rosso cannibale

Posted on 26 giugno 2015

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rosso_cannibale_blog[file: http://andreapes.com/227_699_pro_778.php]

quando annoiato mi ritrovo in camera di mio fratello e mi salta addosso il desiderio improvviso e malinconico di disegnare in maniera analogica, allora accendo lo stereo, ci infilo dentro una vecchia musicassetta scelta (quasi) a caso tra le tante e schiaccio il pulsante play. frugo poi nel cassettone della scrivania alla ricerca di un foglio qualsiasi ma che abbia almeno una faccia ancora libera, rimedio da qualche parte una penna o qualsiasi altra cosa e comincio senza pensare.

ultimamente, su quel foglio appaiono unicamente dei volti: prima gli occhi, poi il naso, le labbra, il contorno viso, i capelli e infine le rughe d’espressione e tutti i particolari. mi diverte scoprire cosa ne uscirà fuori e mi rilassa sapere che nel caso peggiore potrò sempre buttarlo via.
si, io non so cosa potrà apparire sul bianco di quel foglio.

alle volte capita che quei segni buttati lì rivelino un’altra idea sepolta da tempo oppure che siano semplicemente meritevoli di essere approfonditi. quando questo succede scatto una foto col cellulare, la spedisco alla mia casella email, la carico come sfondo su un nuovo file di illustrator e comincio a lavorarci in digitale.

questa è la storia di questa nuova illustrazione.

la prima versione analogica raffigurava una donna dal volto grassoccio, con gli occhi sornioni e le labbra gommose spremute in un sorriso compiaciuto. sul collo una catena di teschi.
tutto abbastanza banale se non fosse per una certa inquietudine celata dietro quell’espressione.
rinvigorito dalla certezza di scavare nel luogo giusto, cercai allora di cavargli l’occhio destro annerendone l’orbita e disegnai sopra le labbra serrate un pezzo di lingua. valeva la pena elaborarne il risultato.
dopo un paio di tentativi su illustrator accantonai definitivamente l’orbita vuota ma l’idea della lingua crebbe d’importanza, tanto da diventarne l’elemento caratterizzante.

ricalcai la bozza originale usando dei pennelli con un tratto grossolano e irregolare, ridisegnai ex-novo la bocca e il taglio dei capelli, aggiunsi il nero delle ombre e scelsi infine un viola per il rossetto (abbastanza kitsch e patetico n.d.a.) e un rosso vivace per la lingua. la collana di teschi rimase invariata.

se avessi dovuto ipotizzare la storia dietro quel volto, avrei detto fosse chiaramente un’emo (la pelle bianca e il trucco molto nero n.d.a.) di nazionalità europea ma non italiana… la immaginavo, chissà perché, tedesca. lo stile dell’illustrazione aveva il sapore del gotico ma i tratti erano talmente rapidi e sfuggenti da apparire a metà strada tra un bozzetto di studio e la mappa per raggiungere una destinazione ignota tracciata alla meglio sul retro di uno scontrino.
a rimirarlo avrei potuto anche accontentarmi ma la sensazione che non fosse quello che volevo mi tormentava.

lasciai decantare per un giorno la cosa e ci ritornai su l’indomani.

eliminai tutti i livelli del file ad eccezione del livello 1, quello della bozza analogica; salvai con un nome diverso e ricominciai da zero.
questa volta niente linee ma aree: la stessa tecnica già usata per la lettera M del nero abbecedario.
come per la prima illustrazione ricalcai occhi e naso; ridisegnai completamente bocca e lingua esasperandone stavolta le dimensioni alla ricerca del mostro. inclinai poi gli occhi sino a raggiungere un’espressione bovina, ripresi lo stesso taglio di capelli con frangia orizzontale, sostituii i sei piccoli teschi della collana con uno molto più grande e sporcai il tutto.
sentivo che questa illustrazione dovesse avere i colori e insistetti così sul rosso per la lingua e il viola delle labbra. provai poi le ombre con un nero in trasparenza al 60%: il risultato non era male però lo accantonai quasi subito. puntai allora sui retini: adoro i retini mezzetinte. ne usai uno ondulato a punti grossi per le ombre e uno a punti più piccoli per macchiare tutto il resto e conferirgli quell’aspetto grunge che tanto mi piace.
c’ero quasi.

continuai a prender tempo aggiungendo i punti luce e altri piccoli dettagli, ridisegnai il teschio sulla collana aumentando il numero dei particolari e alla fine decisi di sopprimere il viola delle labbra per sposare uno stile più sobrio a tre colori: nero, bianco e rosso.
colorata la lingua e le labbra dello stesso colore, l’associazione venne così spontanea che quasi non mi accorsi di continuare ad imbrattare di rosso anche il collo. mi piaceva come il sangue defluisse sotto il teschio del monile.

è sempre difficile capire quando un lavoro sia giunto al termine ma questa volta non avevo dubbi.
immediatamente dopo aver terminato l’illustrazione, scrissi su facebook: ho abbozzato il volto di una tizia su un fogliaccio. scansionata, importata su illustrator è diventata prima un’affascinante tedesca dark da fumetto gotico, poi un’americana molto brutta simile ad un pesce gatto. mi piace che sia l’illustrazione a scegliere cosa divenire… ed è proprio così. da affascinante tedesca dark ad americana di colore (decisamente) brutta (la grandezza delle labbra rimanda fortemente ad un’etnia e ad una razza di tipo africano n.d.a.) l’illustrazione ha scelto.
mi piace pensare che sia stato solo un tramite tra questa e altre migliaia di realtà parallele che tentano di comunicare con noi.

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