prima edizione della vernaccia sarda

Posted on 17 settembre 2017

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macomer_corre

solarussa. domenica 17 settembre. ore 10. 20°, soleggiato.

mi trovo sotto il gonfiabile, a ridosso della linea di partenza. il volume della musica è alto e la gente è rumorosamente eccitata ma un tizio dell’organizzazione sta cercando di dirci qualcosa sul percorso e sembra importante.
arrivano solo brandelli di parole molto diluiti: capisco che il tracciato della gara non competitiva è indicato da frecce rosse e quello della non competitiva invece da bianche (ok seguire frecce bianche); ricostruisco a stento che l’apripista della competitiva sarà un vigile urbano in scooter mentre quello della non competitiva un tizio normale in scooter con una pettorina arancione (ok seguire il vigile urbano) e poi comincia con la descrizione del percorso, nominando luoghi che io non conosco in un calando di parole smozzicate dalla musica che rendono incomprensibile il senso delle frasi.
facciamo in tempo ad udire distintamente le parole due giri che lo starter da il via e come cavalli liberi nelle pampas ci buttiamo sull’asfalto.

due giri? continuo a ripetermi. non sono un tipo che ama preparare le gare a livello maniacale però mi piace sapere di che morte morire e uno sguardo al percorso ce lo butto sempre. sulla documentazione ufficiale FIDAL la competitiva di 15,400 km era un anello unico interamente asfaltato e collinare mentre la non competitiva non l’ho approfondita ma ero certo fosse comunque un anello.
che saranno mai questi due giri?

dopo l’operazione all’ernia inguinale di febbraio e il successivo periodo di riabilitazione sono stato fermo 5 mesi: i runner sanno che è un periodo talmente lungo da cancellare tutto quello che avevi amorevolmente costruito in anni di sacrifici.
ricominciando ho commesso due errori che potendo tornare indietro ricommetterei tali e quali altre 100 volte perché sono un testardo ossessivo.
il primo è quello di aver cominciato da subito a preparare una mezza maratona e il secondo è quello di averlo fatto cercando di seguire i tempi che correvo prima dell’operazione, con il risultato che… avete presente il macinato che fuoriesce dal tritacarne? ecco io mi sentivo così: non tanto per le gambe, quanto per l’anima!

15km non li ho ancora nelle gambe, non come li vorrei correre io almeno e quindi mi tocca improvvisare. non sono un runner da negative split, quello da inizio lento e poi vado in progressione. la mia politica di corsa è sempre stata partire forte e cercare di tenere botta; se ne hai poi vai in volata.
nei rari momenti di lucidità tra un allenamento e l’altro avevo deciso quindi per un 4′,10” a km per i primi 10km e poi avrei valutato cosa fare negli ultimi 5.

impiego 3km per passare dai 3′,55” iniziali alla velocità di crociera concordata e nel mentre ho la certezza che il percorso non è quello indicato dalla documentazione FIDAL. questa cosa mi irrita malamente perché non so cosa avrò davanti.

la gara scorre via veloce nonostante la monotonia del percorso e la mia solita corsa in solitaria ma le gambe girano bene, una corsa rotonda che può ingannare chiunque tranne me, lo so che andrà in crisi al decimo chilometro.

la velocità è aumentata a 4′,05” perché come sempre ho pensato chissenefrega! tanto il corpo è tuo! e passo il decimo km a 40′,59”.
rientriamo in paese al chilometro 13 e di crisi ancora non si può ben parlare. il giro del paese comprende l’unica salitina del percorso sulla quale raggiungo e supero il gruppo che mi è stato davanti per quasi tutta la gara. sento profumo di arrivo e mi ringalluzzisco.

quando riconosco la strada che porta al traguardo penso che la gara è terminata, che si son sbagliati tutti, che il chilometraggio finale non è di 15,400 km.
transito sotto il gonfiabile e il giudice distrugge tutte le mie speranze: un’altro giro!
fottuti due giri! ghigno a denti stretti e la crisi si manifesta in tutta la sua sofferenza: l’adrenalina del finale mi ha fatto bruciare tutte le riserve di glicogeno… e mò?

nell’ultimo giro da 1,400 km ho pensato moltissime volte di fermarmi ma l’esperienza sapeva che se lo avessi fatto l’avrei rifatto ancora, ancora e ancora…
zombizzato continuavo allora a muovere le gambe e su quella salitina avrei voluto morire. sulla discesa seguente avrei voluto morire. all’incrocio avrei voluto morire. poi non ricordo più niente. ho un buco nero come un vhs registrato male. ricordo solo che a 500 metri dall’arrivo il giovine che avevo passato sulla salitina del primo giro mi restituisce il contro sorpasso, io mi metto a ruota cercando di stargli dietro e scavalco il traguardo in preda a conati. dopo di lui.

tempo finale 1h 02′ 55”.
e io che segretamente pensavo di concluderla in meno di un’ora!

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Posted in: luoghi, sport, ulcere nere