mezza maratona olbia

Posted on 22 dicembre 2015

2


mezza maratona olbia

meno di un mese fa correvo la maratona di firenze. una settimana dopo ricominciavo a correre, affrontando così un periodo di compensazione per ritornare gradualmente ad una corsa più veloce e meno lunga. è stato come accadeva un po’ di anni fa alle prime automobili ibride quando in corsa dovevano passare dall’alimentazione a gas a quella a benzina: si metteva in folle, si toglieva il piede dall’acceleratore, si abbassava poi una levetta, inserivi nuovamente la marcia, accelleravi e allora la macchina aveva dei sobbalzi, sbuffava un po’ e poi ricominciava a correre normalmente. ecco, è stato esattamente come in quel momento di sobbalzi e sbuffi, perché riprendere un’andatura più veloce per un tempo più breve dopo che le gambe ne avevano memorizzato uno più lento ma più resistente è come passare dal gas alla benzina: un periodo refrattario che può curare solo il tempo.

ho avuto ben poco per allenarmi e riprendere dunque il passo senza forzare troppo, tant’è che per quest’ultima gara del 2015 avevo deciso di accantonare tutta la mia bellicosità a favore di un sano allenamento basato sì sul negative split (correre cioè la seconda metà della gara più veloce della prima n.d.a.) ma con tempi più lenti del solito. avevo pensato dunque di cominciare i primi 5km a 4′,30” e scalare poi 5 secondi dalla mia velocità ogni 5km: 5km/4′,30”; 10km/4′,25”; 15km/4′,20”; 20km/4′,15” e dare poi tutto nel finale in base alla mia condizione. e voi ci credete?

olbia. ore 09.00. sono nel mucchio dei primi sotto il gonfiabile ma capisco subito di aver sbagliato abbigliamento perché dopo il riscaldamento ho decisamente caldo e son troppo coperto. lo starter spara comunque la sua unica cartuccia e partiamo. vengo inevitabilmente preso dall’euforia del runner, una malattia che colpisce chiunque si ritrovi sulla linea di partenza e che per qualche strano motivo si fa prendere dall’entusiasmo e ci da dentro più di quel che potrebbe. mentre tutti mi superano io cerco di rallentare a 4′,30” come d’accordo. cerco di rallentare per tutto il primo chilometro ma non ci riesco. ecco quindi che la mia strategia va a farsi benedire e ricomincio a correre nell’anarchia più totale, come un cane sulla spiaggia davanti ad uno spazio infinito da conquistare!

la gara è un anello di poco più di 10km da ripetere due volte. la prima parte si svolge interamente sul porto e dopo aver girato all’imbarco dei grandi traghetti per il continente si torna indietro e ci si butta dentro la città, attraversando desolati corridoi infiniti sino ad un cavalcavia che ci vomita nuovamente vicino all’acqua del mare in un finale davvero suggestivo. ai 10km giro a 43′,21” e nonostante stia bene non me la sento di accellerare. non ho fiducia nelle mie gambe; penso di non esser tanto allenato, che la benzina prima o poi finirà e che non posso strafare. e invece avrei dovuto fidarmi.

comincio a superare tutti quelli che arrancano dopo un inizio troppo veloce e tra questi, tante facce conosciute in altre competizioni, con le quali condividere un pezzo e passarci una battuta veloce. e io sto veramente bene. davanti a me, riconosco un tipo in difficoltà, un tipo che mi aveva sverniciato a 5 metri dall’arrivo a la maddalena, dopo una gara corsa insieme… e la cosa non mi è mai andata giù. decido di accelerare. lo passo a testa bassa senza salutare. lo sento, mi ha riconosciuto e cerca di starmi dietro. io continuo ad accelerare sperando che mi segua: manca ancora abbastanza ma se accettasse la mia sfida se ne potrebbero vedere di belle! e invece desiste. sento il suo fiato allontanarsi. peccato.

arriviamo all’ultima salita del cavalcavia e un pochino accuso il colpo ma cerco di non rallentare. dopo la discesa decido di dare tutto e corro l’ultimo chilometro a 4′,03” terminando in preda a giramenti di testa a 1,31′,29”. peccato. se avessi avuto più fiducia forse avrei fatto meglio, ma non male per una macchina che sobbalza e sbuffa…

Annunci