maratonina dei fenici

Posted on 25 maggio 2015

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pula

sabato 23 maggio. pula (CA). ore 19,00. 19 gradi, forse qualcosa di meno; deciso vento di maestrale con cielo oscurato da pesanti nuvoloni che minacciano pioggia.

do inizio al mio solito riscaldamento intorno alle 18,20 e quando sto terminando i miei ultimi allunghi lo speaker richiama i podisti alla partenza e arrivo così troppo tardi per occupare una posizione di vantaggio.

allo sparo, la fitta carovana si muove lentamente e la strada è talmente stretta da non favorire nessuna via di fuga. passano circa 50 secondi prima che riesca a superare l’arco della partenza e trovare così dei buchi qua e la dentro i quali gettarmi a capofitto e superare.
faccio l’elastico per tutto il primo chilometro: scatto quando mi si presenta la possibilità e rallento quando invece sono chiuso da barriere umane invalicabili. finalmente ci lasciamo alle spalle il centro abitato per dirigerci verso il mare: le strade si allargano e mi concentro sulla strategia di gara.

le gambe hanno fretta, scalpitano, si muovono leggere, ma ho accumulato un pochino di esperienza tale da frenare l’euforia per la seconda parte. avevo deciso di correre i primi 10 km ad una media di 4′ 25” ma per ora sono rassegnato al fatto che le mie competizioni siano una miscela instabile d’improvvisazione e squilibrio e difatti, secondo il mio buonsenso, sto muovendomi troppo velocemente. sto tra i 4′ 15” e i 4′ 20”. chi vivrà saprà.

il percorso è un anello interamente asfaltato e senza dislivelli di circa 7 km che dovremo ripetere per 3 volte. si rivelerà abbastanza anonimo: molto noioso e ripetitivo, eccezion fatta per il passaggio sulla laguna e quello nel centro città, dove l’incitamento di una moltitudine di persone spazzava via ogni fatica.

il primo giro scorre via veloce: tempo medio 30′ 15”.

sto bene, bevo qualche sorso d’acqua al punto ristoro e continuo a monitorare la mia corsa cercando di non intaccare le mie energie mentali. mi focalizzo non tanto sul paesaggio quanto sui podisti vicini: marca di scarpe, stile di corsa, accessori e addirittura gli sponsor sul retro delle loro canotte!

al chilometro numero 12 si fa sempre più imminente la possibilità di aumentare il ritmo. non ho ancora ben imparato a sentire il mio corpo e la gestione della gara è ancora un’ incognita per me… come ho scritto prima, improvviso a sentimento.
tra i mille dubbi sull’andare e lo stare son passato stabilmente ai 4′ 15” e termino il secondo giro (14 km n.d.a.) in 1h 0′ 06”. è il momento di buttarsi: ora o mai più! si corre l’ultimo giro.

già al chilometro 15 mi ritrovo a correre a 4′ 01”: ho lasciato finalmente libere le gambe e provo a tenere botta.
il chilometro 16 vola via a 4′ 03”, il 17 e il 18 a 4′ 06”. sto ancora bene. il 19 scorre a 4′ 10” e i primi pensieri negativi cominciano a far breccia nella testa. la vocina comincia a sussurrare ‘fermati!’.
al ventesimo chilometro sono ancora sui 4′ 10” ma le mie energie mentali sono andate esaurite. ho staccato troppo presto. disperazione.
spero di scorgere il rettilineo del traguardo dietro ogni curva ma ogni volta puntualmente vengo deluso. la vocina ha cominciato ad urlare e tutti i dolori del mondo mi esplodono addosso come una bomba nucleare; mi viene in mente una vecchia automobile che a causa dell’alta velocità perda i pezzi per strada sino allo scheletro. anche io mi sto sgretolando.

il chilometro 21 lo corro a 4′ 12” e in vista del traguardo la mia mente ordina alle gambe un ultimo sacrificio ma queste non ubbidiscono più e continuano a fare quel che possono. fermo così il cronometro a 1h 29′ 34” e il garmin mi avvisa che ho due nuovi record personali: sui 10 e sui 21 km.
finalmente sorrido. è andata bene.

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