murales art festival loceri

Posted on 2 maggio 2017

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cavallo

loceri è uno di quei luoghi che ha deciso di puntare sull’arte come risposta a tante possibili domande e secondo me, la scelta è vincente: di arte e cultura si ha sempre fame.
scriverò questo post dicendo come sempre la mia, nel bene e nel male: se ci saranno critiche cercheranno di essere costruttive e se ci saranno sviolinate sarà perché ho un debole per le cose belle e mi piace decantarle ai quattro venti.

il murales art festival di loceri è un evento che quest’anno giunge alla terza edizione e si propone di metter su una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto, tra le vie del paese: i privati cedono per tre giorni un pezzo del loro muro ad un artista e questo lo adotterà per la vita. uso queste parole perché in un post su facebook, quando i ragazzi dell’organizzazione mi hanno inviato una email con la fotografia del mio pezzo di muro ho scritto proprio così:

ieri i ragazzi di Murales Art Festival Loceri 2017 mi hanno spedito la foto della parete sulla quale dipingerò il mio pezzo.
è strano, non conosco quel tratto di muro eppure mi son ritrovato a fantasticare su di lui, sul vicolo dove si trova e chi abita in quella casetta… credo ci si senta così quando si adotta un muro a distanza.

spesso (per non dire sempre) le parole muralismo e sardegna insieme, danno il via ad una carrellata di immagini mentali che ripropongono cose, animali, paesaggi o persone pregne di tradizione e la tecnica usata, è quasi sempre l’acrilico e un iper realismo alla trompe l’oeil.

questo, per mia esperienza personale, è in genere quel che ci si aspetta e mai scenario mi fu talmente avverso! e perché hai partecipato? mi chiederete voi.
perché il mio pezzo (poi ve ne parlerò) voleva essere un punto di rottura, una provocazione, e poi mi piaceva pensarlo come una sorta di test sociale: sia per la comunità che per la giuria. come avrebbero reagito gli abitanti? e come i giudici del concorso?

il titolo era già talmente complesso da non esser neppure ricordato: illusione cinetica stereoscopica. è un pezzo grafico, sembra quasi un manifesto vintage anni ’80 per una pubblicità da settimanale; geometrico e stranamente metafisico che ha nell’accostamento cromatico il suo unico punto di forza. per centrare il mio obiettivo, la libertà espressa dal simbolo animale doveva essere abbinata al suo movimento e l’unico mezzo che potessi usare era di fatto l’illusione e quindi la stereoscopia.

(…) per poter riprodurre l’effetto proprio della visione binoculare è perciò necessario creare una illusione: l’illusione stereoscopica, per creare la quale è necessario disporre di due immagini del medesimo soggetto riprese alla stessa distanza ma scostate lateralmente con uno scarto pari alla distanza binoculare (stereoscopia naturale) o ad una maggiore o minore distanza (stereoscopia artificiale).

le immagini così create dovranno essere poi guardate con appositi ausili tecnici quali ad esempio possono essere i visori stereoscopici o gli occhiali 3D.

e a dire il vero avevo anche pensato di dotare la giuria di occhialini 3D (quelli di cartone con una lente rossa e l’altra blu che eran tanto celebri nei primi anni ’80) ma avrei dovuto fabbricarli da me e sperimentarli sul momento con effetti che non avrei potuto gestire.

ma torniamo a noi: volevo anzitutto sottolineare come il messaggio non sia poi così ottimista se si metton vicine le parole illusione e libertà.
prima ancora del soggetto sapevo che avrei usato le vernici spray e gli stencil: faceva parte dell’esperimento sociale.

sono arrivato davanti al mio muro alle 11 del 30 di aprile con un sole cocente che scaldava parecchio. il mio rettangolo 110 x 76 cm era già stato tracciato a matita e avevano già provveduto a dargli anche il fondo aggrappante per la vernice.
ho cominciato quindi a delimitare il perimetro con la carta gommata e a coprire con dei fogli di giornale tutto quello che non doveva esser verniciato… e poi giù di bianco.

ho usato per la prima volta le bombolette spray a bassa pressione della montana, le 94 per la precisione e sono rimasto piacevolmente soddisfatto: altissima copertura e massimo controllo, con tempi di asciugatura extra rapidi. montano di default i caps skinny trasparent con un diametro da 22mm pulito e veloce, perfetti per lavori di precisione. per riempire di bianco il mio metro quadro di muro ho usato invece gli hardcore fat cap da 45mm: larghi, molto veloci e morbidi, e devo dire che è stato davvero un piacere utilizzarli, io, abituato come ero a bombole da supermercato.

alle 12.30 ho staccato. era quasi tempo di mangiare. uno degli aspetti più riusciti che l’organizzazione ci ha regalato è stato proprio il pranzo: è stato un momento di condivisione, di conoscenza, di confronto con tutti gli altri artisti, ed è stato davvero bello, per me appena arrivato, conoscere i volti e carpire brandelli delle loro anime, alle quali, solo in un secondo momento avrei abbinato anche lo stile artistico delle loro opere.

alle 15 ritrovai il mio pezzo di muro bianco dove lo avevo lasciato.
era tempo di tinteggiare di nero il rettangolo in basso utilizzando l’hardcore fat cap per una lavoro veloce e senza pensieri. poi è apparso il triangolo blu e successivamente quello rosso, lavorando di fino sui contorni con lo skinny.

a questo punto ho avuto le prime difficoltà: il davanzale in marmo di una piccola finestrella, forse il bagno, mi rendeva impossibile l’applicazione dello stencil. ho dovuto tagliare e riassemblare il cartone sulla sporgenza in modo che questo aderisse perfettamente al muro, ma niente di impossibile.

è stato poi il turno del busto del cavallo, della sua testa, delle zampe rosse e infine di quelle blu. dati i piccoli particolari di questi stencil ho voluto usare l’ultra fine stencil cap, ma non ho avuto un buon riscontro: era molta più la vernice che buttavo che quella che depositavo sul muro. son curioso di riprovarlo comunque: forse il sole mi ha appannato il cervello e non son riuscito a capirlo al meglio.

dopo le firme di rito avevo terminato. erano le 17.

mi discostai a rimirar l’opera e mi accorsi subito che qualcosa non tornava: l’intersezione dei triangoli con la testa dell’equino era totalmente sballata!

misurai le dimensioni del rettangolo di muro che mi avevano tracciato: ero stato defraudato di ben 4 cm in altezza e gli equilibri matematici erano crollati come un castello di carte. vabbè: forse il cavallo voleva uscir fuori a questo modo… l’ho sempre detto che noi siamo solo dei mezzi.

questa è dunque la storia del mio pezzo ma quello che vorrei scrivervi è come questa manifestazione mi abbia dato la possibilità di conoscere delle splendide persone con le quali è stato davvero piacevole percorrere a piedi un pezzo di vita.
tutti gli artisti anzitutto: la velocità di esecuzione della mia opera mi ha dato la fortuna di poter trascorrere del tempo con tutti ed è stata questa la nota più bella dell’esperienza.
poi le persone dell’organizzazione che si son sempre prodigate al meglio per farci star bene e soprattutto gli abitanti del paese,  in particolar modo la signora amelia (la padrona del pezzo di muro che ho adottato) e tutte le altre signore del vicinato con il quale è stato piacevole intrattenermi mentre giocavo con i colori. spero che quel cavallo possa fargli compagnia.

per quanto riguarda l’esperimento sociale, il mio pezzo ha ricalcato ogni mia aspettativa ma sono felice: magari le persone si ricorderanno di quello strano cavallo così tanto diverso e chissà, magari un giorno la signora amelia ci salterà sopra per andare a farsi una corsa come non faceva da anni…

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