il bello, il funzionale e il diverso

Posted on 5 settembre 2013

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ulcere_mostra_cagliari

[grazie a roberto e ad ilenia, senza i quali non avrei potuto fare quello che ho fatto]

prologo

partiamo dal concetto che per impostazione o difetto di fabbrica, preferisco l’originalità, la creatività delle cose. per me originale vince sempre su funzionale e quasi sempre su bello.

in tutto quello che faccio cerco sempre di essere diverso, talmente inedito che alle volte rifiuto le mie stesse idee per paura di non esser capito. ma per natura, per predisposizione. non c’è nessuna forzatura in questo meccanismo.

oggi i social network ci propinano il bello in qualsiasi salsa: esistono parecchi artisti di talento che generano dei capolavori; ma quanto di questo bello ricorderemo domani, dopo aver chiuso la nostra pagina facebook?

la trilogia

ad agosto ho terminato la trilogia ‘ulcere nere’, la mia prima personale d’illustrazione digitale.

in tre mesi la mostra si è spostata in tre luoghi diversi: tre esperienze, tre emozioni diverse, tre distinte morali. cinque volte ‘tre’.

non avevo idea di come sarebbe andata a finire; quello che invece avevo decisamente chiaro nella mia testa era assicurare la mia presenza a tutte le giornate della mostra: volevo parlare delle mie opere, volevo accompagnare i visitatori e volevo conoscere le loro emozioni… insomma, volevo che la mostra fosse solamente l’inizio per qualcosa di più.

l’idea del tour al buio invece era un enorme punto interrogativo: certo l’idea che i visitatori potessero ammirare le mie illustrazioni solo grazie all’ausilio di una piccola torcia elettrica immersi in uno spazio completamente buio con la mia sola voce come guida era abbastanza diversa. bisognava capire quale potesse essere la risposta delle persone.

l’inaugurazione è avvenuta il 7 di giugno, a macomer, città di poco più di 10.000 anime nella provincia di nuoro che da sempre funge da scenografia alla mia vita.

l’evento è maturato nel tempo: è cominciato piano, in sordina per poi via-via aumentare d’intensità verso la fine.

nel mese a disposizione le persone dimostravano interesse per il tour al buio e soprattutto si lasciavano trasportare dalle emozioni suscitate dalle mie illustrazioni.

era bello potersi intrattenere con loro alla fine di ogni visita guidata e parlare di arte e di sogni.

quello che era venuto a delinearsi era un ambiente del tutto familiare: il flusso giornaliero, quando esisteva, non superava quasi mai le 3-4 persone e tutto si dilatava piacevolmente senza fretta e senza tempo.

cagliari

per i primi quindici giorni di agosto ci siamo spostati nel capoluogo.

l’organizzazione della mostra doveva cambiare, dato che avevamo a disposizione due sale distinte a quasi cento metri di distanza una dall’altra. divisi le venti opere a disposizione in due insiemi distinti: colore e bianco e nero.

una sala venne adibita al tour al buio, questa volta limitandolo alle sole illustrazioni in bianco e nero, mentre nella sala rimanente, quella del colore, avrei improvvisato qualcos’altro. oppure niente.

rispetto a macomer, cagliari è una città abituata all’arte e ad ogni genere di evento. mi stimolava mettermi in gioco; ero elettrizzato all’idea di calcare quel palcoscenico e confrontarmi.

la quantità di persone, nonostante il periodo infausto, alle volte limitava o non permetteva affatto il contatto con i visitatori e il tour al buio in inglese (sono stati forse una ventina i turisti stranieri), secondo il mio parere, non funzionava, data la mia pronuncia veramente inaccettabile.

nonostante questo, posso comunque dirmi molto soddisfatto: il tour al buio, inglese a parte, continuava ad affascinare ed era ugualmente piacevole discutere con tutti i visitatori anche se spesso bisognava stringere i tempi e velocizzare.

la tattoo convention

l’ultimo fine settimana di agosto era di scena l’ultima tappa del tour: la cagliari tattoo convention, a quartu sant’elena.

è stata una bella esperienza. bella come tutte le prime volte sanno esserlo, anche quando vanno male. ma sinceramente non la rifarei.

rispetto alle altre due, veniva completamente a mancare l’interazione con il pubblico. tutto si trasformava in una fredda installazione in mezzo ad altre mille cose da fare e da vedere. il contatto veniva a mancare per tanti motivi, primo e più importante quello del volume della musica che non permetteva nessun dialogo se non urlato.

molta più affluenza di pubblico; neanche a paragone con le altre due tappe (quest’anno si calcola siano state più di 11.000 le presenze registrate n.d.a.) però era deprimente constatare come le persone s’intrattenessero sulle illustrazioni solo il tempo di uno scatto col cellulare. tutto era troppo veloce. tutto veniva fagocitato nel più breve tempo possibile. tutto e niente.

epilogo

durante la tre giorni alla cagliari tattoo convention non ho potuto che ripensare spesso a quanto le persone siano oramai stereotipate.

tanti tatuatori, tutti ugualmente bravissimi tecnicamente ma che non sfoggiavano un proprio stile, una propria anima. forse solo cinque facevano eccezione.

continuavo a chiedermi il perché avrei dovuto scegliere uno o l’altro e l’unica risposta che mi veniva in mente era triste: perché sapevano eseguire un disegno sottopelle. ma allora erano questo? davvero erano solo uno strumento? e la loro arte? il loro stile? la loro anima?

poi pensai alla gente. alla massa. alla moda. ai soldi… e pensai ancora una volta che forse il mondo girava dalla parte sbagliata.

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