arte di strada su tavola

Posted on 29 giugno 2016

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negli ultimi anni il concetto di street art, arte di strada o arte urbana è tornato prepotentemente alla ribalta, tanto da non esser più erroneamente etichettato come vandalismo ma come vera e propria forma d’arte pura. è stato come per il bikini: dapprima ha scioccato, poi si è tollerato, è diventato una moda e infine ci si è abituati.

io ho sempre ammirato e nel contempo fortemente invidiato il concetto di arte pubblica non autorizzata. ammiro la contaminazione del paesaggio; ammiro l’arte alla portata di tutti, fuori dai recinti blindati dei musei o delle mostre; ammiro il rischio del non autorizzato; ammiro la fragilità dei capolavori che possono durare una vita o un minuto solo, lavate via dalla pioggia, contaminate da altri artisti che in quella stessa immagine trovano ispirazione, oppure cancellate da qualcun’altro che davvero non capisce. ammiro il pericolo dei luoghi più impensabili perché è proprio da questo che si trae la motivazione principale; ammiro soprattutto la creatività di quei segni in posti inattesi perché mi fa star bene e sento come un fortissimo senso di appartenenza ad una razza sconosciuta. ecco, sì è proprio questo: sento fortissimo il richiamo della foresta o meglio the call of the wild che rende molto meglio il concetto.

a differenza del cane buck che abbandona il mondo nel quale è cresciuto per addentrarsi nella foresta io rimango però interdetto, tentenno e perdo tempo.
l’istinto chiama ma ancora non posso rispondere: forse perché buck non aveva più legami con quel suo mondo e io invece si. forse perché tutti i cani non possono diventare dei lupi o forse semplicemente perché esiste un tempo per ogni cosa.
è un solido blocco mentale che ha origine anzitutto dalle regole imposte dal mio carattere e dalla mia natura ma anche da una sorta di imprinting, un apprendimento per esposizione ai comandamenti di questo buco di mondo da cui son stato allevato.

badate, lo dico con cognizione di causa dato che un anno fa ho già compiuto il mio battesimo del fuoco nella street art. quindi so.

un mese fa il richiamo della foresta è tornato a farsi sentire e ha dato vita ad un progetto forse distante dal mio stile ma che mi è piaciuto immediatamente. l’idea era quella di far riflettere sul concetto di adattamento in maniera esplicita: la natura regredisce all’infimità dell’uomo e dei suoi veleni. gli insetti (che impersonificano il concetto stesso di natura) mutano le proprie abitudini adattandosi al cambiamento forzato dagli umani e sconfinano nella guerra come unica speranza di vita ma anche come lingua comune per far arrivare la propria voce.

era questo un messaggio nato per bombolette spray e muri ma dato il blocco tenni lo spray (a cui affiancai lo stencil perché per me il suo effetto grafico incarna l’essenza stessa della street art) e virai su dei pannelli MDF, pensando che la cosa sarebbe apparsa ancor più dissacrante.
dopo il primo pannello touchdown di un mese fa, subito si agganciò l’idea per questo secondo e a questo si è già agganciata l’idea per un terzo (ancora in fase di elaborazione n.d.a.) sfociando in maniera del tutto naturale in un trittico, il trittico alzo zero.

e chissà che una volta o l’altra vinca quel maledetto blocco e riesca a realizzare un pezzo nella quiete di un luogo abbandonato i cui muri hanno ancora così tanto da offrire.

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