nero abbecedario [E]

Posted on 6 luglio 2012

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tutto come sempre avviene per caso; questa volta al parco, in un pomeriggio afoso. due ragazzine da scuola media e un piccolo cane al guinzaglio. il piccolo animale d’improvviso si ferma, pietrificandosi nella posa per espletare il suo bisogno fisico. la bambina continua a camminare. continua a strattonarlo come fosse un carrello. continua a parlare con la sua amichetta.

il cane allora espelle le sue feci in corsa, strascicando le zampe sull’asfalto nel disperato tentativo di opporre resistenza.

è nata così la lettera E: la lettera di escremento.

non avendo a disposizione il mio vecchio dizionario enciclopedico de agostini ho dovuto rinunciare al rito della cerca, improvvisando con uno di quelli elettronici, messi gentilmente a disposizione dalla grande rete. uno di quelli gratuiti, che per ovvie ragioni, non riportava neppure tantissime parole.

ebbro, ecatombe, ecchimosi, eccidio, egocentrico, elettrochock, emarginato, ematoma, emorragia, empietà, epidemia, escremento, esecuzione, esecrabile, espettorazione, espiazione, estremo ed eviscerazione.

per chi non sa del progetto del nero abbecedario delle nere parole l’iter è il seguente: rincorrendo l’ordine alfabetico devo riuscire a tirar fuori una parola da ogni lettera. ma non una parola qualsiasi. una parola nera.

leggo tutti i termini che cominciano con quella data lettera sul dizionario del 1980; annoto tutte quelle che mi danno una vibrazione alla nuca; depenno poi le non idonee sino a tenerne in vita due o tre al massimo. scelgo poi la parola chiave e ne spremo via l’illustrazione finale. un rito quasi meccanico.

la lettera E non è stata facile. per niente.

è vero che dico così ogni volta o quasi, ma sin dal primo momento in cui la parola escremento mi è entrata in testa ho sempre rimandato l’esecuzione per paura di doverci rinunciare. eppure ero affascinato da quella parola, scomoda, fuori dagli schemi; di quelle che ti fanno storcere la bocca. non volevo rinunciarci.

mi concentravo sulle feci umane; pensavo ad una persona viscida o ad una sua allegoria ma niente che mi facesse gridare al miracolo. poi, siccome tutto avviene per caso, al parco, in un pomeriggio afoso, due ragazzine…

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