corritemo 2016

Posted on 29 agosto 2016

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corritemo

mi piace la città di bosa. mi piace a tal punto che se ne avessi la possibilità, non esiterei un momento: raggrupperei le mie quattro cose e mi ci trasferirei seduta stante. e mi piace tantissimo correrla: d’inverno più che in estate ma ogni stagione ha i suoi colori, le sue emozioni e ti regala sempre qualcosa.

quest’anno il percorso della quarta edizione della corritemo avrebbe dovuto evolversi in un unico giro ad anello di 14 km che dalla centrale piazza IV novembre si sarebbe snodato sino al lungo mare di bosa marina e avrebbe avuto in località turas il suo giro di boa. purtroppo l’anas non ha dato il suo benestare e a pochi giorni dall’inizio della manifestazione si è quindi obbligatoriamente tornati al vecchio, con due giri da quasi 7km in città, seguendo il fiume temo sino alla chiesetta romanica di s.pietro extramuros e ritorno.
unica novità rispetto allo scorso anno è il senso di percorrenza opposto.

non ho mai corso una gara da 13-14 km, quindi non ho dei parametri di riferimento e la ragione m’impone una strategia accorta, di una certa prudenza (?).
al via, il gruppo si muove compatto e ci ritroviamo a correre quasi alla cieca sul pericoloso acciottolato di una stradina del centro storico. sono le 19 e il sole tramonta piano sulle acque del fiume ma il tasso di umidità sembra invece aumentare.
passato il bellissimo ponte vecchio giriamo a destra, ci infiliamo in uno spazio quasi invisibile tra le macchine parcheggiate e imbocchiamo il lungo temo scherer: quasi non si respira. torniamo indietro lungo via delle conce (ancora acciottolato) e poi dritti verso la chiesa di san pietro.

conosco ogni particolare del percorso, dato che appena posso scappo qui a correre (e i lunghissimi di preparazione alla maratona dello scorso anno li ho svolti proprio qui n.d.a.), quindi mi sento completamente a mio agio e poi sto bene. come al solito la strategia prudente esplode in una bolla di sapone dopo il via (come volevasi dimostrare n.d.a.) e mi riscopro sempre più adepto del compianto steve prefontaine e delle sue parole:

il miglior ritmo è un ritmo da suicidio e oggi sembra che sia un buon giorno per morire…

le gambe fanno il ritmo e si muovono a 3’50” al km. è un ritmo che non mi posso permettere ma col cervello annebbiato dallo sforzo fisico cerco d’illudermi e di tirare avanti quanto più possibile. poi si vedrà…
ad ogni punto ristoro bevo un po’ ma soprattutto cerco di bagnarmi la testa: il poco maestrale è calato e ora l’umidità rende tutto ancor più difficile.
arrivati alla chiesa siamo al primo giro di boa e al chilometro numero 3 ho una media di 3’55”. cerco di tenere il passo e la media insieme ad un gruppetto di 5/6 e per ora tutto bene. ritorniamo giù verso il ponte vecchio e poi via lungo temo, sotto l’ombra delle palme che puntellano il fiume. mi sorprendo quando svoltiamo invece in viale repubblica perché avevo completamente frainteso il percorso. faccio incetta di punti positività che mi serviranno più avanti perché quello che avevo in testa era un tracciato molto più ampio!
imbocchiamo l’utimo rettilineo finale e sospinti dall’incitamento della gente siamo già a metà gara. il settimo chilometro è passato via a 4’00”. piano piano sto perdendo velocità e nel momento in cui dovrei aumentare invece cerco di tenere: la solita strategia suicida. ma sono stranamente euforico. le gambe girano ancora bene, la mente è libera e cerco di guardare sempre meno il cronometro, così da focalizzarmi unicamente sulle mie sensazioni.

il nostro gruppetto si trascina ancora più o meno compatto. davanti a noi, circa 300 metri, distinguo alice capone dell’athletic team sassari mentre dietro di noi, il vuoto.
sono completamente zuppo: la maglietta e i pantaloncini sono talmente fradici che si sono attaccati alla pelle e sento sgocciolarli giù lungo le gambe.
sulla salita che porta alla chiesa cerco di aumentare il passo e allungo sul gruppo. rifornimento al giro di boa e altra bicchierata d’acqua in testa. il chilometro numero 8 si è consumato in 4’03”; il 9 in 4’01” e il decimo in 4’04”. mentalmente sto cominciando a cedere e mi gioco il tutto per tutto adesso.

sul finire del chilometro numero 10 il fattaccio brutto: mi si scioglie una scarpa!
esplodo tutta la mia rabbia mentre mi fermo ai margini della strada e il gruppo che stavo provando a distanziare mi passa.
sto sempre molto attento all’allacciatura delle stringhe e non capisco perché stavolta… poi tutto è chiaro. le scarpe sono completamente bagnate dall’acqua e dal sudore che per gravità mi scorre giù a fiumi dagli indumenti. mi ritorna così alla memoria un’articolo sulla maratona di rio 2016 che spiegava come a causa della pioggia tanti runner professionisti si fossero fermati di frequente, proprio a riallacciarsi le scarpe. l’acqua deve avermi allentato il nodo.
riparto con le gambe indurite dalla pausa e con l’anima così pesante che trascinarla via mi costa una fatica impossibile…

negli ultimi 3km il gruppetto aumenta gradualmente la velocità e io mi ritrovo da solo, tagliato fuori. ho solo alice capone a 100 metri in visibile difficoltà, vorrei provare a prenderla e nell’ultimo chilometro tento di aumentare il passo con il risultato che le gambe mi si induriscono all’istante e capisco di non averne più.

finisco i 13,20 km della gara in 52’35”. non sono contento ma una strana euforia mi pervade comunque l’animo. la schizofrenia della corsa…

 

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