jump like an art

Posted on 7 luglio 2014

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jump_art

è successo che un giorno di parecchio tempo fa, mi domandassero quale super potere avessi. dovevo averne uno per entrare a far parte di una mini gang di pochi eletti. erano i giorni dell’asilo. me lo ricordo ancora.

avevo subito risposto ‘sputare fuoco’ (colpa dei cyborg 009). poi mi pentii amaramente…

 

oggi, non avrei ancora una risposta ma inconsciamente credo che vorrei poter volare.

mettiamo un 70% di desiderio inconscio di volare e un 30% di attitudine al bizzarro (o forse le percentuali sono invertite n.d.a.) ed ecco spiegato il mio ultimo acquisto: il pogo stick.

 

viene definito con parecchi nomi, altisonanti in lingua inglese e americana, parecchio anonimi in quella italiana (tant’è che l’ho ribattezzato ‘salterino‘ e così sarà da qui in avanti) ma la descrizione è sempre più o meno questa:

è un dispositivo per il salto da terra in posizione eretta attraverso l’ausilio di una molla, o di nuove tecnologie ad alte prestazioni; spesso usato come un giocattolo sta velocemente entrando a far parte della categoria degli sport estremi.

è costituito da un’asta con un manubrio nella parte superiore e da due pedane nella parte inferiore. al di sotto dei poggiapiedi si estende una molla che termina con un puntale di gomma.

l’operatore poggia i piedi sulle pedane e bilanciando il proprio peso comincia a saltare verso l’alto flettendo le ginocchia per aggiungere o sottrarre energia alla molla. quando questa è in compressione, l’operatore viene sollevato dal suo rinculo di parecchi centimetri e il procedimento si ripete.

per chi volesse saperne di più: http://en.wikipedia.org/wiki/Pogo_stick

 

scrivo questo post perché avrei voluto leggerlo io.

al momento dell’acquisto ho cercato a lungo in rete ma senza risultati. esistono tanti video, amatoriali e non, ma niente e nessuno che spieghi semplicemente le prime sensazioni, condivida un’esperienza o faccia anche solo un’analisi dello strumento per tutti coloro vogliano anche solamente capire cosa sia questa… cosa.

parto col dire che il pogo, non è molto popolare qui in italia, ve ne sarete accorti. è solo una mia considerazione badate, ma non ho trovato nessun rivenditore, nessun appassionato se non il gruppo facebook ‘pogo stick italia’ che ad esser sinceri è poco partecipato e soprattutto abbonda di materiale anonimo che chiunque può trovare sul web.

ancora non conosco il perché; forse qui le novità tardano ad attecchire e attecchiscono quando sono così tarde da esser decedute. non capisco.

quel che c’è da sapere è che il ‘salterino‘ in questione è definito come giocattolo ma di fatto non lo è: come per qualunque cosa, dipende dall’uso che se ne fa, ma se non lo sai usare o se lo sottovaluti ti fai male per davvero, soprattutto se, come qui da noi, la cultura del giocattolo rimanda alle bambole e alle costruzioni lego.

partiamo con le notizie negative: come detto, i rivenditori sono quasi tutti americani quindi se volete acquistare sappiate che dovrete pagare 1-il ‘salterino‘, 2-le spese di spedizione e 3-anche le tasse doganali, per un totale non indifferente.

non sapendo a chi rivolgermi per l’acquisto ho scelto il sito web più sponsorizzato, xpogo.com che ha una vetrina molto semplice e intuitiva con prezzi, caratteristiche e descrizioni in bella vista.

i costi variano a seconda dei modelli: si va dai 39$ del ‘maverick‘ sino ai 400 del ‘vurtego v3 stealth‘.

 

è importante sapere che ogni modello ha le sue peculiarità: prima di scegliere l’estetica tenete d’occhio l’età minima per l’uso (importante se volete regalarlo ad un bambino o ad un adolescente), annotatevi la vostra altezza convertita in ‘foot‘ ma soprattutto, quel che più conta, il vostro peso: ogni modello ha un range espresso in libbre dentro il quale dovrete necessariamente ricadere.

tutto questo serve principalmente per differenziare il giocattolo dallo strumento sportivo.

diffidate dai prodotti che non riportano tutte queste informazioni, su ebay e su amazon ce ne sono parecchi.

il pacco è arrivato in una settimana ma solo perché i ragazzi di xpogo.com erano impegnati al pogopalooza in francia, altrimenti avrebbe impiegato certamente meno. l’informazione era riportata in bella vista sulla loro home page: tutti gli ordini sarebbero quindi stati evasi solo al loro rientro in patria e si specificava la data esatta.

contenuto della confezione: oltre al ‘salterino‘, una chiave a brugola per modificare la posizione delle manopole (unica modifica permessa dalla casa costruttrice per questo modello) e un foglio a4 con il minimo indispensabile per sopravvivere alle prime ore di entusiasmo sfrenato:

– usare sempre tutte le protezioni possibili: elmetto, ginocchiere, guanti e paragomiti;

– usare il pogo su superfici dure, mai sulla sabbia, sulla terra o sull’erba;

– non usare mai il pogo con i piedi nudi: indossare sempre delle scarpe da ginnastica;

– non usare mai il pogo senza il terminale in gomma della molla;

– non usare mai il pogo su superfici irregolari, inclinate o bagnate.

scrivono inoltre che per i primi salti la molla potrà essere un pochino dura ma che con l’uso questa si regolerà automaticamente.

 

il modello da me scelto è il super pogo 2, quello che a sentimento (e soprattutto per accessibilità di costo) mi è sembrato una buona via di mezzo per cominciare.

tirato fuori dall’imballaggio la prima cosa che mi ha colpito è stato il suo peso: 7 kg di acciaio e alluminio! da non credere…

 

24 giugno 2014

avevo visionato tanti filmati di ragazzini e professionisti ed ero certo che sarei riuscito ad utilizzare il ‘salterino‘ abbastanza facilmente.

niente di così sbagliato.

quando poggi i piedi sulle pedane ti accorgi che la priorità non è certo quella di saltare ma casomai rimanerci sopra in equilibrio il più a lungo possibile e non sfracellarti al suolo: dopotutto, provate voi a bilanciare 70 kg di essere umano su un pezzo di gomma del diametro di 5 cm!

per quanto m’impegnassi non riuscivo a fare più di 2-3 salti di seguito. il mio approccio era del tutto improvvisato: volevo solamente studiare le mie azioni e soprattutto le sue reazioni.

quello che mi destabilizzava era bilanciare il mio peso in modo che il salterino rimbalzasse in verticale. se i piedi non stanno nella posizione corretta, se il peso grava più su un pedale che sull’altro e se la linea del tuo corpo non è esattamente in asse, devi necessariamente poggiare i piedi per terra e ricominciare. altrimenti cadi.

la sensazione che ebbi era quella di cavalcare un toro inferocito, con la differenza che l’imprevedibilità del ‘salterino‘ era data dal mio bilanciamento sui pedali: puoi saltellare in verticale quanto ti pare ma prova a spostare anche di un millimetro un piede e quell’affare può partire improvvisamente in qualsiasi altra direzione.

dovevo rendere il pogo parte integrante di me; dovevamo essere una cosa sola, valutai.

cominciai quindi a posizionare i piedi quasi a contatto con il palo centrale e a stringere le ginocchia: la cosa migliorò notevolmente. certo, una volta partita la procedura, era sempre molto complesso correggere la mia posizione in corsa e alla minima difficoltà preferivo fermarmi e poggiare entrambi i piedi a terra; però ricordo qualche serie interessante da 10, 20 e in un unico fortunoso caso addirittura 30 saltelli consecutivi!

dopo un’ora di esercizio ero distrutto: zuppo di sudore come se avessi corso una maratona, quadricipiti in tensione per lo sforzo fisico e soprattutto un dolore immenso alla parte interna delle ginocchia, risultato del mio stringerle sul palo del ‘salterino‘. il giorno dopo sarebbero comparsi degli ematomi.

in questa prima uscita non ebbi modo di concentrarmi sulle sensazioni: la testa era continuamente occupata a generare reazioni improvvise ad azioni sconosciute, atte a prolungare le mie funzioni vitali.

 

26 giugno 2014

considerate le ecchimosi sulle ginocchia (facevano ancora molto male anche solo a sfiorarle), acquistai delle ginocchiere da pallavolo che applicai con l’imbottitura all’interno, a contatto quindi con il palo del ‘salterino‘. funzionarono a meraviglia e si rivelarono comodissime. era come usare un coprisella in gel su un sellino rigido come il legno…

l’ora di esperienza accumulata (e anche il fisico riposato) fece aumentare la sicurezza e la fiducia, aumentando considerevolmente la media dei salti consecutivi: ora eseguirne 10 di fila era il peggio che potessi fare. migliorai anche la posizione sul pogo: mi accorsi di poggiare i piedi molto più avanti rispetto alla prima volta, quasi sui talloni, e che cercavo di incastrare i quadricipiti sotto le manopole: certamente per mantenere una pressione costante sui pedali e non perdere la posizione dei piedi durante il salto. la parte più complessa infatti era non spostare i piedi dopo il rinculo della molla ma mantenerli sempre il più vicino possibile al palo centrale e sempre ad egual distanza uno dall’altro.

la sensazione che si prova è molto simile a quella su un tappeto elastico con la differenza che devi sempre rimanere concentrato sul salto perché il toro inferocito ti può rimbalzare sui denti o sbatterti per terra in qualunque momento.

un’altra ora era finita e mi accorsi che il pogo mi aveva sfiancato ancora. promemoria: trovare dei guantini perché le manopole col sudore scivolano e cominciano a tagliare le dita.

 

1 luglio 2014

decisamente molto meglio: molto più equilibrio e molta più sicurezza. anche la postura è molto migliorata: non stringo più le ginocchia sul ‘salterino‘ (dopo i primi salti ho smesso addirittura le ginocchiere) ma quando sono per aria mi sorprendo a sollevare il pogo per le manopole, in modo che i piedi rimangano sempre aderenti sui pedali e non si spostino facendomi perdere l’equilibrio.

trovo decisamente molto più semplice caricare la molla con le ginocchia e spiccare dei salti molto più alti ma soprattutto riesco anche a spostarmi di lato o in avanti, seguendo una linea retta.

sono ormai pronto per passare alla fase due: ma questa, casomai, sarà un’altra storia.

 

per concludere posso dirvi che il pogo è un’attività fisicamente massacrante ma il bello è che non te ne rendi conto (se non l’indomani n.d.a.).

se pensate sia noioso saltellare su un attrezzo del genere come dei dementi posso rispondervi che dipende unicamente da voi, non c’è limite alla fantasia. provate a guardare qualche video in rete: una volta acquisita la necessaria padronanza nelle proprie capacità si può fare di tutto: affrontare e superare ostacoli urbani di qualsiasi genere, emulare le figure base come nello skateboard o nello snowboard o inventarne di nuove, oppure spingersi al limite mettendoci solo fantasia.

è altamente divertente e assolutamente contagioso e quando sei là sopra provi veramente una sensazione di assoluta libertà: si ha quasi l’impressione di volare

 

 

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