linea di confine

Posted on 16 marzo 2015

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perché corri?
ho risposto tante volte a questa domanda e mi sono accorto di aver dato altrettante differenti risposte col passare degli anni. c’è stato il tempo della corsa come accessorio al calcio, quello spirituale alla ricerca della serenità, quello agonistico per superarmi ogni volta, quello per colmare la noia e quello per star bene fisicamente; ma se in questo preciso istante doveste pormi quella stessa domanda, vi risponderei che corro per non esser preso.

la vita è meravigliosa perché non è mai una linea retta: è casomai una spezzata. ci sono un’infinità di angoli a renderla unica e dietro ognuno di questi stanno i problemi di ogni giorno, senza i quali non avremo benessere o felicità. la felicità, quella vera, la si ottiene sempre distillando il dolore e questo è ovunque intorno a noi; è lo stesso bianco invisibile sotto queste parole, senza, non riusciremo a leggerle. è casomai la predisposizione dell’animo umano a percepire la sofferenza come nociva o benefica, lasciandosi incupire alle volte o rafforzare alle volte. atroci buchi neri dentro i quali perdersi e affogare o verdi colline dalle quali rotolar giù senza peso, inebriato da una calda risata.

in un periodo nel quale le cose non vanno come vorrei ma soprattutto con le scorte di speranza ridotte ai minimi storici, la mia vita entra ed esce dalla modalità sopravvivenza e per sopravvivere fa uso massivo di abitudini. le abitudini, come matrix, costruiscono intorno a me un mondo farlocco, con l’intento di sostituirsi alla realtà e darmi così un nuovo obiettivo da perseguire. in questo surrogato di plastica la ripetitività genera speranze e riesce ad ingannarmi così bene da rendermi invincibile… addirittura ottimista! è una sensazione straordinaria quella di poter distillare gocce di benessere da secchie di dolore.

catatonico in modalità sopravvivenza la mia psiche cerca di sigillare i buchi neri usando quella stessa luce di beatitudine assoluta, per saldare insieme ricordi, idee e talento. mentre in quel mondo di plastica io continuo a correre. son consapevole di avere quarant’anni e che non vedrò mai la pensione; sono consapevole di vivere ancora a casa dei miei genitori perché non riesco a permettermi anche solo una camera in affitto e sì, sono consapevole che questo paese di confino non mi rappresenta e tantomeno quelli che lo governano, persone altamente detestabili… ma di qua, nella mia illusione io continuo a correre come se non ci fosse un domani e non voglio fermarmi! non posso.
guai se anche solo rallentassi un poco e venissi assalito dai dubbi come un branco di lupi affamati; povero me, se m’invischiassi nel nero di quei buchi senza fine!

questa è la linea di confine. si muove perpetua in un’unica direzione a velocità sempre costante, come le ombre allo spuntar del giorno, e divide un mondo in due opposti. sarò salvo sino a quando avrò la forza nelle gambe per rimanergli davanti…

 

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