i racconti della cartelletta blu [urla del silenzio]

Posted on 8 agosto 2011

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urla del silenzio

“non è tutto ciò che vediamo, o ciò che ci sembra di vedere, soltanto un sogno dentro il sogno.”
edgar allan poe

non può esser vero.
credo di vedere e forse immagino.

sto dove gli esseri umani vengono lentamente logorati dal tormento dell’assurdo, dalla confusione del silenzio più angoscioso; sino alla dissolvenza.
chiusi gli occhi. o forse li aprii.
non so più se il buio sia quello della nera putredine del mio cervello o della realtà scorta dai miei occhi.

urla, lacrime, sangue, cadaveri… meandri sconosciuti dell’universo recitano i versi di un insano che vede riflessa nell’ombra la realtà distorta delle proprie anomalie.
tutto e niente si perdono nel medesimo centro e la vertigine della pazzia soffoca ogni ragione.
informe verità lacerata dalle utopie della mente che senza più distinzione danzano nel mio cervello e tutt’intorno a me.

perchè dovrei cercare un’uscita?
il buio non potrà mai vedere la luce, ne morirebbe. albergherò per sempre senza forma tra i vuoti del silenzio; strisciando per le dimensioni inconsce dell’illusione… coprendo ogni cosa.
vita…
morte.

* * *

impazzii di claustrofobia quando mi convinsi di esser stretto in un cubo senz’aria; e rimasi immobile sino alle colonne del tempo, agonizzato dal terrore di perdermi nelle voragini dell’infinito; nel delirio arcano di una nausea mortale.

i miei sensi si sono atrofizzati, ritraendosi nel marcio sino a mostrare il nero della decomposizione.
mi muovo senza più saperlo, con il dubbio atroce di star fermo o di spaziare solamente con l’immaginazione.
il mio corpo è un’unica piaga, aperta e purulenta.

sospeso a testa in giù volgo per sempre sullo stesso vertice; mi trascino nel vuoto. profondo, superficie; sono in bilico su una delle pareti che non sento.
non voglio pensare. non voglio soffocare senza equilibrio tra l’alto e il basso indefinito; non voglio più conoscere gli interrogativi senza risposta di quel che mi circonda…

tastai l’oscurità.
quando mi rinchiusero qua dentro per scontare la mia pena, vidi senza occhi lunghi e deformi camminatoi che si snodavano invisibili uno dentro l’altro.
celle che potevano essere ovunque e di cui avevo la fobia che varcandone la soglia sarei precipitato in un pozzo senza fine.
interminabili rampe di scale che non portavano da nessuna parte, se non nei baratri del mio inconscio.

sommerso senza peso in un dedalo di idee mai concepite; spettri del silenzio che tutto fermano per far ricominciare.

* * *

materia astratta origine d’imperfezione, di molteplicità, del male.
e il nero che dilania le carni è l’inferno di ogni vizio, di ogni errore, di ogni impurità che si sovrappone alla luce sino ad annientarla.
gli escrementi, l’immondo fetore della follia qui si respira. la putrefazione dei corpi divorati dall’inerzia.
eterna agonia che vomita buio… ne sono ricoperto sino all’amnesia.

il dolore insanguina ogni volontà. la morìa del niente pulsa sino a spaccare il cervello.
nel buio si aprono porte scintillanti: le vedo, ma non riuscirò a raggiungerle.

nero. nero. nero. nero. nero. nero. nero. nero…
i mostri delle nostre paure.
notte, male, morte.

potrei essere ancora vivo.
forse sono io l’unico che vede il buio…
l’oscurità è quella dei miei occhi che non vedono più?

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Posted in: racconti brevi