la banda del cimitero

Posted on 26 giugno 2011

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avevo bisogno di un libro nuovo. quello appena terminato  (il profumo di patrick suskind) era stato divorato in poco più di una settimana e invece di placarlo avevo stimolato ancor più quell’enorme appetito.

varcai l’entrata della libreria senza un’idea; come spesso accade avrei lasciato che il libro scegliesse me.
e successe ancora una volta.

la banda del cimitero, di jesse bullington.

per dirla tutta, non partì proprio favorito.
lo presi dallo scaffale e lo soppesai: già il titolo sembrava abbastanza banalotto, molto scontato. ricordo che mi diede da pensare a una qualche saga di vampiri molto di moda tra i giovani d’oggi. il disegno di copertina aumentava la sensazione di stereotipo di bassa lega e infine, terminai l’analisi con le solite frasi di recensione sulla quarta: “gli aspetti più neri delle favole dei fratelli grimm e i lati oscuri della storia medievale sono le fonti di ispirazione di un romanzo sorprendente – publishers weekly”.

fu appunto la frase “gli aspetti più neri delle favole dei fratelli grimm” che fece scattare qualcosa.
nonostante quella sensazione lo riposi e continuai la mia ricerca.

adesso, giunto alla pagina 288, posso dire che avrei fatto un tremendo errore a lasciarlo su quello scaffale della libreria.

eppure i primi due capitoli mi diedero ancora da pensare: i fratelli manfred ed hegel grossbart sembravano i soliti cattivi, figli di nessuno e arrabbiati con il mondo intero. l’autore poi descriveva una crudeltà gratuita neppure troppo originale che anzi considerai molto commerciale.

rassegnato all’ennesimo romanzo bidone consegnatomi dalla malasorte giunsi con i fratelli sino al bosco della strega nel IV capitolo. fu solo allora che da storia banale e scontata prese forma la favola nera.

tutto si svolge nel 1364, i grossbart (tombaroli da generazioni) trucidano la famiglia di un contadino che molti anni addietro, stufo di esser depredato, li aveva pestati con il badile. comincia così il loro viaggio che da un paesotto in germania li condurrà in egitto, sospinti dalle leggende di tesori e necropoli. il viaggio come calderone per mostri, demoni, streghe, homunculi, eretici, morti viventi, peste nera, possessioni varie e tanti altri personaggi surreali e misteriosi; calderone dove si mescolano folklore da antica leggenda e horror che non si prende troppo sul serio.

è una strana accozzaglia tra una favola dei fratelli grimm e tarantino: agli aspetti fantasticamente irreali della fiaba si affianca una cattiveria violentemente reale; alla fantasia dell’autore si intrecciano le paure e le superstizioni dell’uomo medioevale alternando sangue a sonore risate, mistero a nera cattiveria.

in tutto questo i fratelli grossbart rimangono pur sempre dei cattivi pacchiani e stereotipati ma avvolti dal fascino surreale della fiaba diventano quasi degli eroi da commiserare.
è un romanzo che mi sento di consigliarvi fortemente: non foss’altro per ritornare bambini e assaporare un pò di quelle sane atmosfere di una volta, celate sotto una spessa coltre di budella putrefatte.

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Posted in: libri, recensione