nero abbecedario [D]

Posted on 2 ottobre 2011

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lettera D: depressione.
non fu subito depressione; prima pensai seriamente di dedicarmi a diavolo, proprio perchè da una parola scontata sarebbe stata una bella sfida cavarne un ottimo risultato.
ebbi subito un’idea. di quelle da non buttar via ma che non ti lasciano neppure piena soddisfazione.
quando cominciai ad abbozzarla, la mia ghiandola pineale emise un rantolo. fu allora che mi fermai un attimo e cominciai a pensare.

diavolo sarebbe stata una buona illustrazione. probabilmente migliore di quella che ho ancora in testa, ma era una forzatura.
ero stato ipnotizzato da me stesso, autosuggestionato a tal punto che quell’idea doveva assolutamente piacermi.
inconsciamente, la velocità di esecuzione di un nuovo lavoro aveva preso il sopravvento sulla qualità.
la voglia di andare avanti a tutti i costi, il desiderio di arricchire il mio portfolio di una nuova illustrazione mi aveva convinto a battere la strada più corta. mi aveva convinto a barare.

un giorno cercherò di scoprire il motivo di questo mio comportamento (è già successo altre volte che mi forzassi al finto piacere di una mia illustrazione) che porta quasi sempre ad un risultato mediocre e osceno; ma non è questo il momento per divagare.

scorsi nuovamente l’elenco: dannato, decadenza, decesso, decomposizione, decorticare, demone, depressione, diavolo (già scartato), dilaniato, disgustoso, disperazione, disumano e dolore.
scelsi depressione e stavolta non fu per niente facile.
iniziai a vagare alla ricerca di un’idea e non la trovai. dopo tre giorni mi lanciai nella rete cercando suggerimenti. al quarto giorno cominciai a scarabocchiare un foglio bianco cercando di non pensare a nulla. al quinto giorno decisi che avrei imprigionato il concetto di depressione in una figura femminile e la immaginai scavata dall’anoressia; un teschio al limite dell’umanità. dopo sei giorni e tante bozze diverse ottenni quel volto e quello sguardo.
raccontava di una profonda tristezza, di una malinconia spaventevole… ma all’occhio attento rivelava anche una piena consapevolezza di tutto quel dolore.
avevo trovato signora depressione.

un volto, uno sguardo (per quanto profondo possa essere) comunque non basta. era ancora un lavoro incompleto.
cominciai a lavorare sui lunghi capelli neri che incorniciavano quel volto così bianco.
li abbozzai in lunghe strisciate verticali, attorcigliati in dedali sinuosi come medusa o in rette spezzate da labirinto in una strana composizione grafica.
niente. non me ne piaceva nessuna. poi improvvisamente saltò fuori la mia passione per le icone sacre della cultura bizantina e slava; e in particolare la madonna della passione, attribuita ad andreas ritzos. era l’aureola la chiave di tutto!

l’aureola, attributo figurativo usato nell’arte sacra (non solo cristiana) per indicare la santità di un personaggio, nel mio caso ne avrebbe enfatizzato l’accezione più nera: un’aureola gotica, arabescata da teschi.
posso dire che tra tutti i miei lavori questo è uno dei miei preferiti. il che, non accadeva da tempo.

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