il lago di corsa

Posted on 3 giugno 2015

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lago_di_corsa

martedi 2 giugno, festa della repubblica italiana; pochi chilometri fuori villacidro, capoluogo nel medio campidano. sono le 9,30 e accalcati nei pressi di questo gonfiabile blu siamo circa 700: 700 pezzi di carne umana ammassati uno sull’altro ustionati dal sole…

si sta per correre la decima edizione del lago di corsa, competizione podistica su strada che si snoda attorno al lago leni, il secondo bacino artificiale d’europa (dopo quello della basilicata n.d.a.) il cui sbarramento è stato realizzato esclusivamente in terra battuta, con materiale alluvionale raccolto direttamente nella zona circostante. il lago ha una superficie d’invaso di circa 74 km² e una capacità di 20 milioni di m³. il percorso gara si attorciglia sul perimetro del lago: un anello di bitume tortuoso di 11,400 km fatto di curve strette e rapidi cambi di pendenza. ma tutto questo lo scoprirò solamente dopo.

ora ci stiamo scorticando a fuoco sotto l’arco gonfiabile blu della partenza in attesa del via. questa volta ho deciso di sacrificare leggermente il mio riscaldamento per occupare una posizione di favore davanti. sono in prima fila. mano mano che l’organizzazione richiama gli atleti alla partenza questi, invece che sistemarsi in coda come alle poste di ogni buon paese civile, si posizionano davanti a tutti con indifferenza e disinteresse incivile, occupando una zona ben oltre la linea di partenza. è ovvio che tutti questi, per regolarità, debbano poi esser fatti retrocedere dietro la start line… e cosa succede secondo voi? la massa si sposta in blocco per permettere a questi pseudo atleti di occupare una posizione regolare oppure la massa si frantuma come dentro una morsa?

non c’è più spazio tra un corpo e un altro: la densità è al limite. l’ossigeno manca quasi completamente e la temperatura a contatto con i corpi accaldati e sudati continua a salire. rimaniamo in questa condizione non so per quanto.
da qualche parte dietro di me, c’è anche il mio amico paolo che due giorni fa ha corso la maratona di stoccolma e oggi dovrebbe fare scarico invece che agonismo spassionato.

improvvisamente lo sparo ci libera da quella tortura immobile. i corpi ritrovano i rispettivi spazi vitali e si ricomincia a respirare.
la mia ultima 10 km risale al dicembre del 2014 (per esser precisi era una 9,9 n.d.a.) e il tempo di riferimento è di 41 minuti. oggi mi accontenterei di superarmi senza altra aspettativa, anche perché nel 2015 ho corso solamente delle mezze maratone e non so proprio come possa reagire il mio corpo ad una gara così veloce. staremo a vedere: che l’improvvisazione abbia inizio!
voglio provare a farmi male e imposto un passo da 4′ a chilometro. le gambe non devono esser d’accordo con me perché impiego tutto il primo chilometro ad adattare la respirazione e a convivere con quella sensazione legnosa dei muscoli. se solo non avessi barattato il riscaldamento per la posizione avrei potuto correre qualche allungo in più…

la strada serpeggia tra curve e brevi rettilinei incendiati dal sole, per fortuna spira una leggera brezza fresca che mantiene basso il livello di guardia da surriscaldamento.
dopo il primo chilometro la prima salita: breve ma che brucia comunque, seguita dalla sua propria discesa. sarà così sino alla fine: tornanti, curve strette, variazioni di pendenza e pochi alberi da ombra.
al quinto chilometro passiamo sul fiume imboccando già il tornante che ci riporta indietro. c’è il rifornimento numero uno ma non mi abbevero. tempo totale 19′,57”; passo medio a chilometro: 1/3′,56”, 2/3′,53”, 3/4′,03”, 4/3′,59”, 5/4′,04”. sto bene. la respirazione è comunque abbastanza difficile e la vescica-ricordo della maratonina di pula di una settimana fa comincia a far male. i miei baluardi psichici reggono ancora bene nonostante stia già cominciando a contare i chilometri che mancano alla fine.
ho parlato troppo presto: la brezza cessa di colpo. tac! come se qualcuno avesse spento all’improvviso il ventilatore. ora il sole scotta maledettamente.
non ricordo più tanto di quello che è successo tra il chilometro numero 6 e il numero 9 tranne i pensieri negativi che continuamente m’intimavano di fermarmi. vi riporto quindi solo i tempi intermedi a chilometro: 6/4′,11”, 7/4′,01”, 8/4′,09”, 9/4′,16”.

come (quasi) sempre mi succede, la seconda parte di gara è solo strascicare di gambe e guerra di demoni. non so dire se sia più la testa o il corpo, (anche se io scommetto sulla testa poi saprete il perché n.d.a.) fatto sta che quando dovrei accorciare i tempi nel finale mi ritrovo sempre nel mezzo di una parabola discendente senza benzina, e precipito inerme nelle profondità del nulla più nero. la tentazione di fermarmi è così allettante che quasi cedo ma dopo chia so che se lo faccio adesso lo rifarò ancora, ancora e ancora, perché non servirà più a niente continuare a lottare. mi rinfresco al punto ristoro e continuo ad andare avanti allentando il ritmo. 9/4′,16”, 10/4′,18”.
(alla fine di tutto, quando ritornerò in possesso delle mie piene facoltà mentali, realizzerò finalmente che il mio garmin ha registrato un nuovo record sui 10 km: 40′,54” n.d.a.)

scavalcato il decimo chilometro sento odore di traguardo. anzi meglio, le mie sofferenze stanno per finire.
dopo la desolazione quasi totale incontro qualche brava persona ai margini della strada che mi esorta a dare tutto e da chissà dove riemergono le forze (ecco perché vi ho scritto che il calo è senza dubbio colpa della testa n.d.a.). le persone aumentano e così le parole di coraggio. sono di ritorno da un viaggio introspettivo all’inferno.
quando svolto l’ultima curva e mi ritrovo sull’infinito rettilineo vedo finalmente il traguardo. aumento il passo. all’undicesimo chilometro registro un 4′,10” ma quegli ultimi 400 metri sembrano non finire mai.

quando taglio il traguardo butto un occhio veloce al cronometro (46′,38” n.d.a.) ma sono talmente felice che tutto sia finito che nell’ordine: a-non m’interessa più di niente voglio solo camminare; b- potrei mettermi a saltare ma forse è meglio di no; c- mi domando perché continuo a farmi del male a questo modo.

afferro un bicchiere di sali minerali, mi staccano il chip da dosso e barcollo poi senza meta in preda a visioni mistiche. mi siedo finalmente all’ombra di un albero e passati cinque minuti, sto già pensando alla prossima gara…

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