sabrina caramanico photography

Posted on 18 luglio 2012

2


[file: http://www.flickr.com/photos/sabrinacaramanico/]

mi piace collezionare le tante cose belle che mano mano trovo nella rete; sono un collezionista d’arte, di qualsiasi forma sia.

la catalogo metodicamente per poi riporla con cura dentro delle scatole virtuali, etichettate per autore e genere; e so che sta li. vanto una bella collezione sapete? e ogni tanto frugo dentro qualche vecchia scatola per compiacermi, per consolarmi o per trovare nuove motivazioni.

non uso più flickr come un tempo, la mia fotografia vive di crisi profonde e di slanci d’entusiasmo schizofrenici, ma ogni tanto, in caso di noia estrema, tiro su il coperchio dello scatolone e comincio a tirar fuori le mie foto preferite.

oggi ‘the thing‘ ha attirato la mia attenzione e sono precipitato nella pagina di sabrina caramanico, in arte sabbrica e ho deciso di raccontarvela alla mia maniera.

autodidatta, classe 1985, abbruzzese. con mio profondo dispiacere personale fotografa digitale ma a sprazzi anche analogica con una holga e la vecchia nikon del padre.

trovo che dia il meglio di sé con il bianco e nero ma le foto di sabrina sono anche colore; colore scaduto, malato, giustificato solo dal rosso del sangue. vignettature, sporco, grana da pellicola e un bianco e nero spesso virato nelle sue infinite gradazioni di grigio rendono il fascino delle vecchie fotografie; quelle che ti trafiggono con la malinconia di chi osserva persone decedute o cose che hanno vissuto ben altro passato. l’uso del mosso e dello sfocato poi accentuano ulteriormente la sensazione del claustrofobico, in cui l’osservatore annega senza punti di riferimento dentro un bianco completamente bruciato dalla sovraesposizione e squarci di nero come coltellate.

mi piace il suo bianco e nero per l’uso che sabrina fa del contrasto, per come elimini il superfluo e tutti i dettagli. per questo adoro i suoi ritratti che spesso diventano dei volti distorti o demoniaci; immagini a corredo di un fascicolo da ospedale psichiatrico.

definisce i propri scatti malinconici, inquietanti e solitari. tutti i suoi soggetti sono sempre isolati, e vagano dimenticati nel vuoto alla ricerca di una speranza, ma forse, proprio per quell’inquitudine sottile diventato suo marchio di fabbrica, s’immaginano invece nel disperato tentativo di togliersi la vita.

in un’intervista, sabbrica ammette che è ispirata dai suoi sogni strani, e le sue fotografie ritraggono perfettamente i suoi incubi onirici: insetti, alberi scheletrici, ritratti senza faccia o coppie di sposi con maschere di animali.

date un’occhiata al suo portfolio flickr o al sito web, ma non fatelo mai con la luce spenta.

Annunci