vite bruciacchiate

Posted on 27 ottobre 2012

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la mia prima audio cassetta fu ‘and justice for all‘ dei metallica. 1988.
all’epoca ogni soldo che riuscivo a metter da parte lo spendevo in musica.

crescendo sono poi passato ai compact disc e nel tempo, ho accumulato qualcosa come 200 cd originali! ora un po’ meno ma fino a qualche anno fa mi piaceva possedere l’oggetto compact disc solo se originale; come i maniaci e gli ossessivi. masterizzavo solamente quelli ‘in prova’, quelli di cui non mi curavo tanto.

non ricordo il quando, e sul perché, credo che successe per curiosità. o forse successe e basta.
era il 1999 o il 2000 quando masterizzai ‘Italyan, Rum Casusu Çikti‘ su un cd TDK da due soldi. lo ascoltai per un periodo che il ricordo dilata ad un’eternità e mi piacque tanto, davvero tanto, ma così tanto che smagnetizzai il supporto e mi venne la nausea.
un po’ come per i film di bud spencer e terence hill.

da quel 1999 ad oggi sono stato una sola volta ad un loro concerto, ho acquistato un solo cd originale (del meglio del nostro meglio vol. 1) e poi più niente.
nonostante tutto credo di conoscere quasi tutto il loro repertorio e come sia possibile tutto questo non lo so.

non mi ritengo un fan sfegatato; anzi, probabilmente non sono neppure un loro fan ma gli elio e le storie tese (da qui in poi EELST) hanno sempre goduto della mia stima e di tutto il mio rispetto, nonostante la mia avversione per un genere musicale troppo complicato e un’ironia pesante e alla lunga molto noiosa.

parallele alla musica nascevano tante curiosità, tante domande che nel tempo si sono accumulate una sull’altra senza nessuna risposta a partire da quella più ovvia: quali sono i veri nomi dei componenti del gruppo?

ricordo che venni a conoscenza del loro libro su facebook e pensai si trattasse di un prodotto tipico: genere surreale-demenziale a me del tutto indifferente. quando lessi qualche stralcio qui e là sulla rete capii che si trattava invece di una vera biografia e la cosa allora si fece interessante.

ilenia mi regalò spontaneamente il libro per il mio compleanno e cominciai a leggerlo nei ritagli di tempo.

vite bruciacchiate‘ è strutturato come quei vecchi ‘videobox’ di una volta, dove chiunque, a turno, poteva monopolizzare l’attenzione di una telecamera per 3 minuti, improvvisando su una domanda o un argomento comune.
nel libro i capitoli sono le persone (che si susseguono in ordine cronologico secondo la storia del gruppo) e le pagine raccolgono i loro ricordi nello spazio di 4/5 pagine al massimo.

scrivono gli amici della band, persone diventate famose e altre rimaste nel completo anonimato che si lasciano andare alle loro esperienze di EELST sulle quali faso, elio, rocco e cesareo improvvisano sovente per puntualizzare, correggere o semplicemente dire la loro versione delle cose con interventi concisi e mirati.

il libro scorre via facilmente e con piacere, strappando qui e là una sonora risata, un ‘oh’ di meraviglia e un po’ di malinconia; svelando parecchi retroscena, qualche segreto e un punto di vista molto diverso dall’abitudine.

a parte tutto, per me è comunque una bella favola. una storia che racconta di persone comuni che ce l’hanno fatta e che ci sono riuscite con la passione e la determinazione di voler realizzare un sogno; e tutto questo nella maniera più difficile, remando controcorrente e senza mai scendere a compromessi.

per questo ritengo ‘vite bruciacchiate‘una buona lettura; al di là che vi piacciano o meno gli EELST se siete degli artisti potrete capire come le strade per la gloria siano quelle più imprevedibili e che il talento, alla fine vien sempre fuori.

per tutti i fan è invece una pietra angolare immancabile per capire finalmente chi sia l’uomo del giappone, cosa si nasconda dietro i nomignoli del gruppo, il perché di tante canzoni e conoscere finalmente i tanti dietro le quinte di episodi divenuti oramai quasi leggenda.

per concludere vi allego brandelli di libro, uno per ogni componente del gruppo, nella speranza di destare in voi la curiosità e spingervi quindi all’acquisto; perché ne vale veramente la pena.

mangoni (nel ricordo di rocco)
al liceo einstein, mangoni espettorra su un muro. il nuovo nato è una scatarrata verde bottiglia molto densa; che rimane attaccata al muro e nel tempo diviene oggetto di venerazione e pellegrinaggio da parte degli studenti.
commento di mangoni al suo prodotto: “guarda: la natura.”

elio (nel ricordo di aldo, giovanni e giacomo)
l’elio futuro veniva anche insultato perchè ogni tanto ripeteva una strana storia…
stefano (elio n.d.r.) diceva: “io suono in un gruppo musicale.”
e noi dicevamo: “ma va’ a cagare. facci sentire qualcosa.”
e lui: “no, da solo non posso.”
e noi: “ma va’ a cagare.”
poi un giorno gli ho detto: “va bene, ci credo. Come si chiama il tuo gruppo?”
e lui: “elio e le storie tese.”
“ma va’ a cagare.”

christian meyer (nel ricordo di rocco)
la batteria di christian meyer in ‘pilipino rock’ e ‘litfiba tornate insieme’ è stata registrata nel sottotetto (lo studio B dello psycho) calcolando al millesimo le reazioni della vicina: la suoni una volta, la vicina si allarma. la suoni due, la vicina protesta, e un emissario viene mandato a parlamentare con la vicina. la suoni tre, la vicina chiama i vigili.
la chiamata ai vigili era l’allarme rosso, che generava drammatici scambi di battute come: “christian, stanno arrivando i vigili, puoi farne ancora solo una.”
“ci provo.”

Feiez (nel ricordo di faso)
una sera, io elio e feiez stavamo passeggiando per le vie di crema, quando un ragazzo saluta feiez in una maniera inaspettata: “ciao panino!”, ed elio: “come ti ha chiamato?”, e feiez: “no, niente… è un nomignolo di quando ero piccolo, sai panigada… panino” (il vero nome di feiez era appunto paolo panigada n.d.r.). e noi: “ah. ok. che facciamo adesso panino?”
“no, dai, panino no!”
forza panino!

jantoman (nel ricordo di rocco)
ogni tanto mi prende un po’ di senso di colpa, specialmente quando -che so, live in san giovanni lupatoto (vr)- sto pensando ai fatti miei mentre faccio ‘pling’ sul piano, mi giro e vedo jantoman che sta suonando tutto il resto: archi con la destra e riff di fiati con la sinistra sulla tastiera di sopra, e nei quarti liberi (con che mano?) gli accordi per l’harmonizer della sua parte di cori sulla tastiera di sotto.

cesareo (nel ricordo di cesareo)
la sera della finale (la finale di sanremo del 1995 n.d.r.) arrivai all’ingresso artisti dell’ariston vestito da ‘rocket’ in sella al mio ciao. in quel momento, a bordo di una lussuosa limousine usciva bon jovi, che mi vede e fa fermare l’auto. tira giù il finestrino e mi dice delle cose in inglese che se non ricordo male in italiano erano: “uei tipo, ma tu sei fuori!”

rocco tanica (nel ricordo di claudio bisio)
a parte quella volta che con rocco tanica, forse un po’ ubriachi, al lido di venezia abbiamo scavalcato un muretto di notte, con due ragazze, e poi abbiamo scoperto che era un cimitero…

faso (nel ricordo di antonella belforti)
quando ero incita (…) sono ingrassata di venti chili: ero enorme, una balena, e non c’era verso di smaltire. la pancia è cresciuta sotto gli occhi di tutti. faso arrivava allo psycho -tutti sanno della passione di faso per il baseball- mi si metteva con la testa sulla pancia e diceva: “calcio merda, calcio merda, baseball bello, baseball bello.” quando intorno ai tre anni il mio bimbo mi fa capire che vuole fare baseball, io mi sono commossa. faso ce l’aveva fatta a condizionare il pupo.

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