la tessitura in sardegna secondo me

Posted on 31 agosto 2018

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ieri è stata una giornata dedicata interamente all’artigianato della sardegna ma più in particolare al mondo della tessitura; un mondo questo che conoscevo solo di facciata e al quale ho voluto dedicare un po’ di tempo perché sentivo che finalmente era giunto il momento.

il viaggio mi avrebbe portato dapprima a samugheo per tessingiu (la mostra dell’artigianato della sardegna giunta quest’anno alla 51° edizione) e poi al museo murats (museo unico regionale dell’arte tessile sarda) per chiudersi a mogoro alla fiera dell’artigianato artistico della sardegna (57° edizione quest’anno) e finire alla cooperativa artigiana su trobasciu.

quello che mi è sembrato abbastanza palese, alla fine di tutto, non me ne voglia nessuno, è che tra i due paesi non corra buon sangue: una sana rivalità? antica ruggine mai smaltita? non lo so.

mogoro è tappezzata ovunque di cartelli che rimandano all’evento più importante del paese ed è impossibile non riuscire a trovare l’ex cantina sociale in via brigata sassari dove ha sede la mostra. devo ammettere che l’esterno del fabbricato non è proprio un bel biglietto da visita: l’aria è parecchio dimessa e trascurata e la mano dell’uomo, se è possibile, ha pure complicato ulteriormente le cose ma l’interno mi lascia davvero stupefatto.

i locali dell’ex cantina sociale sono stati recuperati con dedizione e intelligenza, mantenendo intatti tutti i materiali, le rifiniture e soprattutto quell’anima industriale di metallo che contribuisce ad avvolgere il tutto con una calda sensazione di autenticità; accogliente, vissuta e raffinata.

l’esposizione è sobria ma sempre elegante e ricercata con alcune stanze che si mischiano così bene ai pezzi d’arte che non le si può immaginare più senza.

la tessitura ovviamente la fa da padrona e lo stile di samugheo è uno stile che ammetto mi conquista subito e parecchio. il fatto di avere anche un museo, interamente dedicato all’ arte tessile da’ uno slancio in più al paese (e alla mostra stessa n.d.a.) perché dopo la visita al murats me ne vado con una fame chimica di conoscenza che tra un po’ (forse) capirete.

il murats nasce con l’intento di salvaguardare la memoria storica tessile della sardegna e grazie ad un’ottima visita guidata, al primo piano vengo letteralmente folgorato da quelli che poi saprò essere i 5 tapinos ‘e mortu.

sono 5 manufatti che venivano utilizzati per poggiarvi la salma al momento della veglia funebre, caratterizzati da una complessa simbologia di figure zoomorfe e antropomorfe.

la guida ci spiega quelli più importanti come l’asino, il cervo, la donna con le gambe divaricate, l’uva, il grano, la croce uncinata e io pendo dalle sue labbra… e vorrei tanto porgli molte altre domande ma i visitatori aumentano e non voglio monopolizzarla.
così taccio. ma oramai mi si è aperta la testa e mi è venuta fame: una magnifica fame chimica di conoscenza e penso a quanto abbia sottovalutato stupidamente questa antica e nobile arte.

al bookshop frugo famelico tra gli scaffali e quando non trovo quel che cerco mi consigliano il libro la morte nella vita dei sardi. simbologie nei manufatti tessili funebri di marialisa saderi che al museo hanno terminato e che io invece ho già provveduto ad ordinare.

arrivo a mogoro nel pomeriggio. la struttura che ospita la fiera è una struttura asettica, senz’anima, forse costruita ad hoc proprio per questa manifestazione e che purtroppo non riuscirà mai a coinvolgermi.

il luogo è molto più anonimo e commerciale, uguale ai tanti spazi fieristici che mi è capitato di vedere da qualsiasi altra parte, quelli dalle luci fortissime e con espositori che sembrano urlare a gran voce COMPRAMI!

scambiamo qualche chiacchiera con due signore della cooperativa su trobasciu che con un’aria molto malinconica ci confidano che il lavoro di tessitura completamente manuale è morto o è destinato nel giro di qualche anno a scomparire.
una delle due lo racconta mentre sotto i miei occhi lavora ad un arazzo su di un telaio orizzontale che conta gli anni della coopertiva: 40!

i suoi movimenti sono rapidi, sicuri e senza interrompere mai il suo lavoro mi rivela che ha cominciato a tessere quando era poco più di una bambina.
quando gli racconto che la mattina ho visitato tessingiu lei tiene subito a sottolineare come a samugheo in molti utilizzino dei telai elettrici, lasciando alla manualità solamente la decorazione, mentre la loro cooperativa è obbligata a fare tutto a mano:

«è una questione di costi: è ovvio che il prezzo di un tappeto fatto interamente a mano non possa competere con il prezzo di quello solamente decorato a mano… senza contare poi quelli spacciati per fatti a mano che sono invece interamente creati dalle macchine».

arrivano dei possibili clienti e ci separiamo.

riprendiamo lo stesso discorso con un’altra signora nella sede della cooperativa artigiana su trobasciu, in una stanza totalmente occupata da telai orizzontali immobili, alcuni dei quali giganteschi!

«una volta eravamo in 17. ora molte sono andate via, chi per un motivo chi per un altro… siamo rimaste solo in 7… e abbiamo anche una certa età».

quando gli chiedo se i giovani del paese siano interessati alla tessitura lei mi risponde che lo sarebbero pure ma che la richiesta di manufatti tessili è talmente bassa che tutto è quasi inutile.

«molti manufatti industriali vengono spacciati come fatti a mano a prezzi impossibili, noi abbiamo rinunciato da tempo all’analisi dei costi, tagliando tutto il possibile ma un qualsiasi prodotto creato qui da noi ha un costo sotto il quale non possiamo assolutamente scendere… significherebbe chiudere.
un po’ di tempo fa avevamo anche pensato di acquistare dei telai elettrici ma la regione ce lo ha impedito perché siamo una cooperativa che deve mantenere in vita la tradizione».

da grafico penso immediatamente che la regione sardegna dovrebbe creare (non sono a conoscenza se ne abbia già uno e non lo usi n.d.a.) un marchio di qualità per tutelare anche tutto l’artigianato, difendendo così la tradizione che di questo passo è certamente destinata a scomparire, tagliata a pezzettini dalle imitazioni a basso costo che non tutti sono in grado di distinguere.

«noi non abbiamo più la voglia di combattere: lo abbiamo fatto per 40 anni e ora non abbiamo più la forza di farlo…».

e lo dice con l’aria così triste che quasi mi vien voglia di abbracciarla.

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