i racconti della cartelletta blu [white noise]

Posted on 17 agosto 2011

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white noise

le teste di morto a tre corna seguivano due parabole speculari e si intrecciavano in un grande puntale cuneiforme. ne sormontavano il cancello in tutta la sua larghezza, e un’inquietudine sottile affrettava il passo di chiunque si fosse riscoperto a passarci davanti.
erano due ante di colore bianco che si chiudevano una sull’altra con un enorme passante arrugginito e ferri spessi quanto due dita.

nella parte di giardino in fronte la casa, un pezzo d’oscurità cedeva al lento bagliore di una candela poggiata sulla terra nera.
gettò via la pala e corse immediatamente in casa sbarrando la porta.
era una sola stanza, piccola e maleodorante, nella quale un’unica finestra rifletteva un caldo bagliore giallo ondeggiante. su due sedie stava una bara nera, scoperchiata e vuota, circondata dai resti di tante candele che continuavano ad agonizzare.

si mise a sedere sul pavimento, facendo poi ricadere la testa tra le mani e nonostante la sua volontà si addormentò.
furono forse due le ore di sonno consumate nella paura: l’orrore per quello che aveva fatto gli era rimasto impresso nell’anima e strisciò fuori, possedendolo come in preda a delirio… poi bussarono alla porta.

spalancò gli occhi sulla stanza immersa quasi completamente nell’oscurità: solo uno sfavillìo malato filtrava debole dalla finestra; lontano.
bussarono ancora.

fuori, il nero indistinto abbracciava ancora il morente bagliore del lume dimenticato, che continuò a lottare ancora per pochi secondi e si spense definitivamente.
l’orrore ricominciò a possederlo: aveva visto la buca vuota e la terra smossa dall’interno!
paura e morte si mescolarono nel buio dei suoi occhi. solo il cancello si stagliava bianco nel nero dell’oscurità.

poi bussarono ancora.
spalancò d’impeto la finestra e si mise a correre lungo il viale di cipressi più veloce che poteva, senza mai guardare indietro.

venne ritrovato tre giorni dopo con la testa conficcata tra i ferri del cancello sino alle spalle.
non ne rimaneva più molto, solamente un ammasso informe di putridume devastato dalle mosche che gli penzolava dal collo.
le mani erano ancora serrate su quel grande passante arrugginito che non avevano fatto a tempo a tirare.

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Posted in: racconti brevi