i racconti della cartelletta blu [nero, giallo e bianco]

Posted on 4 agosto 2011

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sfortunatamente non sono datati e io non ricordo più.
credo si possano inserire in un periodo compreso tra il 1994 e il 1998.
sono racconti brevi, buttati giù con una vecchia macchina da scrivere olivetti, regalo di chissà quale compleanno.

quei fogli sono stipati dentro una cartella di plastica blu (una di quelle con l’elastico laterale) mai aperta dal tempo in cui ce li ficcai dentro; più o meno da quando li scrissi.
oggi ho pensato che sarebbe stato bello riportarli in vita.

mentre li trascrivevo però mi sono accorto che le parole non andavano più: stridevano con disgusto e molte le ho dovute cambiare.

vi proporrò tutti i miei racconti uno dopo l’altro, perchè è bene che prendano aria.
eccovi dunque il primo che non ha mai avuto un titolo; lo battezzo ora:

nero, giallo e bianco.

nella stanza non c’è più nulla.
è rimasto un grosso mucchio proprio al centro e quattro muri bianchi macchiati di giallo qua e la.
una grossa lampadina pende dall’alto soffitto sin quasi al pavimento. pavimento di scacchi neri e bianchi soffocato sotto croste di putredine e d’escrementi.
la lampadina è insufficiente e dondola avanti e indietro, illuminando ora un angolo della stanza, ora l’altro.

chissà se fuori è ancora giorno.

da dietro i muri chiazzati di giallo non si sente più alcun rumore e il silenzio nausea della puzza di questo marciume decomposto.
quella porta si è chiusa tempo fa e non si è più riaperta. non ricordo più dopo quanto sia cominciato ad uscire il gas da quella grata, lì, proprio sopra quell’unico ingresso.

ma quella volta non morirono rapidamente, come al solito. credo ci fosse una qualche infiltrazione nell’impianto: al gas venefico si mescolava ossigeno.
fu terribile.
quei disgraziati non riuscivano a morire. molti allora si frantumavano il cranio sul muro o si strangolavano con le proprie stesse mani piuttosto che agonizzare al lento bruciore del gas.

erano per lo più ossa quelle che vedevo sul pavimento. ossa tenute insieme dalla pelle sottile, come una busta di plastica.
e la lampadina che penzolava avanti e indietro era invece il corpo di un uomo fortunato che aveva avuto la forza d’impiccarsi e morire in fretta.

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Posted in: racconti brevi