i racconti della cartelletta blu [TUMULI]

Posted on 1 settembre 2011

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TUMULI

la nebbia del mattino venne sorpresa dai primi raggi di luce. venne sorpresa non ancora sazia mentre si aggirava ovunque, avvolgendo ogni cosa.
le spire evanescenti si destarono d’improvviso con dolore crescente: i torbidi dedali fluttuanti cominciarono allora a contorcersi al volere del vento, disegnando con orrore spaventevole le correnti invisibili nell’aria.

la lieve brezza fuoriuscì da dentro le rocce e prese a smembrare piano la leggera coltre d’umidità, divorandola a pezzi: lunghe strisce irregolari si sollevavano da terra, risucchiate da forze invisibili e fagocitate poi da grandi vortici che si susseguivano stretti uno all’altro.
il denso groviglio di cristalli strisciò via con l’odore rivoltante di carne marcia mentre si attorcigliava sofferente come un enorme serpente agonizzante, e scompariva poi rivelando i colori che aveva celato.

ma quei colori mio dio, apparvero agli occhi dannando il vento e la bellezza del sole perchè pareva che il demonio in persona avesse dipinto di quell’immane lordura la superficie fino all’orizzonte.
ovunque si estendesse l’occhio umano si scorgeva la terra vomitare dalle proprie viscere neri cadaveri tumefatti: secchi, depezzati e tutti orrendamente decapitati.
teste a cui i corvi avevano cavato gli occhi spuntavano ovunque, marce e ricoperte di muffa; corpi parzialmente scheletriti, divorati ancora da selve di vermi, altri irrigiditi in fatiscenti posture di tremenda agonia per un orrore indicibile, sconosciuto.
la macerazione dei tessuti aveva corroso le carni sino al bianco delle ossa; liquame nerastro e fetido colava fuori dalle cavità orali sospinto dai fetidi gas della putrefazione, filtrando nel suolo poroso con un nauseante lezzo vomitevole.

per la pianura circondata dai cadaveri era una piccola costruzione di pietra, dalla forma allungata verso il cielo.
grandi blocchi squadrati erano stati sovrapposti in gran fretta senza lasciare alcuna apertura sull’esterno alla maniera dei sepolcri dei re; se non fosse stato ritto su una delle due basi minori.
una pesante lastra di pietra era stata posta infine al di sopra dei blocchi laterali, chiudendo ermeticamente un arcano mistero.

* * *

un attimo prima di spirare, la lunga agonia fece riecheggiare nel buio della sua tomba le grida della folla.
erano urla d’inimmaginabile orrore, lamenti di morte e sgomento…
e poi più niente.
non sentì mai più niente.

ricordò le ingiurie della folla e i loro volti d’odio scomparire dietro i blocchi di pietra che lo murarono ancora vivo in quel tumulo di morte.
e quando la luce svanì dietro l’ultima lastra di pietra, qualcosa all’improvviso successe la fuori. qualcosa di tremendo.

su quella terra non crebbe più nulla e venne dannata per sempre.

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Posted in: racconti brevi