the flemish way

Posted on 17 ottobre 2014

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flemish_way2arriviamo a bruges in piena notte, accolti da un clima pesantemente invernale, alla ricerca dei primitivi fiamminghi e della loro arte.
dormiremo per una settimana all’ars vivendi, il b&b di paul e kristien che si confermerà all’altezza di ogni nostra aspettativa: camera spaziosa, bagno indipendente annesso con il più grande box doccia che abbia mai visto, tv, possibilità di prepararsi delle bevande calde in camera, colazione corposa e abbondante (con elegante mix di dolce e salato) e servizio navetta gratuito da e per la stazione (se arrivate con il treno o il pullman paul vi viene a prendere, risparmiandovi ogni grattacapo). unica pecca forse il segnale wifi molto debole.
il b&b è comunque a soli 500 mt dalla marktplatz (la piazza del marcato, il centro sul quale ruota tutta bruges), costa 50 euro al giorno (25 a testa se siete una coppia) e i padroni di casa sono davvero molto disponibili e cordiali. non potevamo davvero trovare di meglio, credetemi.

quello che mi colpisce subito è che i nomi delle vie di bruges suonano tutti uguali: sarà questo suffisso straat affiancato al nome proprio ma timmermanstraat, balsemboomstraat, pottenmakersstraat e via dicendo, oltre che di difficile memorizzazione sono anche dei veri e propri scioglilingua.
sta di fatto che in questa parte del belgio la lingua ufficiale è il nederlandese. parlano correntemente anche il francese, il tedesco e l’inglese ma i cartelli informativi di ogni tipo, dal menu del ristorante alle didascalie nei musei, molto spesso sono UNICAMENTE in nederlandese… e non si capisce niente.

LUNEDI
in qualunque paese straniero si vada, la prima cosa da fare è recarsi sempre all’ufficio informazioni turistiche per cominciare a pianificare le giornate.
bruges ha il proprio nella marktplatz: una postazione ricavata all’interno del palazzo dove ha sede l’historium brugge.

è questo un museo multimediale interattivo (la butto qui: per tecnologia e concepimento mi sembra il più recente di tutta la città) dove il visitatore rivive l’epoca d’oro di bruges (verremo riportati indietro esattamente nel 1435) attraverso un’esperienza multisensoriale.

un film inedito, creato appositamente per il museo, narra le vicende di jacob l’apprendista, inviato da van eyck in persona a ritirare una gabbia con un pappagallo verde di nome frederico (il simbolo della purezza, poi capirete meglio guardando il quadro) e ad accogliere anna, la dama scelta per il soggetto principale del celebre dipinto ‘la madonna del canonico van der paele‘.
sappiate che tutta bruges campa sulle spalle di quest’opera.

il tour è strutturato secondo un percorso a stazioni, con un punto di partenza e uno di arrivo, che si snoda attraverso 7 stanze tematiche nelle quali sono stati ricostruiti (molto egregiamente) gli ambienti dell’epoca: un magazzino, lo studio di van eyck, gli uffici della dogana etc. che fanno da cornice ai vari spezzoni del film.

attraverso le cuffie e il dispositivo audio in lingua italiana (in tutto sono 9 le lingue disponibili) seguiamo le indicazioni della voce guida e attraverso delle porte automatiche che si aprono e si chiudono tramite dei sensori, entriamo e sostiamo via via nei diversi ambienti. l’atmosfera è davvero unica: veniamo circondati ora dai rumori dell’acqua dei canali, ora dal trambusto della folla nell’ufficio della dogana; respiriamo ora l’odore della trementina dello studio del pittore ora il profumo dei sali da bagno nella relativa stanza a tema. all’improvviso poi comincia il relativo spezzone di filmato (inserito perfettamente nel contesto ora dietro una porta, ora su un tavolo, ora dietro delle grate) che anima e scandisce i tempi della visita.
il tour termina in una zona interattiva che permette di approfondire la storia di bruges: pannelli touch alle pareti consentono di giocare e risolvere diversi quiz e rompicapo, cassetti possono essere estratti per assaporare le principali essenze dell’epoca e pannelli basculanti consentono di fare un rapido confronto sul com’è e il com’era dei principali scorci della città.
costo 11 euro: per me ne è valsa veramente la pena.

facciamo tappa alla chiesa di nostra signora che custodisce una delle principali attrazioni della città: la statua della madonna di michelangelo, la cui navata è a pagamento (2 euro) e tutto il rimanente è in profonda restaurazione ma gratuito.
compreso nel prezzo anche la madonna dei sette dolori di adriaen isenbrant. da segnalare anche il campanile alto 122 metri che caratterizza la skyline della città.

ovunque patatine fritte, waffle, cioccolata, cozze e merletti… ah, il lunedi è anche giornata di chiusura per tutti i musei.

MARTEDI
freddo cane e pioggia.
ci rechiamo di buon’ora al museo groeninge, il museo d’arte della città che ospita una buona collezione di primitivi fiamminghi. decidiamo di acquistare il museum pass da 20 euro, valido per 3 giorni consecutivi e con il quale possiamo avere accesso a 16 musei. data la media di 8-9 euro ad ingresso ci conviene decisamente.
mi trovo qui soprattutto per l’unico bosch della collezione: il trittico del giudizio di bruges.
sono un fanatico dell’arte fiamminga ma come ogni persona ho i miei beneamati: hieronymus bosch e pieter bruegel il vecchio tra tutti.

scopriamo subito che del trittico non c’è alcuna traccia (nonostante questo continui ad essere sponsorizzato su ogni brochure della città) ma è sostituito da un altro trittico, sempre di bosch, che nonostante la mia predilezione, onestamente non conosco.
butto un’occhiata alla didascalia e poi mi dedico allo studio dell’opera: le due pale più esterne raffigurano certamente dei santi eremiti: quello a sinistra sembra un monaco mentre quello a destra ha la porpora (e per terra il cappello a tesa larga) di un cardinale. a sinistra gli strani esseri (chi conosce bosch sa di cosa parlo) circondano il monaco e sullo sfondo una città che brucia, attorniata da forme demoniache in volo. mi viene in mente sant’antonio e le sue tentazioni.
a destra, il porporato potrebbe essere uno dei padri della chiesa, san girolamo forse, spesso dipinto proprio con la porpora. ma nell’iconografia classica è sempre affiancato da un leone e in questo caso non riesco a vederlo.
la pala centrale ha come personaggio principale un uomo con delle macchie sulla pelle, avvolto in un mantello cremisi. alla sua destra, un gruppo di persone che sembrano dei musici (bellissimo il particolare di uno di questi che suona il teschio di un… cavallo?) mentre alla sua sinistra, dalla parte dove egli rivolge lo sguardo, guidato da un monaco con la testa di volpe, un secondo gruppo di esseri mostruosi che sembra fuoriuscire da una voragine nel muro di un’abitazione. di sfondo, anche qui, un altro incendio, peculiarità dell’autore.

il museo è carino, piccolo ma molto arioso; forse con qualche pecca nell’illuminazione.

fate caso al logo del museo: quella g non è un palese richiamo alla g di google?

sint-janshospitaal museum
questo era il luogo dove i malati e i bisognosi trovavano il sostegno di monaci e suore. viene anche chiamato museo memling dati i numerosi lavori commissionati al celebre pittore tedesco di scuola fiamminga che ancora oggi custodisce.
le attrazioni principali del museo sono il trittico del matrimonio mistico di santa caterina (da apprezzare il particolare dei 4 cavalieri dell’apocalisse, sullo sfondo del pannello dedicato alla visione di san giovanni) e lo scrigno-reliquiario di sant’orsola, entrambe opere di memling. ci sono poi pietre tombali, libri di anatomia, inquietanti ritratti di dottori (ne ricordo uno che in posa per il dipinto cerca di praticare una qualche operazione di chirurgia all’occhio di un bambino), messali bellamente miniati e attrezzi chirurgici di ogni serie: divaricatori, seghe, clisteri…

ho assaggiato il waffle, dolce tipico di queste parti.
crudo si presenta come un impasto liquido di qualche cosa che ricorda i pancake e cotto (su doppie piastre roventi) si presenta invece come una mattonella rettangolare spessa 1 cm, con una superficie a grata). viene accompagnato con qualunque cosa: frutta, zucchero a velo, marmellata, gelato…
mi è piaciuto davvero tanto: ha il sapore della cialda dei nostri coni gelato (vagamente dolce ma sostanzialmente di sapore neutro) croccante fuori e morbido dentro; il gusto varia a seconda di quel che ci metti sopra. ho potuto gustarlo sia con la marmellata, con lo zucchero a velo e con il gelato e posso dirvi che la morte sua è proprio con l’umile zucchero. poi è questione di gusti.

e nel mentre avevo dimenticato il nome del trittico di bosch al groeninge museum.

MERCOLEDI
mercato settimanale di marktplatz: specialità tipiche e altre meno di un mercato rionale qualsiasi che a differenza di tutti gli altri però non sporca, non lascia nessuna traccia d’immondizia quando tutto viene smobilitato.
strane salsicce, cucina vietnamita, patè d’oca, waffles, verdura, frutta, fiori, cantanti e città.

torre di belfort
è il simbolo di tutta bruges e ne caratterizza la skyline. è la torre municipale (non un campanile) concepita come archivio e come struttura per custodire gli oggetti più preziosi della città ma ospitava soprattutto le campane, che servivano a scandire i tempi della quotidianità.

lungo i 366 gradini ci si imbatte in 6 stanze distinte:
– la prima contiene due vecchi bauli dentro i quali venivano riposti i documenti della città, difesi da pesanti grate in ferro che servivano a preservarli soprattutto dal fuoco;
– la seconda descrive le diverse tipologie di campane e un dispositivo a pulsanti consente anche di ascoltarne il suono;
– la terza ospita un’enorme campana dimenticata;
– la quarta alloggia i bellissimi ingranaggi dell’orologio della torre e il grande carillon a 47 campane, con il suo enorme cilindro dentellato e i tiranti dei martelletti che percuotono le campane un piano sopra;
– la quinta stanza è chiusa ma si intravede una tastiera (forse per suonare manualmente le campane?) e infine, giunti agli 83 metri d’altezza si può finalmente ammirare la vista tutt’intorno, frastornati (ma il rumore è sopportabile) dai rimbombi delle campane sopra la testa.
peccato piovesse a dirotto con raffiche di vento incredibili.

municipio è un edificio in stile gotico con una bellissima facciata in pietra, ricca di numerose sculture raffiguranti personaggi storici.
l’interno dell’unica sala, conosciuta come sala gotica è un tripudio di colori, tra i quali spicca la lucentezza dell’oro e il bruno del legno. bellissime le pareti affrescate da ibrecht de vriendt con le scene della storia di bruges e grandioso il monumentale camino neogotico.

se passate da bruges vi consiglio caldamente il ristorante de buhne al numero 6 di sint-salvatorskoorstraat: il menu vegetariano (che si articola di primo, un secondo e un dessert) è un accostamento di sapori complicati, dal gusto molto particolare e veramente delizioso. alta cucina da assaporare con calma, composta di prodotti di qualità e freschissimi. la proprietaria poi è di una gentilezza quasi imbarazzante e il prezzo abbordabilissimo: 18,50 euro.

nel centro storico ci sono poche automobili e i bus si muovono quasi inosservati. le biciclette invece sono ovunque e i ciclisti sono quasi più arroganti di noi italiani al volante.
i tanti calessi che scorrazzano i turisti in visita sono una delle attrattive principali qui a bruges: lo scalpiccìo degli zoccoli del cavallo sui sampietrini e le poche persone per le strade mi fa pensare al fascino della londra vittoriana.

lo scorcio più suggestivo della città lo riconoscete subito: è quello in rozenhoedkaai, fotografato da tutti i turisti e presente su tutte le cartoline. poco più avanti lungo il canale, in steenhouwersdiik, troverete anche il cane più fotografato di bruges: l’abbiamo sempre trovato lì, a sonnecchiare sul davanzale di una finestra due metri sopra l’acqua. tutte le frotte di turisti che gli sfilano sotto in barca gli dedicano sempre almeno uno scatto e un saluto. lui socchiude un occhio, studia la situazione e si rimette a dormire.

basilica del sacro sangue
per ammirare il tesoro della basilica si pagano 2 euro (e forse il pezzo più interessante è un arazzo che racconta la traslazione delle reliquie di sant’agostino dalla sardegna a pavia). la chiesa è nota soprattutto per la reliquia del sacro sangue che si dice sia stata presa da giuseppe di arimatea e portata dalla terra santa da teodorico di alsazia, conte di fiandra. non ho potuto vederla da vicino perché credo ci volesse un’offerta in denaro e la cosa mi ha dato parecchio fastidio.

museo archeologico
vi dico subito che non è il solito noioso museo fatto di reperti archeologici.
il visitatore entra in una sorta di percorso-tunnel avvisato che deve ASSOLUTAMENTE TOCCARE qualunque cosa non sia protetta dal vetro.
lungo il percorso ci imbattiamo in giochini-rompicapo (unicamente in lingua nederlandese e molti non funzionanti), una collezione di abiti medievali da indossare per farsi fotografare, raffronti continui tra la vita di parecchio tempo fa e quella di oggi (scarpe, tavole imbandite, una cucina…), cassetti da aprire, barattoli da annusare e infine (per me) il pezzo forte che sfiora l’arte contemporanea: il visitatore arriva in una piccola stanza 3×3 metri che simula una fossa di scavo con tanto di cocci e detriti, chiusa dall’alto con del plexiglas sul quale poggia un gabinetto: rende bene l’importanza che reputiamo al passato ovunque sotto di noi.
vi dirò, esperienza tutto sommato interessante; anche se non ho imparato niente di più di quello che non sapessi già mi sono divertito a scoprire e a sperimentare di volta in volta quello che si potesse fare.
il percorso e tutte le installazioni avevano comunque l’aspetto parecchio dimesso; mi hanno fatto pensare immediatamente ad un vecchio parco giochi in disuso che conferisce al museo un’aria piuttosto decadente e dimenticata. e mi è piaciuto anche per questo.

beghinaggio
le beghine e i begardi sono i nomi per definire dei membri laici di un’associazione religiosa cattolica che conducono una vita monastica senza però prenderne i voti. questa associazione è nata proprio qui, nelle fiandre, intorno al 1150.

il beghinaggio di bruges (come tantissimi altri monumenti e tutto il centro storico sono beni protetti dall’unesco) è invece un insieme di piccole casine bianche tutte uguali, dove le beghine vivono ancora, che circondano un pezzo di erba verdissima e degli alberi giganteschi.
è per me uno dei luoghi più belli e suggestivi, non solo per la vista incantevole che inaspettata mi si è aperta agli occhi all’improvviso ma anche per il momento in cui ci son capitato. il luogo era completamente deserto e appena varcato il portale ha smesso di piovere e per la prima volta da quando eravamo a bruges, un tiepido sole di fine giornata ha illuminato di un’atmosfera davvero fiabesca quell’angolo di mondo. un luogo splendido, indimenticabile.

abbiamo proseguito verso la torre della polvere da sparo (il cui nome ci fa intuire il suo uso passato) per addentrarci nel parco minnewater: altro luogo splendido dove il suono dell’acqua e degli alberi infondono una pace meravigliosa, ed è una sensazione incredibile passeggiarci attraverso.

GIOVEDI
i mulini a vento erano uno dei nostri punti fermi: ne sono sopravvissuti solo 4 (uno ad onor del vero è stato ricostruito) che si stagliano imponenti uno dietro l’altro come dei giganti decaduti.
la prerogativa era visitare il museo dentro uno di questi, il sint-janshuismolen, ma scopriamo con disappunto che entrambi i mulini (sono due quelli visitabili) sono aperti al pubblico solamente nel periodo tra maggio e agosto.

museo chiesa di nostra signora di potterie
è una chiesa in stile barocco, anche questa ex ospedale e ora anche museo. i belgi si sanno vendere molto bene.
il ragazzo alla reception, non so come, si è accorto che fossimo italiani e con coraggio e profonda cortesia ha cercato di esprimersi in un discreto italiano, forse anche un pochino zoppicante ma certamente mille volte meglio del mio inglese totalmente sdraiato.
i reperti sono poco interessanti a dire il vero e la chiesa, forse lo è ancor meno: reliquie di santi (curioso il corpo di qualcuno/a chiuso dentro quel che sembra tanto un sacco da cadavere decorato), messali miniati, attrezzatura scintillante da altare e tra i vari dipinti di vari anonimi maestri uno solo ha magnetizzato la mia attenzione. butto il solito occhio alla didascalia (no, non conosco l’autore) e poi mi dedico con attenzione allo studio dell’opera: i colori sono quelli vividi dei fiamminghi e anche i ritratti di trequarti e la dedizione per i particolari fanno pensare ad un esponente della scuola. il centro del dipinto è occupato interamente da una madonna con bambino ma è tutto quello che la circonda ad appassionarmi. vediamo: sulla sinistra una donna che sembra avere una visione e rigetta dal cavo orale un piccolo demone nero, attorniata da uno storpio che si trascina senza gambe e da una dama ben vestita con le mani giunte in preghiera. dietro, sullo sfondo, una stradina battuta da un viandante, un colle ricoperto dalle croci di un cimitero e un uomo chino su un pozzo. completano la composizione un secondo storpio che cammina con l’ausilio di due stampelle e una chiesa. mi annoto mentalmente il nome del pittore.

c’è poco altro. salutiamo il tizio della reception con una gradevole conversazione in italiano e passiamo oltre.

in de zwarte kat (il gatto nero) è il museo del folklore che ha preso in prestito la famosa illustrazione di théophile-alexandre steinlen usata per il manifesto della tournée du chat noir del 1896.
i collegamenti che spiegano questa scelta sono un gatto nero che bazzica come mascotte nel museo e una non ben definita associazione di cui ho capito poco o niente. gli shop dei diversi musei e dei souvenir in genere spacciano quell’immagine come fosse caratteristica della città e invece è tipica di parigi. non so.
il museo ricostruisce ambienti e mestieri oramai caduti in disuso (alcuni dei quali sono i mestieri di moltissime altre città in tutto il mondo, non vedo proprio la pecularietà) con l’intento di farvi assaporare la storia di bruges: un’esperienza monotona, molto noiosa e per niente interessante. se volete un consiglio, girateci alla larga.

di tutte le porte che una volta controllavano gli accessi alla città, quella di gentpoort è l’unica visitabile. ci arriviamo percorrendo la bellissima striscia di parco lungo il canale che delimita tutto il centro storico; e io non faccio che pensare a quanto sarebbe bello correre lungo tutto quel perimetro. chissà se l’amministrazione di bruges ha in calendario un qualche evento podistico… magari una maratona!
il museo è piccolino ma interessante, meno il panorama che si gode dall’alto. nel mezzo, all’interno di una delle due torri di guardia, due schermi al plasma e due balestre wii (pesantissime) con le quali cimentarsi in sfide d’abilità sino a 4 giocatori. un bell’esempio d’integrazione di tecnologia tra le feritoie di una torre di guardia.

a bruges si può girare il centro storico usando il calesse via terra, la barca via acqua e la mongolfiera via aria. controvoglia (sono sincero), optiamo per i 7,20 euro del tour via acqua; certo che sia una cosa per turisti e che mi deluderà.
attendiamo che la barca si riempia dei suoi 25 posti e si parte. e io mi devo ricredere.
mentre il comandante alla guida della tinozza ci descrive aneddoti ed edifici in inglese e in francese, da quaggiù si gusta un punto di vista inaspettato: attraversiamo bassi ponti, sfioriamo cigni e germani, apprezziamo scorci inarrivabili fatti d’acqua e piante. ovunque tutto è sempre molto pulito e ordinato. la barca vince.

improvvisamente mi accorgo di aver dimenticato il nome del pittore del museo di nostra signora di potterie e maledico di non aver fotografato anche quella maledetta targhetta.
decido che da questo momento in avanti prenderò nota fotografica di ogni artista che anche solo sfiorerà la mia curiosità.

prima di accedere all’arentshuis ci imbattiamo in una mappa della città (alta più o meno 2,5 metri) realizzata completamente in merletto. qui in fiandra c’è anche questo.

l’arentshuis ospita al piano terra l’esposizione temporanea delle acqueforti di van hendrick goltzius di cui ho apprezzato particolarmente la serie (in uno strano formato circolare) di pride comes before the fall, con la caduta dei 4 miti greci tantalo, icaro,  fetonte e issione. a colpirmi soprattutto le dinamiche dei quattro corpi che cadono di peso nel vuoto.
al primo piano m’imbatto nel primo artista di cui il belgio mi fa dono e da cui vengo letteralmente stregato: frank brangwyn.
mi son piaciute parecchio tutte le sue xilografie e le sue acqueforti, qualche litografia ma nessuno dei suoi dipinti.

contrasti mai banali, un nero molto pesante, quasi opprimente, i tratti molto spessi e sporchi delle acqueforti; ma è soprattutto sul legno che brangwyn esprime il meglio di sé. la xilografia the truffle-seeker è la mia preferita: una diagonale scompone l’opera in due parti, una zona bianca sulla quale si staglia in nero una figura vagamente umana con le braccia tese nel tentativo di una cerca e una zona nera, sulla quale viceversa emerge il bianco di un cane che s’immagina avere la testa immersa nella terra.
per me rimane comunque il cercatore d’immondizia, perché è così che l’ho immaginato prima di leggerne il titolo. dopotutto ognuno vede ciò che conosce o immagina.
i tratti sono grossolani, scavati via molto velocemente ma con precisione e le due figure sembrano quasi dei fantasmi, dai contorni non ben definiti. se fosse una foto in bianco e nero la si potrebbe immaginare mossa e sfocata, di quelle che confondono gli occhi che vagano senza riferimenti e cominciano ad aver paura di quel che non riescono a capire…

nel bookshop chiediamo notizie del bosch scomparso al groeninge museum. ci rispondono che è in restauro. chiediamo allora il titolo di quello che sembra sostituirlo e ci rispondono imbarazzati qualcosa che suona tipo games in s’hertogenbosch. controlleremo con l’ausilio del wifi al b&b.

QUINTO E SESTO GIORNO
come volevasi dimostrare non c’è traccia nella rete del trittico games in s’hertogenbosch e il pittore della chiesa di nostra signora di potterie latita ancora nei meandri dei miei ricordi sbiaditi. i due misteri cominciano ad ossessionarmi.

a 40 minuti di treno da bruges sta gand, capoluogo delle fiandre orientali e terza città del belgio con i suoi quasi 250.000 abitanti.
ci accorgiamo subito che gand non è bruges: ti abbraccia con l’irruenza delle grandi città, stritolandoti nel caos, nella velocità, nella sporcizia e nell’odore delle notti passate a bivaccare nei locali.
appena fuori dalla stazione di sint-pieters m’imbatto nel più grande parcheggio di biciclette che abbia mai visto.
ma siamo qui principalmente per il museo d’arte voor schone kunsten che raggiungiamo a piedi dalla stazione, attraversando il citadel park.

cominciamo con le 3 sale middle ages dove la fanno da padrona i due dipinti di hieronymus bosch, la salita al calvario con la stupenda carrellata di volti grotteschi e le due diagonali che si intersecano esattamente sul volto di gesù, centro del dipinto; e il san girolamo in preghiera, attorniato da un simbolismo molto ricco.

interessanti poi i particolari dei demoni del giudizio universale di rafael coxcie dove tra i dannati spicca una donna che mostra il riflesso di una persona racchiuso dentro un piccolo specchio rotondo. il gioco con gli specchi mi ha sempre affascinato e lo noto subito; trovo sia molto inquietante. chissà chi è quella figura sorridente con la gorgera bianca che immagino alle spalle del pittore.

avanziamo per il sedicesimo e il diciassettesimo secolo imbattendoci improvvisamente in una sorta di acquario dove stanno mettendo mano al capolavoro dei fratelli van eyck: il polittico dell’agnello mistico. ci rimango piuttosto male: anche questo è sotto i ferri per il lifting?
attraverso un vetro vediamo le pale separate (stranamente solo quelle esterne del polittico chiuso) e due donne completamente assorte in quello che sembra un lavoro molto preciso. e passiamo oltre.
trovo delle opere di pieter bruegel (purtroppo) il giovane, un altro cristo che porta la croce che mi ricorda moltissimo l’ambientazione de la salita al calvario di pieter bruegel il vecchio e poi finisco nella sala delle incisioni della fine del 1800.
è qui che il belgio mi fa dono del secondo artista da cui vengo ancora stregato: felicien rops.
le incisioni della serie les satanique, la punta secca di mors syphilitica e il frontespizio del volume flambeaux noirs di emile verhaeren sono dei capolavori decadenti che mi fanno pensare immediatamente ai racconti di edgar allan poe.
da citare anche l’acquatinta the carmagnole di kathe kollwitz e qualcosa di george minne.

faccio ritorno alle sale del diciottesimo secolo e proseguo a ritroso: trovo un dipinto di henri leys raffigurante la visita di durer ad anversa nel 1520, un dipinto di ferdinand I braekeleer intitolato the bat nel quale un gruppo di persone armate di scope scruta il soffitto alla ricerca del piccolo pipistrello che l’osservatore è quasi invitato a cercare insieme a loro, un dipinto di gustave dore e un maria maddalena di alfred stevens.

dal ‘900 in poi, niente attrae più la mia attenzione e dopo 3 ore usciamo dal museo alla ricerca di cibo.

cattedrale di san bavone
questo era il luogo che custodiva il polittico dei fratelli van eyck: il più celebre jan e il misterioso hubert. custodiva perché sappiamo essere sottoposto a ristrutturazione.
e invece giunti nel battistero, ci ritroviamo davanti l’interno del polittico in tutta la sua magnificenza! capiamo che solo le 8 pale esterne sono sottoposte al restauro! GLORIA!
prendiamo le audio guide (una sorta di precursore antidiluviano dei primi telefoni portatili) finalmente in italiano e comincio ad osservare molto da vicino le 12 pale interne e le 8 (copie) esterne.
la storia del polittico è molto affascinante, con alcune pale smontate e rivendute nel tempo, alcune rubate e mai più ritrovate (quella dei buoni giudici) e poi l’episodio che narra anche il film monuments men con il dipinto sequestrato da hitler e ritrovato poi dagli americani.
racchiusi in questi 2,58 x 3,75 metri sono raffigurate una moltitudine di persone, simboli e particolari che sarebbe molto arduo descrivere; ma una chicca ve la voglio raccontare.
sul retro delle ante, che si vedono quando il polittico è chiuso, si trova l’arcangelo gabriele sulla sinistra e di fianco una bifora aperta sulle vie di una città. si racconta che quella fosse la vista del misterioso studio dei fratelli van eyck a gand e non ricordo bene se da quella vista siano risaliti al relativo palazzo oppure se abbiano avuto conferma da un medaglione dei fratelli già sul palazzo. è uno dei tanti misteri che avvolge questo magnifico pezzo d’arte mondiale.
ascoltare la descrizione delle singole pale è davvero appassionante, anche se il battistero comincia a riempirsi di troppi turisti e la temperatura sale precipitosamente.
sappiate che se bruges campa sulle spalle de la madonna del canonico van der paele gand di sicuro lo fa su quelle del polittico dell’agnello mistico.

andiamo al tourist office e facciamo incetta di mappe e brochure ma una tra queste attrae particolarmente la mia attenzione: quella del concrete canvas tour che ha in copertina una foto in bianco e nero con dei conigli che sembrano dormire uno sull’altro. per tecnica e stile mi ricordano immediatamente un artista italiano della street art che adoro: ericailcane.
la brochure (che aperta diventa poi una mappa) è graficamente entusiasmante: è stampata in scala di grigi su una carta ruvida sulla quale spicca immediatamente un vermiglio quasi accecante che mi convince immediatamente.
scopro essere uno street art tour che conduce il visitatore alla scoperta delle opere più rappresentative e interessanti per le strade di gand. 54 opere d’arte da scoprire nella versione lunga in bicicletta da 14,5 km o quella breve da 32 pezzi percorribile a piedi, solamente da 7,5 km. sono estasiato! trovo sia un’idea geniale!

la parte interna è dedicata invece agli artisti: chris dyer, gijs vanhee, chase, buè the warrior, steve locatelli, smithe, sam scarpulla, dhear, zosen, mazu prozak, a squid called sebastian, hard nesh, resto, mr. leenknecht, penelope deltour, topo, smates, klaas van der linden, jeremiah jamz jamezon, no sleep richy, mark goss, oli-b, hertkore, farm prod, strook e infine l’unico della lista che conosco, roa, artista belga autore del muro di copertina, molto uguale come già detto ad ericailcane sia per lo stile del bianco e nero ma soprattutto per i soggetti, prevalentemente animali vivi o morti.
comincio immediatamente a dare la caccia ai primi pezzi. la mappa non è molto dettagliata e nel labirinto del centro storico il primo muro mi fa dannare. lo sorprendo nell’oscurità di un sottopassaggio pedonale e rimango estasiato come un bambino alla vista dei regali sotto l’albero di natale: delle luci UV illuminano molto flebilmente l’opera ma alcuni colori sembrano brillare di luce propria: vernici luminescenti! è un vero spettacolo credetemi. sono realmente senza parole. l’autore di questo pezzo è steve locatelli. questa volta prendo nota sulla molenskine.
estraggo la mappa dalla tasca per conoscere l’ubicazione del prossimo e scopro che anche il vermiglio della mappa brilla! è un particolare davvero sottile ma di una creatività estrema. gend mi ha già ampiamente ripagato della visita.
purtroppo non abbiamo il tempo di fare il giro completo e questo sarà il mio più grande rimpianto su suolo belga (immaginavo già di intraprendere lo stesso tour di corsa, durante una mattinata fredda, desolata e senza sole…). chissà…
il sabato a gend i musei fanno gli orari che capitano: alcuni aprono dopo, altri chiudono prima e senza connessione internet ci affidiamo alla buona sorte.
il museo del dottor guislain (medico belga considerato uno dei pionieri della psichiatria) infatti ci da subito buca. dirottiamo verso lo stam (il museo della città ricavato in una vecchia abbazia del quattordicesimo secolo). consumiamo una squisita insalata a base di formaggio alla piastra, mele e marmellata nel caffè del museo e ripartiamo direzione overpoostraat che percorriamo sino al canale, collezionando ben 14 pezzi del canvas tour.

prendiamo il tram e scendiamo al miat, il museo di archeologia industriale e tessile. oramai è una corsa contro il tempo: alle 17:15 si compie l’ultimo ingresso nel castello dei conti delle fiandre che purtroppo non riusciremo mai a vedere.
ci accontentiamo di un giro per i canali quando è già tempo di rientrare a bruges.
gand è molto ricca d’installazioni artistiche (molto carina quella dell’angelo con maschera antigas che addita i passanti da un ex convento) e di un movimento street art davvero interessante. per il resto, ha avuto la sfortuna di esser visitata dopo l’eccellenza di bruges. come? tra bruges e gand chiedete? bruges. tutta la vita.

SETTIMO GIORNO
tiriamo il fiato dopo le corse dei giorni precedenti: è piacevole camminare tra le strade semi deserte avvolte dalla nebbia e quando le campane della domenica cominciano a suonare, l’atmosfera si fa ancora più suggestiva.
facciamo una passeggiata lungo la striscia di parco che serpeggia parallela all’acqua del canale e tra platani e castagni arriviamo sino alla smedenpoort, per convergere nuovamente verso il centro.
scopriamo con molto dispiacere che le strade si sono affollate all’inverosimile. occupiamo il tempo per acquistare regali e souvenir e nello shop del sint-janshospitaal museum risolviamo il primo enigma: quello del trittico di hieronymus bosch senza nome. su una pubblicazione dei primitivi fiamminghi troviamo proprio la foto di quel trittico; la didascalia recita triptyc of the trials of job. altro che giochi in s’hertogenbosch.
rimane ora il secondo enigma: quello del pittore del museo di nostra signora di potterie, che oramai sono deciso ad archiviare. anzi, potrebbe essere proprio la degna conclusione del mio post: se qualcuno ripassa da quelle parti, per cortesia e per pietà, controlli per me. o qualcosa del genere.

ma il destino mi scherza (come direbbe elio) e durante il nostro rientro al b&b un tizio ci sfiora con la bicicletta suonando il campanello. ci guardiamo negli occhi un secondo, domandandoci dov’è che ti ho già visto? e poi lui sfreccia via.


poco dopo grido: quello è il tizio della reception del museo di nostra signora di potterie! quello che parlava italiano! lui conosce certamente il nome del pittore!!!.
ma è già scomparso tra la folla.

questo post potrebbe anche concludersi così; con questo mistero destinato a rimanere irrisolto. e invece non è andata proprio così.

sul pullman, mentre attraversavamo la periferia di gand lungo il tragitto che ci riportava all’aeroporto, ilenia rinviene improvvisamente dalla stanchezza di un sonno annoiato e addita un’insegna con un gufo: claeyssens optic. ecco qual’era il nome di quel maledetto pittore: pieter claeissens il giovane!

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