gente di ospedale

Posted on 24 febbraio 2017

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[© illustrazione: 2006 corsia tumorale | file: http://old.andreapes.com/CTepisodio0.htm]

dopo due mesi in lista d’attesa mi viene finalmente assegnata una data: mercoledi 22 febbraio.
per me è la prima volta da paziente in un ospedale ed è tutta un’esperienza da scoprire.

la patologia è una punta d’ernia inguinale che in situazioni normali non sarebbe neppure da operare però a me fa un male cane solo quando corro e quindi si è trattato di scegliere: o smetto di correre o mi opero. e sapete bene come è andata a finire.

il giorno prima dell’operazione c’è una lista di cose da fare. stanno tutte sopra un template fotocopiato dal titolo informazioni al paziente per la preparazione preoperatoria all’intervento chirurgico. la prima è: eseguire la rasatura in sede chirurgica, come indicato in figura. la figura è un omino ignudo fronte – retro con le braccia distese lungo i fianchi e i palmi delle mani all’infuori. serve a farti capire senza errore quale zona devi rasare in base alla tua tipologia d’intervento.
nel mio caso la zona si estende dall’ombelico fino a metà coscia.

bisogna poi praticare un clistere evacuativo dopo cena (io ne ho fatto uno anche la mattina prima di recarmi all’ospedale) e c’è scritto anche, casomai ve ne dimenticaste, di fare una doccia, avendo cura di lavare bene le zone interessate da pieghe cutanee, ombelico e genitali.

quel che invece non c’è scritto ma che mi hanno comunicato a voce è che dalla mezzanotte del giorno prima non posso né bene né mangiare.

la mattina mi presento all’ospedale a.g. mastino di bosa alle ore 07.30. primo piano, chirurgia. dopo poco vengo accolto dal personale che mi assegna un posto letto: il numero 12. mi viene anche chiesto di infilarmi il pigiama e di stendermi perché sarebbero ritornati a misurarmi pressione e temperatura.

la stanza è una doppia: arredamento spartano, bagno in camera e una finestra (bloccata) che si affaccia proprio sull’ingresso. il mio letto è quello più lontano dalla porta che dà sul corridoio e tra i due è anche quello più evoluto: ha il telecomando per sollevare o abbassare lo schienale e i piedi mentre l’altro, il posto letto numero 13 ha ancora le vecchie manovelle.

sistemo le mie cose dividendole per necessità: quelle che reputo di uso frequente le infilo nel comodino di fianco al letto, tutte le altre nell’armadio. dato che non sarò in grado di usare le gambe per un po’ son stato abbastanza previdente.

mentre aspetto fa il suo ingresso in stanza colui che sarà il mio compagno d’avventura: enrico, posto letto numero 13. si, quello con le manovelle.

giusto il tempo di presentarci e scambiare quattro chiacchiere che il personale viene a misurarci i parametri e ad infilarci l’ago cannula nel braccio: una sorta di porta usb dalla quale puoi solo inserire dati e mai prelevarli. per ora m’inseriscono una boccia d’antibiotico.

tutto perfetto: abbiamo la pressione regolare e siamo i più rilassati del corridoio: speriamo esista un premio in morfina per il post-operazione almeno.

dal corridoio sento che il primo ad entrare in sala operatoria sarò proprio io. meglio mi dico. sono stranamente calmo e rilassato: un tempo avrei avuto la tachicardia e invece…

è tempo. la barella entra in camera. mi viene detto di denudarmi e di indossare una giacca di cotone blu. è una sorta di vestaglia che s’infila con le braccia in avanti e completamente aperta sul di dietro. completano il set dei calzini e una cuffia dello stesso materiale e colore.

mi stendo sulla barella. il mio corpo a digiuno fatica a mantenere la temperatura corporea e ho freddo. ottengo una coperta e cominciamo così il viaggio verso la camera operatoria. è la sequenza che si vede più spesso al cinema: quel rapido susseguirsi di lampade al neon del corridoio.

il tragitto è breve e dopo forse un minuto arriviamo: rispondo al buongiorno di tante persone sconosciute con la mascherina sulla bocca e alzando leggermente il busto riconosco la camera operatoria, come nei film. l’anestesista si presenta e la prima cosa che mi dice è che avrei dovuto tagliare la barba. mi spiega che in caso di necessità potrebbe ostacolare la normale procedura di rianimazione. non so se esser felice o preoccupato. mi traslano dalla barella oramai tiepida ad un tavolo freddissimo! pare di metallo.

nell’attesa dell’anestesia spinale il mio corpo è scosso da brividi. non è tensione ve lo assicuro, non avrei problemi a scriverlo… è proprio freddo! chiedo ancora una volta una coperta e vengo subito accontentato.

mi viene infilata una fascia al braccio sinistro (scoprirò più tardi essere un misuratore automatico di pressione in grado di monitorare ciclicamente i parametri vitali), una sorta di molletta con una luce al dito medio della mano destra e mi viene attaccato qualcosa alla porta usb.

tutto si sussegue freneticamente e io non ho neppure il tempo di capire.

vengo fatto girare sul fianco sinistro (l’ernia da operare è infatti quella sinistra e mi accorgerò solo alla dismissione che qualcuno non so quando mi ha fatto un segno sulla coscia sinistra come a ricordare al chirurgo: scava qui!) in posizione fetale. le ginocchia e la testa raccolte verso il petto in modo da allargare bene le vertebre. ho sempre più freddo e mi hanno pure tolto la coperta. il mio corpo continua ad essere scosso da spasmi e tremo visibilmente. l’anestesista mi descrive quel che ha intenzione di fare e nel mentre continua a tastarmi le vertebre cercando il punto giusto.

ora sentirai una leggera puntura…
quel che seguirà sarà un dolore mai provato prima: breve e intenso che non riuscirò a spiegare ma che ricorderò perfettamente per tutta la vita.
sento l’ago penetrare tra le vertebre.

ora potrai sentire una leggera scossa.
mi avevano detto che il dolore provocato dal secondo ago, sottile come un capello e che scorre dentro il primo, sarebbe stato come la scossa che si ha quando si sbatte un gomito. ma io non ho sentito nulla.

ora sentirai una sensazione di caldo alle gambe.
il freddo comincia infatti a placarsi: le gambe si scaldano come pervase da un liquido bollente. mi spiegano che il liquido anestetico è più pesante dei liquidi corporei e precipita per gravità verso il basso, andando così a bagnare prevalentemente la parte da operare.

ti senti le gambe più pesanti?
i
n effetti cerco di muoverle ma con difficoltà. è una strana sensazione.

adesso? le trovi più pesanti?
ora non le muovo più… non ci riesco. è una sensazione ancor più strana. l’anestesia ha fatto effetto. si comincia.

dell’operazione non ricordo quasi niente: ricordo solamente un sonno caldo e accogliente nel quale son scivolato piano e poi un dormiveglia fatto di luci e discorsi che non riuscivo a capire. non so perché ma mi son tornate alla mente le lunghe notti passate sulle poltrone del traghetto tirrenia, quando da giovinetto per partecipare ai concorsi statali dovevi recarti a roma.

quando tutto è finito mi hanno rimesso sulla barella, mi hanno riportato al posto letto numero 12 , passato dalla barella al letto, infilato le mutande e rimboccato le coperte. il tutto era durato circa un’ora.

terminata la cronaca, quel che seguirà saranno dei pensieri a caso sul resto della mia esperienza che potranno anche apparire scontati ma sono i miei:

  • il tempo in ospedale si dilata senza regole: è interminabile e non passa mai. non sembra strano infatti che anche se tutto questo si è concluso ieri pare accaduto anni fa;
  • è così: si capisce meglio quando stai dall’altra parte quanto realmente valgano le visite di amici e parenti. non dimenticatevelo mai: andate a trovare i vostri cari anche se hanno avuto un intervento da poco… è un grande sostegno.
  • dopo l’operazione non si mangia: ti attaccano alla porta usb una sacca di fisiologica dove c’è tutto quello che ti serve per sopravvivere… solo che non sa di niente e continui comunque ad aver fame! son passate 33 ore prima di metter sotto i denti qualcosa di solido. ah! e se non urini dopo l’operazione niente cena.
  • nelle corsie degli ospedali l’identità dei degenti viene cancellata. il personale usa un codice proprio che sostituisce il nome e il cognome di ogni essere che si sposta trascinandosi un’asta con la propria patologia. io per esempio ero ernia 12. ora fate i vostri esperimenti creativi come io ho fatto i miei.
  • quando andate in ospedale da pazienti, non importa quanto dobbiate rimanere, assicuratevi di mettere in valigia qualunque cosa vi possa aiutare ad ingannare il tempo. è fondamentale! scegliete bene perché potreste fare i miei stessi errori:- affidatevi a libri rodati e già in corso di lettura; non sperimentate;
    – negli ospedali non c’è wi-fi (o almeno in quello dove son stato io non c’era) quindi siate preparati al peggio: fate incetta di connessione, perché 100 mb non vi bastano neppure per aprire instagram.
    – giornali e riviste sono ottimi accorgimenti così come uncinetto e piccoli lavori di bricolage.
    – son da sperimentare invece alcune soluzioni alternative come un mazzo di carte o vari giochi da tavolo ma questo dipende da chi si ha in stanza e da quanto possiate muovervi.
  • è leggenda metropolitana che il mangiare in ospedale faccia schifo: forse i tempi son cambiati ma io ho spazzolato qualunque cosa mi abbiano dato, colazione compresa.
  • l’ospedale è un luogo triste, comunque la vogliate mettere. penso che sarebbe utile avere più servizi che aiutino i pazienti a trascorrere il tempo e a dimenticare un pochino il dolore. basterebbe una connessione internet, magari una sala tv comune come se ne vedevano un tempo: si sa che gli italiani davanti alla tv si trasformano in animali sociali! e per tutte le persone allettate magari un servizio bibliotecario direttamente al letto, con riviste e giornali… si può fare tanto anche con poco.

alle 10,30 del giorno dopo rientravo a casa.

ho un amico in più (e le persone con le quali condividiamo il dolore son legate da un’esperienza forte) e soprattutto una conoscenza di vita che ancora mi mancava e di cui ho cercato di parlarvi in questo post.

l’utilità vedetela voi: per me sarà bello anche solo ricordare…

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Posted in: luoghi, ulcere nere