nero abbecedario [L]

Posted on 3 marzo 2014

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lebbra2[file: http://www.andreapes.com/227_695_pro_734.php]

decima lettera e decima candelina per il nero abbecedario delle nere parole: e dire che siamo solamente alla metà di questo folle viaggio verso la lettera Z…

è il turno della L; la L di lebbra.

al termine della cerca sul proverbiale dizionario enciclopedico de agostini sono dieci le parole a contendersi il titolo della pagina: lacerazione, lager, lapide, lascivo, lebbra, lercio, liquame, lordo, lucifero e lutto.

a caldo, decisi subito per lager: ma dopo due giorni passati a definirne un volto soddisfacente, quel che rimase, fu solo una struttura non ben definita (del tutto simile ad una vecchia fabbrica) dal quale si levasse una colonna di fumo con le fattezze di un teschio.

la cosa non mi entusiasmò più di tanto e lager cadde così in quello spazio indefinito dove le idee son costrette a vagare per sempre come anime dannate, nella speranza di esser liberate un giorno su un foglio di carta.

virai quindi senza ripensamenti sulla seconda scelta.

il mio sapere di lebbra era legato a qualche film non troppo recente, a reminiscenze di scuola e a elaborazioni del tutto personali che mi raccontavano di un periodo storico compreso tra la bibbia e il medioevo e di una terribile malattia che consumava lentamente il suo portatore.

l’immagine che ne ebbi non fu quella di un essere umano deforme ma quella di un mostro vestito di stracci, con un lungo cappuccio calato sulla testa. ogni lembo di pelle era coperto alla vista ma il suo incedere lento, sgraziato, da animale morente, e quel suo profilo orribile disegnato dagli stracci, rivelavano senza averlo mai visto, uno stadio così avanzato della malattia da immaginarlo terribilmente sfigurato. si trascinava a fatica, con estrema sofferenza; appoggiando in qualche modo il suo peso ad un lungo bastone. e ogni suo movimento era dolore e tintinnìo di sonagli, che portava legati alle caviglie e ai polsi, come monito di contagio e come condanna di solitudine.

decisi di documentarmi meglio del mio mix di fantasia e ricordi, cercando di capire quali potessero essere gli effetti materiali sugli esseri umani.

il web mi sbatté in faccia qualsiasi tipo d’immagine che (per lui) avesse un qualche legame con lebbra, ma non successe niente sino a quando non m’imbattei in teschi umani, letteralmente consumati dalla malattia. l’effetto poteva essere paragonato al gesto di un esaltato che dapprima a colpi di martello si fosse accanito sulle ossa spaccandole in più punti, e poi con santa pazienza e carta vetro ne avesse levigato le parti spezzate sino a renderle lisce dalle schegge.

osso zigomatico, cavità orbitale e osso palatino erano le parti più colpite.

partendo da un teschio umano (oramai pietra angolare di ogni mia produzione) questo si popolò nel mio inconscio di due elementi: quella scontata del sonaglio (la roba infilata dentro la cavità orbitale destra n.d.a.) e quella un po’ più creativa di rielaborare la forma dei buchi inferti dalla malattia. l’idea iniziale prevedeva dunque il disegno di un teschio umano con due soli spazi neri come le tessere mancanti di un puzzle.

lavorai a quelle ossa come non mai, andando oltre il livello massimo di dettaglio che in genere mi auto impongo per non impazzire dietro il rigido schema mentale delle linee.

inutile girarci attorno: continuavo a star male. stavo perdendo la ragione e la calma.

oramai l’impronta al lavoro era già stata data e non potevo più tornare indietro senza infrangere quel codice che anni fa mi ero imposto. dunque erano due, le cose che potevo fare: completare il lavoro come era stato ideato, con tempi mostruosamente lunghi e la possibilità, molto concreta, di rimanere intrappolato nell’oscurità della mia perversione da perfezionista, oppure inscrivere tutto il lavoro svolto dentro la singola tessera di un puzzle…

ora che mi fermo a rimirare l’illustrazione finita, in effetti, nutro sempre più scetticismo verso quella prima versione decaduta. viceversa, più la guardo, più son convinto che l’idea di una sola tessera del puzzle sia molto più suggestiva e che ci sia qualcosa d’altro dietro ogni nostra scelta apparentemente arbitraria.

che natura perversa quella di una malattia che consumi il cranio di un uomo sino a ridurlo ad una tessera di un gioco per bambini.

esisteranno da qualche parte altre tessere – teschi che possano completare quell’orrendo disegno sulla scatola?

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