di monasteri e altre illusioni

Posted on 25 agosto 2012

1


anche stavolta ho lasciato che fosse il libro a scegliere me.
mi piace vagare tra le librerie senza meta, lasciandomi guidare dal fato; dentro quelle cattedrali sempre meno silenziose, inebriate dall’odore purissimo della carta, tutti i miei sensi si espandono e sono certo che le pupille si dilatino come in preda ad una trance spontanea.
è una cosa seria, un rito sacro, e quando scatta la scintilla per una preferenza allora un benessere caldo mi pervade, illuminandomi della consapevolezza di possedere un tesoro inestimabile.

il tesoro questa volta riporta il titolo ‘sulle strade del silenzio, autore giorgio boatti.
non è mia intenzione parlare del libro (che per altro devo ancora terminare), però mi da lo spunto per scrivere di monasteri, luoghi affascinanti che hanno rubato molto tempo alla mia fantasia sin quasi ad idealizzarli in una splendida costruzione mentale; un luogo al quale faccio ritorno ogni qual volta mi va di camminare.

credo che tutto debba esser fatto risalire al tempo delle scuole medie, quando lessi ‘il nome della rosa‘. per quanto potesse essere complesso e difficile agli occhi di un bambino di tredici anni, quel libro mi ha trasmesso delle sensazioni uniche, sulle quali per tutta la vita ho continuato a costruire.

nell’ultimo libro che chiude la saga di hannibal lecter, thomas harris scrive di bellissimi palazzi con orchestre che suonano una musica elegante; luoghi unici nella testa del dottore cannibale, mappati e costruiti in ogni dettaglio, dove ritirarsi alla ricerca di pace e tranquillità.

e alla stessa maniera, credo di fare ugualmente anche io.

per tutta la vita ho costruito un luogo che non esiste, con immagini attinte dai ricordi, da internet, da riviste fotografiche, dalla televisione o da proiezioni mentali della mia fantasia; scelte per bellezza e unicità tra quello che ho realmente visto e tra quello che semplicemente ho immaginato.
non solo immagini ma anche sensazioni, odori, sapori e stati d’animo forse mai provati e solamente immaginati.
ho costruito nella mia testa un luogo nelle foreste casentinesi, parecchio isolato. antiche pietre oramai in pace con gli alberi, dove lo scorrere dell’acqua di un torrente carezza un silenzio puro e distillato.

qui la mia comunità di monaci vive in simbiosi con la natura, traendone forza ed energia in un connubio quasi mistico.
la costruzione che si erge tra questi alberi drittissimi è un monastero appunto, perché inconsciamente credo che lo stare bene con Dio sia la base fondamentale di una vita appagante, per poter raggiungere quella serenità che permetta a chiunque di esser felice. è un monastero perché persone sole esercitano l’appartatezza, si allontanano dalla mondanità di un mondo caotico, alla ricerca di una vita semplice. è un monastero perché per definizione è un luogo che invita a guardarsi dentro, a porsi domande e a riscoprire quei valori primordiali che abbiamo perso con l’involuzione moderna.

nel mio monastero non c’è elettricità, tutto è esattamente come nel medioevo: il passare del tempo è scandito dalla ‘liturgia delle ore e i monaci seguono il ritmo della natura allungando o accorciando le proprie giornate a seconda della stagione e del calar del sole.

la giornata comincia presto con le lodi mattutine. i monaci escono dalle proprie celle tutti insieme, seguendo il loro orologio biologico perfettamente tarato sulle necessità dello spirito. percorrono i lunghi corridoi nel silenzio più totale con passi lievi e decisi, rasentando i muri come delle ombre.
nel coro della chiesa ognuno prende il proprio posto nell’oscurità senza bisogno di vedere, guidati da gesti ripetuti sempre uguali, divenuti perfetti con il trascorrere degli anni.
i canti che recitano i salmi sono ancora in latino e seguono l’affascinante struttura di un sontuoso gregoriano che nel buio della chiesa romanica vibra di un’acustica portentosa, toccando l’anima di chiunque.

nel silenzio della mattina ancora buia i monaci rientrano nelle proprie celle per la Lectio Divina.
alla luce di una candela si compie la regola scritta nel XII secolo da un monaco certosino chiamato guigo che si compone di quattro momenti fondamentali: la lectio, la meditatio, la oratio e la contemplatio; ci si allontana dai propri schemi e ci si apre totalmente alla parola di Dio.

il sole comincia a scaldare appena una nuova giornata quando ha inizio la messa conventuale.
colazione, ora terza e poi i monaci cominciano le proprie mansioni.
è una comunità di artisti la mia: i monaci sono esperti nel restauro di libri antichi e pergamene e la loro fama è assai rinomata anche nel mondo esterno: accettare o declinare educatamente una commessa dipende da un regolamento etico molto articolato che privilegia i libri di consultazione pubblica a quelli di collezioni private. tutto questo è necessario per il sostentamento economico della comunità.
potrà sembrare strano e ridicolo ma in questo monastero ci sono ancora molti amanuensi che copiano, traducono e miniano le pergamene, perché l’arte e il dono della propria manualità è il modo migliore di rendere grazie ma soprattutto perché è un ottimo esercizio per l’anima.

dopo la sesta è tempo del pranzo.

il refettorio è affrescato con i colori e l’arte di andrea del castagno e tre pesanti tavolate di quercia sono disposte a ferro di cavallo lungo le pareti. l’ambiente è arioso e il silenzio solenne di queste mura è interrotto solamente dal lettore del refettorio che accompagna il pasto degli altri monaci con la lettura di un testo sacro o della vita dei santi.
dopo la benedizione dell’abate si fanno passare di mano in mano le pietanze e ci si serve da soli in silenzio, badando che il cibo possa bastare a tutti e si eviti ogni eccesso; come dice lo stesso nostro Signore: ‘state attenti che il vostro cuore non sia appesantito dal troppo cibo’.
ci si sazia con i frutti delle stagioni e del grande orto esposto a sud; una grande distesa di terra nera, grassa, odoroso di alberi da frutto e di piante officinali, quelle dello splendido giardino adiacente.

per il chiostro si respira odore di rosmarino e lavanda; di alberi e di muschio e quando piove è particolarmente piacevole camminare sotto il colonnato che incornicia il pozzo, leggendo un libro e inseguendo i propri pensieri.

la giornata nel monastero prosegue sempre uguale perchè non esiste il tempo, la fretta, il ritardo o la noia: la vita rallenta e la sua qualità aumenta a dismisura.

in un mondo che ti obbliga a circondarti di rumore, che ti obbliga a correre per non rimanere indietro, che baratta il tuo presente con l’illusione di un futuro felice, chiunque dovrebbe fermarsi e camminare. avere il coraggio di rimanere in silenzio e godersi finalmente il presente.

Posted in: libri, luoghi