di luce e di argento

Posted on 28 luglio 2011

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è sempre così.
per un fotografo analogico che rifiuta con orrore il nero digitale, ogni rullino è sempre un’incognita.

per uno come me che oramai ragiona per forme e contrasti, che vede il mondo in bianco e nero con la grana dei 400 iso, che conosce si, pregi e difetti del proprio strumento per fotografia ma che a stento ricorda il significato di parole come sottoesposizione e sovraesposizione, inverso della focale, priorità di tempi e diaframmi e non conosce benissimo la tecnica di base, molto è ancora affidato al caso.

con il tempo forse sono diventato più esigente nello studio delle inquadrature, ossessionato addirittura dalle linee cadenti e dalla geometria, ma sono ancora molto ingenuo, poco calcolatore.

credo fermamente che la fotografia sia più l’immediatezza di un’emozione che il ragionamento della tecnica.
forse per l’idea che ne ho io o forse per questa mia visione del mondo sempre controcorrente le migliori fotografie le ho fatte senza pensar troppo, mettendo a fuoco grossolanamente il soggetto e premendo il pulsante dello scatto.
mi piacciono le fotografie molto nere, granulose; mi piace lo sfocato che elimina il superfluo o che enfatizza; mi piacciono le foto che infrangono le regole; mi piacciono i reportage di guerra, mi piace la foto anticonvenzionale, mi piace la creatività.

mi piace e m’incuriosisce tirar fuori il rullino dalla mia macchina fotografica e non sapere che cosa possa esserci dentro.
no, non scatto ad occhi chiusi.
non proprio.

esiste una frazione di secondo tra l’istante in cui sto per premere il pulsante della mia canon A1 e il piacevole suono meccanico dell’otturatore che scatta. in quella frazione di secondo io chiudo sempre gli occhi.
quel pezzo di mondo nel mio mirino s’imprime definitivamente nel mio cervello.

alle volte sono belle immagini, piacevoli alla vista che ti fanno sorridere d’impazienza; altre invece porcherie assurde da farti vergognare.
e non è mai così.

succede infatti che sviluppo il rullino, scansiono i singoli fotogrammi e avvio l’inevitabile confronto con le mie immagini mentali: le schifezze latenti nel cervello, nella realtà, sono invece le fotografie migliori mentre quelle che aspettavi con impazienza deludono ogni volta.
è la magia dell’analogico e della mia incompetenza.
quella che mi spinge a continuare a fotografare.

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Posted in: fotografia