immagine latente

Posted on 5 aprile 2016

0


immagineLatente[file: http://andreapes.com/227_706_pro_805.php]

il mio amico angelo felicetti che si diletta col le parole, una volta mi disse che il mio modo di raccontare e di scrivere ha origine da illustrazioni mentali. non ci avevo mai pensato. forse per colpa della routine.
è come quando si percorre sempre una solita strada: l’abitudine genera improvvisamente un enorme buco nero dal quale si fuoriesce solo una volta giunti a destinazione e ci si chiede smarriti: “ma come ci sono arrivato qui?”.
forse è davvero così. e avrebbe senso anche questo mio blog, nel quale, tra le altre cose, mi piace raccontare soprattutto le storie che stanno dietro ad ogni mia illustrazione. una completa l’altra generandone così una terza. per me non esiste altro modo.
portando in giro i miei lavori con le mostre personali ho capito però che c’è un’altra cosa che mi appassiona di più, che mi diverte e m’incuriosisce… e sono i racconti degli altri prima che conoscano il mio. se incontro una persona curiosa, ciarliera e dall’immaginazione creativa allora mi fermo ad ascoltarla attentamente, cercando di capire cosa quell’immagine abbia toccato nel suo cervello o nei suoi ricordi. perché siamo quel che sappiamo, che abbiamo letto, che abbiamo visto, vissuto o anche solo immaginato.

la storia di oggi s’intitola immagine latente.
cito testualmente dal vocabolario treccani online:

latènte
1.
che rimane nascosto, che non appare esternamente (contrario di manifesto): energia l., forze l.; intenzioni l.; significato l. di una frase, di un’allusione; malattia l., che non presenta sintomi; odio, astio l., che cova segreto.

2. con sign. più specifici:
d.
in fotografia, immagine l., immagine del soggetto che si forma in seno all’emulsione sensibile di una pellicola, lastra o carta fotografica, per azione della luce, e che si rende manifesta, cioè visibile, soltanto dopo il trattamento di sviluppo.

l’immagine ci suggerisce una vecchia fotografia ai sali d’argento che ritrae una strana composizione verticale simile agli antichi totem indiani. il nero si è aperto sopra ogni cosa. è vischioso, soffocante, freddo. il volto di una donna in primo piano fissa l’osservatore con uno sguardo drammatico e dietro le sue spalle una presenza inquietante dall’espressione grottesca, caprina. dal buio emerge infine la mano sinistra della donna che incerta, mostra alla luce un’altra fotografia. è un’immagine di piccole dimensioni e quindi non troppo distinta ma l’occhio riesce comunque a leggere una silhouette antropomorfa a figura intera. non conosciamo il perché ma siamo certi che la figura ritratta sia un uomo, un soldato partito per la prima guerra mondiale. questo ci fa datare l’attimo dello scatto tra il 1914 e il 1918.

la donna sembra però troppo giovane per poter essere la madre del soldato. che sia la sorella? in ogni caso la sua espressione tradisce un profondo dolore, quasi totalmente celato sotto una dignità forte, spessa, coriacea. perché ci sta mostrando quella fotografia? cosa sta cercando di dirci? nei primi anni del ‘900 era ancora in uso la pratica della fotografia post mortem che aveva il fine di elaborare il lutto ricreando un ultimo ricordo del defunto, spesso in posa con gli occhi aperti o dipinti come fosse ancora in vita e ritratto insieme al resto della famiglia. ma se così fosse perché accanto a lei non compare il defunto in carne e ossa? e che fine ha fatto il resto della famiglia? forse esibendo solamente una fotografia intende suggerirci che quel corpo non è mai tornato a casa? e in questo caso la donna sa che l’uomo è morto in battaglia oppure non ne ha più notizia e lo desume solamente?

dietro le spalle della donna emerge dal nero una seconda figura dal volto ghignante. sembra compiacersi di tutto quel dolore o forse sorride dell’incertezza o della profonda speranza della donna perché conosce il destino dell’uomo in fotografia.
la posizione ci fa pensare che la donna sia ignara della sua presenza. intuiamo quindi che neppure il fotografo, intento ad operare i dovuti aggiustamenti sulla macchina prima di ritrarre la donna deve averlo visto, perché di certo, lo avrebbe fatto notare.
allora quel volto orrendo che non esiste nella realtà sarebbe apparso comunque sull’immagine stampata in un caso di fotografia spiritica? oppure non è vero niente e siamo solamente spettatori di una finzione teatrale. come dice il signor crabb alla fine del numero 31 di dylan dog grand guignol, scritto da sclavi e disegnato da picatto:

(…) già… e non si tratta di me, ma di un uomo di poche parole, che guarda e ascolta tutto nell’ombra e che sta già scrivendo questa storia, per aggiungerla al repertorio dei suoi drammi d’orrore, amore e fantasia…
abbiamo un pò tutti sospettato che fosse lui il colpevole, e in un certo senso è vero… o piuttosto sarà vero, quando avrà finito di scrivere il dramma… colpevole di trasformarci, lui compreso, da persone in personaggi,  e di reinventare la realtà per meravigliare e, perché no, ingannare lo spettatore…

(sipario)

Annunci