nero abbecedario [B]

Posted on 6 giugno 2011

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[file: http://www.andreapes.com/227_574_pro_398.php]

secondo capitolo del nero abbecedario delle nere parole. lettera b. b di bestemmia.

della lista di 16 termini (raccolti alla stessa maniera e con lo stesso identico criterio del precedente) se la sono contesa “blastoma” e “bestemmia” ma da subito ho preferito l’immediatezza e la popolarità di quest’ultima.

[be-stém-mia] s.f. espressione offensiva e volgare rivolta alla divinità o a persone e cose sacre o comunque universalmente rispettate.

rispetto ad “aborto” avrei dovuto lavorare su un’allegoria: avrei dovuto cioè digerire e vomitare una parola che non possiede una propria fisionomia e che non può esser legata a nessun oggetto e a nessuna immagine; avrei dovuto creare una mia personale elaborazione artistico – intellettuale del termine.

esclusa a priori la simbologia spiccia e banale delle croci, delle mezzelune e dei buddah alla rovescia, mi orientai invece più su un’impressione: “non dirò comunque che essa suggerisse sentimenti di giocondità. io ne trassi spavento, e una inquietudine sottile”. volevo una sensazione appena percepita, romantica, affascinante, nera.

mi apparve subito in mente un uomo, nel gesto più comune della preghiera: con le mani giunte e il capo chino. un uomo che esibisse una lingua spropositata: un gesto di ripudio, lascivia, oscenità, disprezzo, disgusto… ma avrei dovuto concentrami sullo sguardo; doveva essere uno sguardo carico del male più profondo.

buttai giù la prima bozza. mi divertii ad improvvisare sul disegno a mano libera, senza uno schema prefissato: è una delle cose che amo maggiormente e che riesce sempre a rilassarmi.

tracciai le rughe d’espressione e i segni della pelle secondo lo stile che mi sono imposto per il progetto, utilizzando cioè 3 soli pennelli (brush1, 2 e 3 con diametri diversi) degli artistici base di illustrator cs3 e poi definii i particolari: non mi piacevano le braccia, erano piuttosto anonime, in contrasto con il volto molto più segnato, e decisi di completarle con dei tatuaggi, a sottolinearne maggiormente quell’aurea oscura e di mistero che avvolgeva il personaggio.

dopo vari tentativi iniziali, passati ad elaborare disegni tribali, maori, giapponesi e polinesiani qualcosa ancora non andava.
riflettei: dovevano essere dei tatuaggi antichi; dovevano essere delle maledizioni; potevano essere delle oscure litanie; dovevano essere delle scritte; dovevano essere delle scritte in una lingua antica e misteriosa. e scelsi l’aramaico.

disegnai infine il balloon alla maniera dei fumetti: nell’iconografia comune le parole, i dialoghi vengono spesso identificati con una nuvoletta, un fumetto appunto; mi piaceva l’idea di rinchiudere quell’uomo dentro un balloon: era abbastanza creativa e ben rappresentava il concetto di espressione diretta.

nacque in tal modo la lettera B del nero abbecedario delle nere parole.

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