli occhi, il naso informe. probabilmente ha subito un’operazione appena nato, che ha deturpato per sempre le sue sembianze. egli è ora “un don fait par la providence à la tristesse des hommes” (un dono fatto dalla provvidenza alla tristezza degli uomini).

qualsiasi emozione abbia nel cuore, sul suo viso compare la smorfia della risata e, anzi, cercare di cancellare il ghigno dal volto, gli procura una fatica e un dolore indicibili. in realtà ride solo la sua faccia, ma non il suo pensiero.

la folla ride quando lo vede, ma, dopo il primo momento, distoglie lo sguardo con orrore.

tratto da circo.it

guardate nuovamente la mia illustrazione e ditemi cosa ci vedete adesso…

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