arrexini intervista andrea pes

Posted on 11 giugno 2013

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[file: un’accabadora nel cyberspazio: intervista ad andrea pes]

andrea pes nasce a roma nel 1975.
se gli chiedete come tutto è cominciato, vi parlerà del terzo album dei carcass, dello splatterpunk e del suo primo manuale di medicina legale, acquistato per disegnare di morte e leggere di tanatologia.

all’IED di roma gli fanno conoscere la stampa ad incisione e i primi rudimenti d’informatica ma lascerà tutto due anni dopo per profonde incomprensioni con i docenti.
da allora ha sempre fatto il grafico per sopravvivere, nell’attesa di un segno che non sa ma che al momento giusto, dice, saprà riconoscere. negli avanzi di tempo disegna ancora quello che gli passa per la testa, consuma rullini in bianco e nero, tatua gli amici per non perderci la mano, scrive di storie malate e si destreggia con qualsiasi cosa possa dargli soddisfazione artistica; perché si annoia facilmente.vorrebbe creare una propria casa editrice. ci sta lavorando. ma con tempi lunghissimi.

si dice affetto da sindrome ossessivo compulsiva, odia i matrimoni, le infradito e si diverte a giudicare le persone dai loro tatuaggi.

dorah inizialmente è esclusa dalla società in cui vive, il ruolo che esercitava non esiste più, e lei è disoccupata e non riesce a trovare lavoro. ma a un certo punto la vicenda subisce una svolta che permette al personaggio di dorah di trovarsi in un contesto favorevole, addirittura nel cyberspazio, col grande incarico di uccidere facebook. da cosa deriva questo cambiamento all’interno della storia?

‘dorah è l’ultima femmina accabadora ancora in vita. è fuori posto, fuori tempo e fuori legge.
in passato rispettata per il suo ruolo e la sua oscura mansione, l’ultima madre (come veniva definita) oggi è infatti obsoleta come un walkman, deve trovare un lavoro, deve comprendere la tecnologia, deve ragionare alla svelta… deve sopravvivere.

porta una maschera della sartiglia per non esser riconosciuta. tempo fa, un tale (bachisio, ex minatore ora cassaintegrato a 500 euro al mese) voleva venderla ai giornali, alla polizia, alla televisione, a fabrizio corona… a chiunque fosse in grado di pagare quella facile notorietà e assicurargli così un posto al sole.

dorah è un’emarginata che cerca di ritagliarsi il proprio angolo di società: ma quanto ancora riuscirà a tenere a bada il suo passato?’

questo è l’incipit che campeggia sotto la pagina ‘chi è dorah?’ del suo sito web http://www.dorahaccabadora.com.

per rispondere alla tua domanda, la svolta avviene nel periodo di natale, quando la vecchina mascherata, dopo mille (vani) tentativi di trovare un lavoro e conquistare quindi il suo posto nella società, si accorge che c’è solo una cosa che sappia realmente fare… uccidere!

oltre alla svolta che riguarda la vicenda e il personaggio, abbiamo notato un cambiamento anche nel modo di presentare al pubblico le tue vignette, che ora vengono accompagnate ognuna da una canzone. come mai?

bisogna dire che le storie di dorah vengono idealizzate, disegnate e confezionate al momento. le strisce hanno cadenza settimanale (ogni venerdi alle 12) e di settimana in settimana improvviso una storia da 4 vignette. il bello di tutto questo è che neppure io conosco il futuro. lo costruisco settimana dopo settimana, ma non ho una vera e propria visione d’insieme.

così succede che il personaggio inventi la propria personalità in modo del tutto casuale e l’imprevedibilità di tutto questo mi diverte terribilmente.

l’idea della colonna sonora è venuta da sé, all’improvviso. Pensavo che una musica di sottofondo potesse completare l’esperienza visiva rendendola più avvolgente… un po’ come al cinema.

passiamo alla mostra… ‘ULCERE NERE’ a macomer. perché hai deciso di esporre i tuoi lavori, con quali criteri hai scelto le opere da esporre e, soprattutto, cosa intendi per ‘interpretazioni di una realtà distorta’?

disegno da una vita, e ho sperimentato tanti mezzi per dar forma alle immagini che compaiono nel mio cervello. il mio sito web, andreapes.com è attivo dal 2007 e dal 2007 ho cominciato a disegnare con la tavoletta grafica, creando direttamente in digitale. Penso che far uscire fuori dal web i propri lavori sia un’esigenza che ti richiedano i lavori stessi.

nel 2010, per il lancio della mia linea di magliette, scrivevo: ‘le DED_SHIRTs non sono una mia idea: sono loro, i miei disegni, che reclamano incessantemente il tremendo bisogno di corpi umani… VIVI!’

oggi, nel 2013 potrei scrivere esattamente la stessa cosa per la mostra ULCERE NERE.

per quanto riguarda le ultime due domande, il sottotitolo ‘interpretazioni di realtà distorta’ credo sia già abbastanza esplicativo e ho scelto i lavori da esporre cercando di raccontarmi in 20 illustrazioni diverse, mettendoci dentro un po’ di passato, molto presente e brandelli di futuro.

‘ULCERE NERE’, istruzioni per l’uso: quadri che cambiano di settimana in settimana a seconda della scelta del pubblico, visite notturne con la torcia elettrica, ospiti speciali, DED_SHIRTs in palio. questi elementi rendono viva la tua mostra, nonostante i tuoi soggetti appartengano più all’ambito della morte, perché hai scelto questa formula?

avevo qualcosa da raccontare e cercavo le parole giuste per farlo. volevo che il visitatore non fosse passivo, volevo rompere gli schemi del solito già visto e volevo soprattutto amplificare le sensazioni che uscivano fuori dalle illustrazioni.

il fatto che due opere vengano sostituite di settimana in settimana rende la mostra sempre viva e la visita guidata al buio… beh, quando l’abbiamo provata è stato un vero successone! i visitatori ne sono stati entusiasti, tant’è che ho deciso di riproporla a richiesta tutti i giorni, non solo nel fine settimana. non vi dirò di più, se non di venire a provarla dal vivo.

le DED_SHIRTs sono un altro dei progetti che porti avanti da tempo, come è andata fino a ora? qual’è l’idea alla base?

anche il progetto DED_SHIRTs è nato da un’esigenza. nel febbraio del 2010 scrivevo sul mio blog: ‘(…) per questo, tempo fa, decisi di creare una linea di t-shirts personale (anche spinto dal fatto che come le desideravo io, non sono mai riuscito a trovarne)’.

nel giugno dello stesso anno uscivano sul mercato i primi 4 modelli della linea, stampati in numero limitato di 25 per modello. senza nessuna pubblicità e con il solo passaparola, riuscii a venderle tutte prima di agosto. un esperimento riuscito che per cause diverse non ho più replicato.

non ho dubbi che un giorno ritorneranno, ho già parecchie idee in testa ma mi piace pensare che non sia ancora il momento di risvegliare il loro appetito…

il tuo sito internet è un vero e proprio portale verso un’altra realtà, tempestato di storie, immagini e mosche. qual’è il rapporto tra il sito e la tua arte? da cosa nasce la scelta di usare licenze libere (creative commons) per tutti i contenuti?

mi piace pensare al mio sito web come al principale veicolo di diffusione di un virus. è la porta di comunicazione verso l’esterno; una trasmittente che genera senza interruzioni un segnale pirata, per tutti coloro che vogliono ascoltare. spesso è stato proprio il mio sito web a spingermi ad andare avanti. oggi posso considerarlo come una vera e propria appendice di me stesso.

la scelta delle creative commons? perché odio blindare l’arte. che senso ha tenere le proprie cose in un cassetto se nessuno può vederle o usarle?

non sto dicendo che sono dalla parte di quelli che si appropriano di ogni immagine in rete; sto dicendo casomai che chiunque voglia usare le mie illustrazioni è libero di riprodurle, distribuirle, icomunicarle o esporle in pubblico, rappresentarle, eseguirle e recitarle a condizione che si debba sempre attribuirne la paternità dell’opera, che non si usino per fini commerciali e che non le si trasformino.

dopotutto, se ci pensate bene, questa è solo educazione.

cosa ha influito maggiormente nella tua formazione artistica e nella creazione del tuo stile personale?

anche questa è stata un’esigenza.

da piccolo mi è stato impedito di frequentare l’istituto d’arte e mi son dovuto accontentare del tecnico per geometri. molto più tardi ho frequentato l’IED a cagliari prima e a roma poi ma non ne ho un bel ricordo. ora non so, ma a quei tempi, molti docenti ti giudicavano secondo il loro personale modo di vedere e fare arte e per un ragazzo di 20 anni, nel pieno di un’esigenza creativa che aveva il bisogno di sperimentare e capire era come bagnare l’innesco di un candelotto di dinamite, piuttosto che usarlo. la formazione artistica è venuta da sé, nel tempo. un collettore nel quale finiscono tutte le risposte alle mie domande; domande che mi spingono sempre a cercare…

lo stile è invece arrivato con la maturità: è stato un cammino difficile, costruito sulle illustrazioni, su esperimenti che mi portavano a dire semplicemente questo si o questo no.

quando non sai quello che vuoi, l’unica cosa da fare è sperimentare e farti guidare dall’istinto e da qualche altra cosa che non sono in grado di spiegare.

qualche anticipazione dei tuoi prossimi progetti? cosa prevedi per il futuro?

a questa domanda non so mai rispondere.

posso dirti che ho diverse possibilità per rendere itinerante la mostra ULCERE NERE in sardegna e le sto valutando tutte molto attentamente; che ho tante idee per le DED_SHIRTs; che vorrei provare l’editoria cartacea per ‘il nero abbecedario delle nere parole’ e la possibilità ‘ebook’ per Dorah… ma poi, quel che veramente succederà non sta a me rivelarlo.

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