macomer corre nel centro storico

Posted on 21 giugno 2015

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macomer_correquando a macomer si parla di atletica leggera, il discorso si lega indissolubilmente anche al centro sportivo fiamma che sin da quando ricordi, ha sempre cercato di trasmettere la passione per questo sport a tutta la comunità.
nella storia della città c’è sempre stata una gara podistica su strada che nel tempo ha cambiato molti nomi, percorsi e distanze ma che da sette edizioni si svolge stabilmente nel mese di giugno su una distanza di 6.800 metri complessivi.

è un circuito molto tecnico di 1.690 metri da ripetersi quattro volte, con curve strette e pendenze ruvide, fondo misto di asfalto e sanpietrini interamente disegnato nel labirinto della parte più antica della città.
è proprio qui che io sono cresciuto, nel periodo compreso tra la seconda elementare e il quinto anno dei geometri: dieci anni di vita consumata al numero 13 di via amsicora. quando ricordo il centro storico, ricordo inevitabilmente la mia adolescenza: su queste strade stanno ancora i miei ricordi più belli, costruiti insieme a tanti altri bambini conosciuti dietro ad un pallone, una bicicletta o una fionda, durante pomeriggi assolati e dopo i compiti di scuola.

ogni via di questo percorso mi ricorda qualcuno o qualcosa…

si parte intorno alle 19.30 dalla centrale via roma, sulla quale si apre maestoso il piazzale delle scuole elementari: dopo la piazzetta (di cui vi parlerò in seguito) è proprio qui che prendevano vita interminabili e leggendarie partite di calcio tra i ragazzini del circondario.
c’è fresco. il sole non riscalda quasi più e si leva improvviso e freddo anche il vento di maestrale.
la mia strategia è come al solito l’improvvisazione: vorrei cominciare a 4’00” e vedere poi come va. non sono neppure in perfette condizioni fisiche: una contrattura al polpaccio destro si fa ancora sentire ma sono soprattutto i sintomi influenzali a preoccuparmi: oggi più che mai mi sento particolarmente vuoto.

non abbiamo chip. si fa con i giudici fidal, alla vecchia maniera.

allo sparo partiamo veloci come sempre: un branco di cavalli che corrono a prendersi ognuno la sua libertà, chissà quanto lontana.
imbocchiamo via vittorio emanuele III e dopo 200 metri getto un occhio al garmin: 3’00”! comincio a decelerare piano.
scendiamo per via del vascello, svoltiamo poi in via marsala e cominciano i sampietrini. in via torino rivedo le facce di alcuni di quei bambini diventati grandi e c’è ancora quella casa abbandonata dentro la quale ci cadeva sempre il pallone! che strazio ogni volta scalare il muro di pietra, scendere piano dall’altra parte e districarsi lentamente tra i rovi…

da via torino si entra in via regina margherita e l’occhio cade immediatamente sulla casa di mario, il mio migliore amico negli anni delle medie e delle superiori. ora è felicemente sposato, vive a narbolia e ha due bellissime bambine. chissà chi ci abita adesso…

arriviamo veloci in via cagliari e poi subito in via amsicora. la casa al numero 13 è sempre lì. uguale nel tempo.
di fronte, non ci abita più nessuno: la signora maria è morta un po’ di tempo fa e il marito l’ha seguita da poco, oramai novantenne. che splendida persona la signora maria! mi ricordo che quando mamma si dimenticava le chiavi di casa ci prestava sempre una scala lunghissima, sulla quale mi dovevo arrampicare sino alla finestra del bagno al primo piano (che lasciavamo sempre aperta n.d.a.). inutile scrivervi della mia folle paura nel salire quei pioli scricchiolanti e guardar di sotto…

percorrendo via amsicora, volgo un attimo lo sguardo alla mia sinistra, verso via ledda, sperando di scorgere salvatore, amico di mille avventure. lui sì, vive ancora qui ma la via ora è completamente deserta.

girato l’angolo imbocchiamo la discesa di via melchiorre murenu, la via di mario (un altro mario n.d.a.), di franco e del carcere femminile, ora in completo stato d’abbandono.
mario vive sempre lì, non so cosa combini ma ogni tanto ci incrociamo sulla strada: io di corsa e lui in bicicletta; franco invece si è trasferito. credo sia nella polizia, a torino.
questa è una delle tante vie-test nelle quali abbiamo provato a giocare a pallone, prima di approdare alle piazze. era difficile. abitanti ostili.

siamo in via volturno e dopo poco ci ritroviamo in piazzetta. eccola, anche lei sempre uguale a trent’anni fa. questo è stato il nostro primo campetto ufficiale: è qui che ci siamo fatti le ossa in pianta stabile. certo che a rivederla adesso, con gli occhi di un adulto, non so proprio come riuscissimo a giocarci sopra: è davvero minuscola! quanto sarà: 3 metri per 5? gli alberi erano le porte ma tutti quei gradini? li avevo dimenticati…
ricordo invece un uomo parecchio cattivo che abitava proprio lì di fianco: se il pallone arrivava anche solo una volta sul muro di casa sua dovevamo scappare perché balzava fuori all’improvviso e ci rincorreva furente, pronto a darcele di santa ragione! però quanti vasi gli abbiamo rotto con quel pallone…

svoltiamo in via villa glori, costeggiamo l’asilo e ci buttiamo a capofitto nella discesa più ripida, quella di via carducci. il primo chilometro è passato a 3’46”.

terminata la discesa siamo nella bella piazza santa croce, ultimo baluardo di città prima della campagna. da piccoli varcare quel confine era come addentrarsi in un paese sconosciuto, alla ricerca di tesori e di avventure.

siamo giunti alla parte più impegnativa della corsa: comincia infatti il salitone di via arborea (13 metri di dislivello spalmati su 100 metri n.d.a.) che a vederlo ora sul tracciato del garmin pare niente e invece spacca il fiato e brucia maledettamente i quadricipiti. col fiato grosso entro in via malta (qui abitava massimo, compagno delle medie che non so proprio che fine abbia fatto n.d.a.) e scendiamo nuovamente. ci ritroviamo in via regina margherita dove una volta c’era l’avviamento professionale. quando ero piccolo io era solo un luogo abbandonato da violare per curiosità, oggi fortunatamente è stato recuperato.

finita la discesa ancora salita, quella di via vittorio emanuele II, la strada che insieme a mio fratello percorrevamo tutti i giorni per andare a scuola.

si arriva così in via roma e con altri 150 metri terminiamo finalmente il primo giro… ne mancano altri tre.

alla fine della gara il tempo finale sarà di 27’16” con un passo medio a chilometro di 4’06”.
inutile dirvi che il percorso mi sia piaciuto e tanto, ma più vado avanti più scopro quanto mi divertano maggiormente le lunghe distanze. per ora sono fermo a 21 ma a novembre saprò se 42 km siano abbastanza oppure no.

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