bosa animation awards

Posted on 6 settembre 2015

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venerdi, nella giornata libera concessami dalla corsa ma sconvolta da un brusco temporale invernale, sono stato a bosa per l’animation awards, primo festival internazionale del corto di animazione.

parto abbastanza scettico lo devo ammettere: troppe volte ho assistito allo sbandieramento di eventi artistici davvero promettenti e invitanti sulla carta ma che alla fin fine si son sempre rivelati delle insulse sagre di banalità commerciale. ma il corto di animazione non è proprio un argomento così scontato e val la pena di concedergli un’opportunità,  anche se la moltitudine delle persone continua ad accostarlo ad un genere prettamente per bambini, soffocandolo e rendendolo molto fragile.
passiamo al resoconto, altrimenti mi dilungo e finisco per essere cattivo.

dunque, 23 corti in gara e 3 giornate di festival: giovedi è stata proiettata la prima trance di 11 lavori, venerdi è stato il turno dei restanti 12 e sabato chiusura con premiazione del migliore.
arrivo a bosa verso le 17,30. temperatura e pioggia la rendono lugubre, ma sinceramente molto più affascinante. dato che mi son perso tutta la prima ondata di giovedi ho l’ansia e il desiderio viscerale di mettermi in pari e percorrendo l’acciottolato lucido dalla pioggia del centralissimo corso vittorio emanuele vengo subito accontentato: nell’androne di una casa tipica bosana è stata adibita una piccola sala di proiezione, con molte sedie di plastica ancora libere. prendo posto, mi metto comodo e si comincia.

titolo: the tale of the day
regia: ying-fang shen
lingua:
sottotitoli:produzione: ying-fang shen
paese: USA
anno: 2014
durata: 14′, 00”
sinossi: un uomo incontra due serpenti sotto le spoglie di una bella signora in bianco e della sua domestica in verde. le due lo seducono, e l’uomo, nonostante la natura demoniaca della sua amante sceglie di lasciarsi sedurre e di iniziare una relazione. sino a quando…
il mio giudizio: lo stile è molto tribale. suoni e colori mi ricordano l’africa anche se l’ambiente è certamente asiatico, mentre l’animazione rimanda immediatamente alle sagome usate nel teatro delle ombre cinesi. su sfondi marroncini che sanno di terra si muovono il bianco e il verde sempre riconoscibili delle due presenze femminili e delle loro diverse metamorfosi; il ritmo è altalenante, la natura molto poetica ma per me tuttosommato abbastanza noioso e pesante. degna di lode certamente l’autrice ying-fang shen che, come capisco dai titoli di coda, ha curato praticamente tutto da sola.

titolo: pawo
regia: antje heyn
lingua:
sottotitoli:
produzione: protoplanet studio
paese: germania
anno: 2015
durata: 07′, 38”
sinossi: la magica avventura di una piccola bambola, che si ritrova in uno strano mondo. grazie ad alcuni bizzarri compagni diventa a poco a poco consapevole della propria forza e abilità.
il mio giudizio: stile grafico molto semplice, fatto di righe e di bianco e nero minimale che per certe cose mi ha fatto pensare alla linea di osvaldo cavandoli. ho apprezzato veramente tanto la prima parte introduttiva più che la storia vera e propria, ma tuttosommato è un corto godibile che alla fine mi strappa più di un sorriso.

titolo: dad’s fragile doll
regia: ali zare ghanatnowi
lingua:
sottotitoli:
produzione: mohammad hasanpour
paese: iran
anno: 2013
durata: 15′, 00”
sinossi: una giovane ragazza ricostruisce gli eventi che hanno portato suo padre al carcere e all’esecuzione utilizzando le bambole create da sua madre. la ragazza si vendica sulla bambola che raffigura una guardia carceraria.
il mio giudizio: questo è uno dei lavori che mi ha turbato di più. non capisco immediatamente tutta la storia (vi ricordo che siamo abbandonati a noi stessi senza nessuna brochure che ci possa guidare n.d.a.) però quel tanto che basta ad un crescente senso di angoscia. lo stile grafico utilizzato, e lo voglio scrivere subito, è l’unica grande pecca che non gli fa occupare un posto sul mio podio personale. sembra una foto a cui è stato applicato un effetto artistico stile matita per definirla un disegno, ma di fatto è palese che non lo sia. avete presente il video take on me degli a-ha del 1985? ecco, la stessa identica cosa. il tutto ha il sapore onirico di un incubo e il montaggio confuso e ossessivo mi racconta la storia in modo malato, come in un sonno devastato dalla febbre. le bambole poi mi hanno sempre inquietato e non posso che sposare appieno la scelta.

titolo: bubble
regia: lam yee shing, quek yu lin, poh ya ching
lingua:
sottotitoli:
produzione: korny poh, yulin quek, zig lam
paese: singapore
anno: 2014
durata: 06′, 00”
sinossi: un incontro casuale tra una ragazza e un gatto in un piccolo villaggio del sud est asiatico.
il mio giudizio: si capisce subito che questo corto proviene da qualche parte dell’asia: ha quella stessa poesia inconfondibile. lo stile è un 3d strano, volutamente grezzo, squadrato, privo di texture e di qualsiasi particolare. basti pensare che i  due protagonisti non hanno neppure i minimi segni distintivi (come occhi, bocca e naso) e appaiono come volumi di cartapesta grezza. la storia è semplicissima e mi è piaciuto particolarmente il momento in cui il gatto ha cercato di raggiungere le stelle nel cielo, scambiandole probabilmente per quelle stesse bolle di sapone con le quali giocava insieme alla ragazza.

titolo: bendito machine V – pull the trigger
regia: jossie malis
lingua:
sottotitoli:
produzione: zumbakamera
paese: spagna
anno: 2014
durata: 12′, 00”
sinossi: invischiato suo malgrado in un conflitto, un esotico viaggiatore è costretto ad attendere che passi la tempesta.
il mio giudizio: silhouette in nero, dense di particolari che si muovono piatte su immobili quinte colorate. è un lavoro tutto sommato gradevole che inizia lento per poi prendere piano piano velocità siderali ma talmente rapide da non permettere la lettura di tutte le piccole peculiarità che via via si delineano sullo sfondo, in un finale (per me) scontato ma che mi regala ugualmente un sorriso d’approvazione.

titolo: dji. death sails
regia: dmitri voloshin
lingua:
sottotitoli:
produzione: simpals studio
paese: moldavia
anno: 2014
durata: 05′, 18”
sinossi: dji è talmente sfortunato nel suo lavoro da sembrare un incapace. questa volta deve prendere l’anima di un pirata bloccato in mezzo all’oceano, ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi.
il mio giudizio: il terzo premio della mia personale classifica va proprio a questo corto di dmitri voloshin. non è certo per il 3d, realizzato molto bene ma che sa di già visto, oppure per la scelta stilistica degli occhi del protagonista che paiono due calamite su un frigo, né tantomeno per la storia che quasi non esiste. ma per tutto l’insieme. già perché alla fine questo corto di animazione scorre veloce, è divertente, leggero e dai ritmi serrati e in tutta la scaletta del festival, che forse appare un po’ troppo monocromatica, è l’unico lavoro che ti fa ridere veramente. e le musiche poi mi piacciono veramente tanto!

titolo: carrotrope
regia: paulo d’alva
lingua:
sottotitoli:
produzione: bando à parte
paese: portogallo
anno: 2013
durata: 08′, 00”
sinossi: carrotrope è un nuovo giocattolo ottico. rappresenta i movimenti ciclici della vita. nel frattempo, un uomo beve, e il tempo passa a 24 fotogrammi al secondo.
il mio giudizio: stavolta non posso emettere un giudizio. non sono riuscito a visionare questo e i due lavori che seguono. con mio grande rammarico.

titolo: el trompetista
regia: reyes morales, robin raul
lingua:
sottotitoli:
produzione: vanesa gutìerrez
paese: messico
anno: 2014
durata: 10′, 00”
sinossi: un suonatore di tromba costretto nel repertorio di una banda musicale militare, scopre la sua forza creativa e suonando la propria musica trova la sua libertà.

titolo: aubade
regia: mauro carraro
lingua:
sottotitoli:
produzione: nadasdy film
paese: svizzera
anno: 2014
durata: 05′, 00”
sinossi: un sole nero sorge su leman lake. in una surreale scena, nuotatori e uccelli assistono allo spettacolo dell’alba, ipnotizzati dalla musica di un violoncellista.

titolo: the gift
regia: julio pot
lingua:
sottotitoli:
produzione: cecilia baeriswyl
paese: cile
anno: 2013
durata: 08′, 00”
sinossi: la storia di una coppia normale. quando lui le regala una piccola sfera tirata fuori dal petto, lei non potrà più separarsene… neanche quando romperanno il loro legame.
il mio giudizio: questo, signore e signori, è il mio secondo classificato. un bianco e nero con pochi colori dosati alla perfezione per tirar fuori emozioni e sensazioni diverse ogni volta, dentro una storia che mischia in modo eccellente dramma, poesia e un sottile velo di comicità. vi commuoverete…

titolo: guida
regia: rosana urbes
lingua:
sottotitoli:
produzione: rr animação
paese: brasile
anno: 2014
durata: 12′, 00”
sinossi: guida ha lavorato come archivista per 30 anni e quando vede sul giornale un annuncio di un corso di disegno dal vivo, decide di dare una svolta alla sua solita vita.
il mio giudizio: un corto molto poetico, raccontato in punta di matita su sfondi acquerellati. la voglia di cambiar vita di guida è palese e salta fuori ad ogni occasione. è una storia delicata e la sua protagonista si fa apprezzare fin da subito per quel sorriso velato e la voglia di continuare a sognare.

sono le 19,30 quando esco dalla piccola sala di proiezione improvvisata. gli occhi mi bruciano ma è molto piacevole ricominciare a camminare nell’aria fresca che odora ancora di bagnato. ha smesso di piovere e siamo fortunati, perché ho la sensazione che se avesse continuato, questa seconda serata di proiezione sarebbe di certo saltata, dato che lo spazio è stato allestito all’aperto.
il tempo di un panino e sono già nella piazzetta di corte ‘e intro che si apre nel mezzo di un dedalo di viuzze strettissime. è un luogo perfetto, così intimo e riservato che la sua magia mi cattura immediatamente. si spengono le luci. si ricomincia…

titolo: princess
regia: andre quek
lingua: cinese
sottotitoli: italiano e inglese
produzione: andre quek
paese: singapore
anno: 2014
durata: 07′, 00”
sinossi: lucas è un ragazzino di singapore che vive nel suo mondo di fantasia, influenzato dalla cultura occidentale. il suo sogno di stringere l’amicizia con angie può essere realizzato finalmente quando gli capita di trovare una bambola rotta. aggiustando la bambola, lucas spera di rompere il ghiaccio con la sua vicina di casa, angie.
il mio giudizio: se fosse possibile un parimerito, questo corto occuperebbe la seconda posizione insieme a the gift. è la realtà vista attraverso gli occhi di un bambino ma soprattutto un’ode a quel potere immenso che è la fantasia, sempre troppo sottovalutato. mi piace tutto: lo stile grafico irregolare e grezzo, la scelta dei colori, il ritmo, le musiche… forse manca di originalità, per una storia che di diverso ha solamente il modo di esser narrata.

titolo: juan y la nube
regia: giovanni maccelli
lingua:
sottotitoli:
produzione: giovanni maccelli, carlota coronado
paese: spagna
anno: 2014
durata: 14′, 00”
sinossi: juan è un bambino che non ha amici. la nube è una nuvola che non ha amici tra le nuvole. questo fa si che diventino amici e che juan abbandoni il triste mondo degli adulti.
il mio giudizio: finalmente un lavoro in stop motion anche se diverso dal solito. in questo corto infatti, realtà e plastilina interagiscono insieme, dando vita ad un ibrido già visto in alcuni cartoni animati sperimentali giapponesi degli anni ’80. i pupazzi personaggi si muovono dentro ambienti reali dalle atmosfere spesso plumbee e decadenti, dove l’unico colore è l’azzurro del cielo che durante lo svolgimento della storia diventa sempre più nero con un’aria decisamente funesta. un lavoro con un messaggio ecologico ma che non mi è piaciuto granchè.

titolo: elmando
regia: anton octavian
lingua:
sottotitoli:
produzione: sandro joyeux
paese: romania
anno: 2014
durata: 3′, 23”
sinossi: elmando è la storia di un bambino congolese nato vicino alla foresta di kivu.
il mio giudizio: ora ne sono certo, ma sin dall’inizio ho avuto l’impressione che si trattasse più di un videoclip musicale che di un corto di animazione vero e proprio. una differenza sottile. la forza di elmando secondo me sta proprio tutta nella canzone omonima di sandro joyeux: il ritmo è incalzante, allegro, ma con lo scorrere delle immagini si capisce subito che qualcosa non va. anche l’animazione è una continua esplosione di colori eppure una triste malinconia m’incupisce lentamente e comincio a vedere la fuga di un bambino e l’odierno dramma dei migranti. ispirato da una storia vera.

titolo: mend and make do
regia: bexie bush
lingua: inglese
sottotitoli: italiano
produzione: timo suom
paese: regno unito
anno: 2014
durata: 11′, 00”
sinossi: gradite una tazza di the? venite a prenderlo nell’accogliente soggiorno di lyn, ascoltate la sua storia d’amore vissuta in tempo di guerra e guardate come i suoi oggetti ricordo si animano con la speranza, la paura e l’umorismo di una signora vivace. documentario, animazione e magia, mend and make do con la voce originale di lyn schofield di southport, merseyside, una donna con un’intera vita di storie da raccontare.
il mio giudizio: è il corto che mi ha intrigato di più: è realizzato con una tecnica mista che ricorda un copriletto in patchwork e che descrive molto bene il collage di ricordi della protagonista. il filo conduttore è la voce narrante di una bravissima lyn schofield che scandisce i ritmi e da sola prende per mano il pubblico attraverso un caleidoscopio di emozioni spesso contrastanti. non sono certo di averlo capito fino in fondo ma il finale con la stanza in disordine, immota e deserta mi ha fatto immaginare fantasmi del passato ancora appiccicati agli oggetti come polvere.

titolo: soberano papeleo
regia: lala severi
lingua:
sottotitoli:
produzione: tournier animation
paese: uruguay
anno: 2014
durata: 03′, 18”
sinossi: un dipendente le cui ore passano sistemando dati in un archivio è sorpreso di ricevere un foglio bianco. questo gli darà la possibilità di fare un cambiamento improvviso.
il mio giudizio: questa animazione è passata senza lasciarmi nessun tipo di emozione. è una cosa brutta da scrivere me ne rendo conto, ma purtroppo è la verità. è ben fatto e anche la storia tutto sommato è godibile ma non ha un’anima, un carattere… una fisionomia propria.

titolo: pineapple calamari
regia: kasia nalewajka
lingua:
sottotitoli:
produzione: daniel negret
paese: regno unito
anno: 2014
durata: 09′, 00”
sinossi: pineapple calamari è un cavallo che sogna di diventare un campione dell’ippica. egli è accudito da due donne inseparabili che condividono un legame molto speciale. quando la tragedia si abbatte su questa famiglia felice, la loro vita sociale prenderà una drastica e imprevedibile svolta.
il mio giudizio: altro lavoro in stop motion e plastilina. ad esser veramente sincero non mi è piaciuto per niente se non a tratti per il suo umorismo ma i volti delle due protagoniste sono davvero inquietanti. e sarebbe anche un’aspetto positivo se fosse voluto, ma certamente non lo è. se date uno sguardo al trailer ve ne accorgerete: il loro sorriso, quei grandi occhi vitrei… tutto scorre come se da un momento all’altro dovesse accadere un orrendo colpo di scena e ricalcare così un’altra storia, una storia psicotica di sangue, molto simile a quella della famiglia cannibale di non aprite quella porta.

titolo: maisha
regia: jordi piulachs, lula gomez
lingua:
sottotitoli:
produzione: la academia de animación
paese: spagna
anno: 2015
durata: 02′, 00”
sinossi: una donna si sveglia in un deserto, cammina e scopre di avere tanta energia.
il mio giudizio: questo è il corto più corto del festival. la protagonista è un pupazzetto in plastilina che si muove senza peso nel bianco dello sfondo, colorato piano piano da solidi geometrici di carta. è un’animazione semplice che senza pretese e certamente con un budget ridotto fa di necessità virtù e riesce nell’intento di comunicare.

titolo: nuestra armas es nuestra lengua
regia: cristián cartier ballvè
lingua:
sottotitoli:
produzione: martín longo & martina sántolo
paese: argentina
anno: 2013
durata: 15′, 00”
sinossi: quando scopre che la sua comunità è stata distrutta e la moglie rapita, marcos si lancia in una straordinaria avventura per salvarla.
il mio giudizio: voglio esser brutale: questo è il corto (a mio parere) più brutto tra tutti quelli visti. salva la scelta creativa dell’utilizzo di stoffe e ricami per ricreare ambienti e personaggi è un lavoro noioso, lento e… non c’è altro modo per dirlo, molto brutto. ho capito la metafora della lingua del mostro finale ma nonostante questo rimane l’ultimo.

titolo: between times
regia: ru kuwahata, max porter
lingua: inglese
sottotitoli: italiano
produzione: ton crone netherlands institute for animation film and tiny inventions
paese: USA
anno: 2014
durata: 14′, 20”
sinossi: dalla parete di una piccola panetteria cittadina, un orologio a cucù racconta una giornata in cui il pane è tagliato a fette spesse un secondo, gli amanti s’innamorano in sincronia e il tempo raramente scorre ad un ritmo costante.
il mio giudizio: per far sembrare la pillola meno amara parto col dire che questo è il miglior corto in stop motion della scaletta: mi piace lo stile e il carattere dei personaggi e anche la realizzazione degli ambienti è molto ben curata. purtroppo è un lavoro lento e fin troppo lungo che ho continuato a guardare nella speranza di un finale salva tutti che purtroppo non è mai arrivato.

titolo: fongopolis
regia: joanna kozuk
lingua:
sottotitoli:
produzione: feel me film
paese: slovacchia
anno: 2014
durata: 13′, 00”
sinossi: un giovane violinista sta per esibirsi come solista nella filarmonica della città di fangopoli. ma il percorso verso il successo si arresta in una stazione ferroviaria dove per il caos non riesce a trovare il binario giusto. per prendere il suo treno deve fermarsi.
il mio giudizio: non male questo corto di joanna kozuk: la metafora della difficile strada per il successo come una stazione affollata e priva di segnalazioni è molto efficace e trovo lo stile grafico particolarmente azzeccato: molto nero, claustrofobico, onirico. l’unica cosa che non mi è assolutamente piaciuta e che ho trovato decisamente fuori luogo sono i volti reali delle persone attaccati sopra i disegni. una scelta che non condivido per niente.

titolo: rosso papavero
regia: martin smatana
lingua:
sottotitoli:
produzione: martin smatana
paese: slovacchia
anno: 2015
durata: 05′, 16”
sinossi: in una notte stellata un ragazzino pieno di fantasia vede un circo che presenta uno spettacolo fantastico. stordito dalle scintillanti attrazioni si rende infine conto che il prezzo del biglietto è troppo alto e che la porta tra la realtà e il sogno si sta per chiudere.
il mio giudizio: insieme a nuestra armas es nuestra lengua quest’animazione si gioca la palma per il miglior razzie awards della mia classifica personale. che poi, ha pure un suo perché e soprattutto un finale aperto che lascia aperte mille interpretazioni e la cosa mi piace pure. purtroppo anche questo non mi lascia nulla e fatico anche a ricordarne i particolari…

titolo: pandas
regia: matus vizar
lingua:
sottotitoli:
produzione: b film
paese: slovacchia
anno: 2013
durata: 11′, 00”
sinossi: sono il prodotto di milioni di generazioni che li hanno preceduti e vivono da soli nella foresta cercando di sbrigarsela per la sopravvivenza. ma un giorno un primate fin troppo attivo, l’essere umano, li ha trovati e sono diventati una pedina nel gioco dell’uomo.
il mio giudizio: ed infile eccolo qui il mio vincitore! pandas è irriverente e cattivo, è fatto di pura comicità nera e tagliente e ha lo stile e i colori degli stickers e della street art. mi piace proprio perché è diverso da tutti gli altri e risalta come un’ernia inguinale strozzata.

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