nigredo

Posted on 18 gennaio 2014

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sono sempre stato affascinato e incuriosito dall’alchimia.

il momento esatto in cui è cominciata questa sfrenata passione si perde però tra i fumi del tempo: tracce ne sono alcune mie acqueforti datate 1998 e molti libri sull’arte con data di stampa (o di ristampa) che oscilla tra il 1992 e il 1999.

molti di questi non li ho mai letti se non molti anni dopo, come il trattato sulla pietra filosofale di tommaso d’aquino; lettura non proprio consigliata prima di andare a dormire…

non ricordo il quando e il come, però ricordo decisamente il perché: rimasi affascinato dalle incisioni dense di particolari, dai suoi simboli, dalle allegorie, dai segreti celati ai non iniziati; affascinato soprattutto da quella doppia chiave di lettura che contraddistingue da sempre esoterismo ed essoterismo: il libro chiuso e il libro aperto.

l’alchimia è una scienza antica che fonde in sé discipline come la chimica, la fisica, l’astrologia, la numerologia, la mitologia e tanto altro ancora, in un miscuglio di sacro e profano, di scienza e magia, di tutto e di niente…

se avete mai letto dei testi alchemici potrete capire: tutto non è quel che all’apparenza sembra e ogni simbolo spesso rimanda a due o a più significati completamente diversi; e quand’anche riusciste a capirne esattamente tutta la simbologia e legarla insieme, esistono comunque dei vuoti così profondi da renderne impossibile una logica se non una deduzione del tutto personale.

molti affermano che il processo alchemico altro non sia che un cammino mistico e introspettivo atto a raggiungere la coscienza della propria realtà spirituale; altri invece scrivono si tratti di una serie di operazioni per riuscire a trasmutare i metalli.

esistono altri mille obiettivi più popolari attribuiti alla grande opera: l’onniscienza, la creazione della pietra filosofale o dell’elisir di lunga vita, che tutti noi conosciamo come non meglio precisati racconti.

tutte le storie degli alchimisti sono offuscate da una nebbia inestricabile e il simbolismo alchemico, sin dai primi secoli dopo cristo, continua ad essere sotto gli occhi di tutti. incomprensibile a tutti se non agli adepti.

le grandi opere del medioevo e del risorgimento, se interpretate secondo questo simbolismo, mostrano tutte un filo di continuità con il pensiero alchemico.

casualità? non sta a me rispondere…

è stato fulcanelli, dopo tanto tempo, a farmi pensare ad un’illustrazione sul tema.

l’alchimia spazia davvero ovunque abbracciando ogni cosa, ma il mio punto di partenza doveva essere sempre lo stesso: il teschio umano. e questo, restringeva e di molto, il campo.

il teschio è uno dei simboli della nigredo o opera al nero; il primo dei tre stadi fondamentali dell’opus alchemicum.

molto banalmente, la nigredo, nel linguaggio alchemico rappresenta la putrefazione, la decomposizione.

i flosofi gli hanno dato diversi nomi e l’hanno chiamata: occidente, tenebre, eclissi, lebbra, testa di corvo, morte, mortificazione del mercurio… ne risulta perciò che con questa putrefazione avviene la separazione del puro dall’impuro. i caratteri di una buona e vera putrefazione sono una nerezza nerissima o profondissima, un odore fetido, cattivo e infetto, detto dai filosofi ‘toxicum et venenum’. questo odore non è percepibile dall’odorato, ma solamente dall’intelletto. – batsdorff, altri invece attribuiscono l’opera le filet d’ariadne (dalla quale è tratta questa citazione) a gaston de claves.

quando questa massa si è così annerita, è detta morta e priva della sua forma… allora si manifesta l’umidità in colore di argento vivo nero e fetido, mentre prima era secco, bianco, di odore piacevole, ardente, depurato dallo zolfo con la prima operazione, e che ora deve essere depurato con questa seconda operazione. perciò il corpo è privato della sua anima, che ha perduto, del suo splendore e della meravigliosa lucentezza che aveva prima, e ora è nero e imbruttito… questa massa così nera o annerita è la chiave, l’inizio e il segno che si è esattamente trovato il modo di operare del secondo regime della nostra preziosa pietra. per cui, dice hermes, vista la nerezza, state pur certi di aver seguito il giusto sentiero e la buona strada. – raimondo lullo.

la nigredo è il colore nero, il cui simbolo è il corvo.

da sempre è esistita una lingua dei colori, connessa intimamente alla religione, come dice portal (frédéric portal n.d.a.), che nel medioevo riappare sulle vetrate delle cattedrali gotiche.

il color nero fu attribuito a saturno, che divenne in spagiria il geroglifico del piombo, in astrologia un pianeta malefico, in ermetismo il drago nero o piombo dei filosofi, in magia la gallina nera… (…) è il colore simbolico delle tenebre e delle ombre cimmeriche, quelle di satana, cui si offrivano rose nere, e anche quello del caos primitivo in cui sono confusi e mescolati i semi di tutte le cose. è l’emblema dell’elemento terra, della notte e della morte.

tutti i filosofi indicano quella che è la via: la chiave dell’interpretazione risiede nella galleria del nostro inconscio, perché come dice paracelso colui che vuole entrare nel regno divino deve prima entrare nel corpo di sua madre e morirci.

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